Abstract conferenza Master Scienza e Fede: Scienza e verità in Giovanni Paolo II

Abstract conferenza Master Scienza e Fede: Scienza e verità in Giovanni Paolo II

A cura del Prof. Mario Castellana, Università del Salento

Uno degli aspetti meno noti del pontificato di Giovanni Paolo II, pur rilevante dal punto di vista pastorale perché  ritenuto strategico per avviare su nuove basi il dialogo con il mondo moderno sulla scia delle indicazioni del Concilio Vaticano II, è stato quello dei rapporti fra scienza e fede o meglio, per usare le sue parole, tra le ‘verità della fede’ e le ‘verità della scienza’; pur essendo l’Enciclica Fides et Ratio del 1998, essa segna il punto di arrivo di un percorso avviato già nel 1979 e caratterizzato da un interesse costante per tale problematica, come risulta dai suoi primi interventi presso l’Accademia Pontificia delle Scienze dove non a caso furono invitati  scienziati credenti e non credenti di tutto il mondo a discutere liberamente dei ‘problemi della scienza’, per usare una terminologia di uno scienziato italiano del primo Novecento, Federigo Enriques. Come egli stesso nota, ciò che lo meravigliò fu la centralità assegnata da tali dibattiti  al concetto di verità dove la scienza stessa è considerata un percorso di verità pur nei suoi cambiamenti strutturali di fondo. Sulla scia di questi primi risultati, furono organizzate già negli anni ’80 diverse plenarie  dedicate a varie figure di scienziati da Newton ad Einstein, da Mendel a Darwin con lo scopo di verificare i loro specifici contributi e le loro idee circa i rapporti fra scienza e fede. Questo spiega il contestuale interesse per la figura di Galileo e meglio per il ‘Caso Galileo’ più in generale, caso  che com’è noto è alle origini dei conflitti fra scienza e fede, con l’obiettivo di ricercarne con i documenti storici le cause.

Ma ciò che è più importante, al di là della sostanziale riabilitazione di Galileo anche se questo per alcuni non pare tale,  è il risultato teoretico che Giovanni Paolo II trae da questo caso definito ‘tragico’ ed  è il fatto che chi si confronta con una verità, le prime verità della nascente fisica come fece lo scienziato pisano nel tentativo di spiegarle e di comprenderle nel loro senso più autentico, produce un nuovo sapere chiamato allora sulla scia di Cesi, fondatore nel 1603 dell’Accademia dei Lincei,’ nostra filosofica militia’; questo sapere, oggi chiamata ‘epistemologia’  ha il compito di chiarire la scienza come conoscenza tout court da un lato, distrugge le pseudo-verità, fino allora considerate vere in senso assoluto, e dall’altra prepara il terreno  ermeneutico, cioè il suo uso in altri ambiti ed in primis grazie a Galileo al sapere della fede, cioè la teologia, col contribuire ad offrire una lettura diversa delle stesse verità bibliche. Ecco perché Giovanni Paolo II in vari scritti considera Galileo ‘un dono di  Dio perché ci ha liberati definitivamente dalla dittatura del letteralismo biblico’; le stesse Lettere copernicane vengono definite un piccolo trattato di vera ermeneutica biblica perché aprono degli orizzonti di natura interpretativa più adeguati alla comprensione del vero senso del messaggio divino.

Per questo Giovanni Paolo II, dopo gli scienziati, fa entrare nell’Accademia Pontificia delle Scienze anche alcune figure di epistemologi invitandoli a chiarire con i loro studi il senso veritativo delle teorie scientifiche, anche quelle come la teoria dell’evoluzione che investendo l’uomo si presta di più ad essere utilizzata in senso più ideologico e per questo ha bisogno di un maggiore impegno di natura filosofica; tutto questo lo porta a dire che due vere verità non possono mai entrare in conflitto tra di loro, ma entrano in conflitto, come è successo storicamente nel ‘Caso Galileo’ con tutte le su tragiche conseguenze, solo false interpretazioni di esse. Ecco perché Giovanni Paolo II invita  in più occasioni gli scienziati ad essere  più riflessivi, anche se non pretende che diventino ‘filosofi’, cioè a sottoporre  le loro teorie, come fece Galileo, ad una analisi del senso veritativo  delle loro teorie per non cadere in posizioni scientiste; e dall’altra, come dirà nella Fides et Ratio, invita i credenti a liberarsi dal soggettivismo interpretativo  delle verità bibliche col confrontarsi col pensiero scientifico in generale, considerato un pensiero forte perché comunque si basa su delle verità più oggettive, e a non lasciarsi prendere dalle sirene di certo pensiero post-modernista che nega che l’uomo possa con le sue forze raggiungere un pur minimo nucleo di verità. In tal modo invita tutto, credenti e non credenti, a dare insieme un contributo a quella che chiama ‘diaconia della verità’.

Per questo abbiamo chiamato sulla sua scia l’epistemologia come’ supplemento di verità’ della scienza, non certo perché la scienza ha bisogno di essere fondata su qualche cosa di esterno ad essa, ma perché nel produrre una autonoma riflessione su se stessa aiuta gli altri saperi ed esperienze ed in questo caso l’esperienza delle verità della fede a liberarsi da letture fuorvianti, infantili e letterali e a ritrovarne il senso più vero; nello stesso tempo l’esperienza della fede può essere un elemento in più nell’aiutare la ricerca delle verità scientifiche, attraverso un adeguato impegno di carattere epistemologico, a liberarsi dalle sue visioni assolutistiche e ideologiche  che spesso hanno contraddistinto certo pensiero moderno e contemporaneo.

 

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