Contributi dagli studenti: Perché Dio si è fatto uomo? Il mistero del Natale

Contributi dagli studenti: Perché Dio si è fatto uomo? Il mistero del Natale

Perché Dio si è fatto uomo? Il mistero del Natale

A cura di Vincenzo Leonardo Manuli 


Mi siedo per un attimo, in silenzio, accanto al presepe e prego, con grande rispetto perché la ragione non riesce ad andare oltre ed ho bisogno della fede. “Il mistero rimane mistero. Esso si sottrae alla nostra presa. Ma mistero non significa semplicemente ciò che non si sa” (D. Bonhoeffer). Il presepe, grande invenzione di Francesco di Assisi, ci ricorda l’umiltà e la semplicità di Dio. Il Natale non è semplicemente una storia che suscita emozione, – rinuncio fin da adesso a parlare degli aspetti folkloristici – ma un evento di grande portata teologica che ha spinto i teologi a raffinare le loro argomentazioni e approfondire i dati della Sacra Scrittura e della Tradizione. Non intendo fermarmi alla sola festa liturgica, la cui chiave è l’adorazione silenziosa, però un dato è incontrovertibile: sociologicamente è cambiata la sensibilità religiosa, per gli effetti perversi della secolarizzazione e commercializzazione e per un’umanità che ha smarrito il senso dell’esistenza.

Perché Dio si è fatto uomo? Perché una festa che celebri il mistero dell’incarnazione? Il dogma della fede cristiana, recitato nella professione di fede ecclesiale, è frutto dello sviluppo e dell’elaborazione teologica dei primi secoli (IV sec.). Agli inizi sorgono eresie, controversie cristologiche e dibattiti teologici relativi all’incarnazione, sulla vera divinità e sulla vera umanità di Gesù Cristo. Non conosciamo la data esatta della nascita di Gesù, sappiamo dai documenti antichi (anno 354) (Chronographus, Filocalo) la fissazione della testimonianza più antica del 25 dicembre che i cristiani celebravano come la nascita di Gesù. Ci sono diverse tesi, tra cui una che sostiene che la chiesa di Roma ha opposto alla festa pagana del 25 dicembre del Natalis Solis invictis (culto del sole) una festa cristiana. I pagani celebravano il giorno del solstizio d’inverno, la festa del sole rinascente, e i cristiani ripresero il tema della luce nel quale Cristo con la sua nascita ha portato la vittoria sulle tenebre. Una data che ha origini teologiche, non solo si cristianizzavano concezioni pagane, e i cristiani opposero la superiorità di Cristo sulle forze cosmiche, contro l’astrologia e le altre pratiche superstiziose presenti in ambienti pagani che credevano nelle divinità degli astri e dell’influsso nella vita umana. L’incarnazione significa la liberazione degli uomini dall’influenza delle forze occulte, la salvezza della carne, e antidoto contro ogni spiritualità disincarnata. I primi Padri della chiesa parlano di una preparazione e lenta maturazione alla nascita di Cristo, nelle Sacre Scritture e nella storia.

Non vogliamo limitarci solo al passato, i cristiani hanno preso a parlare della natività anche prima del IV secolo. Ci si chiede oggi cosa si privilegia, se il contenuto teologico, spirituale, la semplicità, il folklore, oppure la vera dimensione del mistero dell’incarnazione. La proposta educativa è di illuminare la spiritualità e la portata di questa festa nel contesto culturale attuale: di tempo, di luogo, di spazio. Davanti ad una realtà vuota di senso, l’uomo contemporaneo conosce altri problemi: un mondo dove manca la fratellanza; si ricerca il profitto a tutti i costi; intollerante all’altro che è diverso per condizioni etniche, culturali e sociali; l’impotenza davanti alle forze economiche e sociali; l’asservimento alla logica del  più forte. Cosa rappresenta l’incarnazione di Dio per il mondo di oggi? Cosa significa che Dio si è fatto uomo? Quali conseguenze? Cambia lo stile di vita? Quali raggi luminosi e pieni di gioia quando il Padre invia il suo unico Figlio per amore e per la nostra salvezza?  I primi Padri annunciavano una novità radicale, dove la novità cristiana aveva una portata liberatrice. Il Natale è una festa che invita alla gioia, alla semplicità, non uno splendido quadretto familiare  dove siamo spettatori di una commedia. Come festeggiare bene il Natale? Dio si avvicina a noi nella debolezza e nel nascondimento. Ci viene incontro, dove il suo trono non è nei troni umani ma nella mangiatoia. Maria, canta il Magnificat (Lc 1,46-55), loda Dio perché “Ha rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili”. È l’atteggiamento corretto, di adorazione e di preghiera da tenere, in ginocchio, davanti al Mistero, perché Dio è il vincitore e l’uomo il perdente. Buon Natale. Di cuore.

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