Epifania: Alleanza tra Scienza e Fede

Epifania: Alleanza tra Scienza e Fede

Costantino Sigismondi, ICRA/Sapienza e ITIS G. Ferraris, Roma


Introduzione: i Magi a Betlemme e le eclissi del Venerdì Santo

A 20 anni dalla discussione della tesi su Astronomia nei Vangeli, centrata sulla Stella di Betlemme del Vangelo di Matteo e sulle Eclissi del Venerdì Santo, continuiamo a verificare che tutti gli scienziati -inclusi i non credenti- ritengono meritevole di studio l’argomento, mentre i teologi (incluso il mio “controrelatore”) lo liquidano come un tòpos letterario, ovvero che nel racconto ci sta bene che alla nascita e alla morte di un Re si verifichino eventi cosmici, anche se questi non sono mai accaduti, o addirittura sono impossibili (l’eclissi di Sole in Luna piena di Pasqua).

L’ipotesi che la stella di Betlemme fosse Mira, la prima stella variabile a lungo periodo 332 giorni ad essere stata scoperta nella costellazione della Balena (Cetus) tra il 1596 e riconosciuta come tale solo nel 1631, la formulai nel 1997/8 dopo che la avevo cominciata ad osservare, ma solo nel 2001, cioè tre anni dopo la discussione della tesi al Laterano, completai uno studio statistico su tutti i massimi di luminosità di Mira Ceti registrati in letteratura, deducendo che due massimi molto brillanti e consecutivi non erano probabili. Questi due massimi di luminosità avrebbero dovuto attirare il primo l’attenzione dei Magi alla partenza dall’Oriente, e poi il successivo-una volta giunti a Gerusalemme dopo quasi un anno- li avrebbe rianimati nella gioia verso Betlemme. Il Vangelo di Matteo in originale aramaico sembra fosse destinato alla comunità Cristiana di Damasco, dove i Magi ed il loro ruolo erano ben conosciuti.

I Magi erano astronomi, seguendo la Stella ed il suo significato arrivarono a Cristo.

Keplero nel 1611 formulò la prima ipotesi su questa Stella, un “aliquid novi”, qualcosa di nuovo, suscitato dalla triplice congiunzione tra Giove e Saturno nei Pesci. Studiando questa ipotesi mentre osservavo per le prime volte Mira che si trova ad un palmo di mano a braccio teso dai Pesci concepii la mia ipotesi sulla stella di Betlemme. Mira fu riconosciuta come una stella variabile l’anno dopo la morte di Keplero… forse toccava proprio a me quasi 4 secoli dopo riprendere quel discorso sull’”aliquid novi” a 30 gradi dai Pesci.

Nello studio statistico fui aiutato da Ellen Dorritt Hoffleit (1907-2007), astronoma a Yale e trovai anche un lavoro di Arthur S. Eddington (1929) proprio sull’irrregolarità dei periodi di oscillazione di Mira. Paul Guthnik aveva raccolto “per me” in un volume tutte le osservazioni storiche di Mira fino al 1911, anno in cui nacque l’AAVSO American Association of Variable Stars Observers dove sono registrate da allora molte migliaia di osservazioni di Mira, che Dorritt considerava la “Educational Star”.

Per le eclissi del Venerdì Santo il grosso del lavoro era già pubblicato dal 1980 su Nature da Humphreys e Waddington, che datarono il Venerdì Santo al 3 aprile 33 grazie ad un’eclissi di Luna in cui la Luna si tingeva di sangue, come ricordato dal primo di discorso dell’Apostolo Pietro, dopo Pentecoste e riportato da Luca negli Atti degli Apostoli, citando l’inveramento della profezia di Gioele. La recente eclissi lunare del 7 agosto 2017 ha riproposto condizioni simili a quella del 33 AD. Per risolvere il problema dell’eclissi solare da mezzogiorno alle tre del pomeriggio, riportata dallo stesso Evangelista Luca, ho considerato che potesse essere un tòpos letterario, perché Luca -medico e uomo di scienza- poté assistere ad Antiochia ad un’eclissi totale nell’anno 29, ricordandone le sensazioni ed associandole ai momenti della morte di Cristo.

La scienza delle eclissi, nota autobiografica e status sul diametro solare

Nella mia vita scientifica dal 1999 in poi mi trovai proprio a studiare le eclissi di Sole di cui abbiamo notizia e dati storici per misurare le variazioni secolari del diametro solare, prima all’Osservatorio di Roma Monte Mario 2000, e poi alle Università di Yale 2000-2, Nizza/Osservatorio della Costa Azzurra 2007-11 e all’Osservatorio Solare di Locarno e l’Istituto di Astrofisica di Parigi, periodo completato con una tesi di dottorato dedicata alle misure del diametro solare in vista della missione Picard da Satellite. All’Osservatorio di Rio de Janeiro 2011-14 ripresi lo studio dell’astrolabio solare e dell’heliometro a riflessione, strumenti dedicati alla misura da Terra del diametro solare, con una tradizione già quarantennale.

Al giorno d’oggi 2019 le misure del diametro solare hanno una precisione vicina al centesimo di secondo d’arco su 2000 secondi di diametro circa, pari a una parte su duecentomila, tuttavia sia nelle misure da Terra influenzate dalla turbolenza atmosferica, sia nelle misure dallo spazio di cui non tutti gli effetti sistematici sono noti, è ancora irrisolto il problema di concordare le misure da Terra a partire dal 1975 con quelle dallo spazio dal 1995 con SOHO e con quelle di alcune eclissi storiche a partire da quella osservata dal padre Cristoforo Clavio a Roma il 9 maggio 1567, con la conseguenza, forse non del tutto indesiderata da alcuni interessi economici, che nel discorso del cambiamento climatico globale il Sole viene sistematicamente ignorato.

I dati da satellite coprono al massimo un ventennio e tra loro non sono sovrapponibili con la precisione necessaria per alcuni degli stessi problemi di errori sistematici che riguardano gli strumenti a terra. Di conseguenza i periodi secolari di variazione del diametro solare, essenziali per capire le piccole ere glaciali di cui la nostra storia è costellata, non sono noti con sufficiente accuratezza. Nonostante ciò il riscaldamento globale antropogenico è proposto come un dogma della cultura contemporanea. E pensare che la Scienza moderna si vorrebbe distinguere dalla Religione proprio per non avere dogmi, se non il metodo sperimentale…

Pasqua Epifania, tutte le feste porta via

Questo proverbio sembra legato al fatto che, non a caso, la Chiesa annuncia nella solennità dell’Epifania la data della Pasqua, mentre il ricordo delle parole ascoltate dal vivo da Giovanni Paolo II sui Magi come ricercatori della Verità ancora mi echeggia nella memoria. Il ricordo è associato anche all’Apostolo Tommaso, che -da moderno scienziato- vuole mettere il dito nella piaga, e di cui papa Wojtyla pure parlò nelle messe pre-natalizie per gli studenti universitari nella Basilica di S. Pietro e nella sala Nervi.

Dunque le parole del proverbio ed il ruolo dei Magi – astronomi trovano associate la Pasqua all’Astronomia.

La Pasqua, l’astronomia e il calendario gregoriano

Circa quattro secoli di storia del Cristianesimo hanno portato alla definizione, perché fosse condivisa da tutto l’ecumène cristiano, della data della Pasqua. I nomi di papa Damaso, papa Demetrio (patriarca di Antiochia nel 222), dei padri del Concilio di Nicea sono legati al processo che poneva la festa della Pasqua Cristiana in continuità con quella Ebraica (luna piena dopo l’equinozio di Primavera), ma anche con le dovute differenze (la domenica). Era auspicabile che il metodo di calcolo della Pasqua fosse lo stesso per tutta la Chiesa Cattolica (Universale) in modo che tutti i Cristiani celebrassero la festa più importante nello stesso giorno su tutta la Terra.

Questa è la prima vera globalizzazione di tutta la storia.

E la riforma Gregoriana del Calendario del 1582 globalizza il computo dei giorni e precede di due secoli la seconda grande globalizzazione sulle unità di misura avvenuta con la rivoluzione francese.

Come gli esiti della rivoluzione francese anche la riforma Gregoriana ha avuto bisogno di vari decenni perché in tutto il mondo si eliminassero i dieci giorni che spostavano solstizi ed equinozi reali rispetto alle date tradizionali dei 21 dicembre, giugno, marzo e 23 settembre.  Infatti la riforma Gregoriana dovette incidere in un Mondo dove la Chiesa Cattolica non era più l’unica autorità riconosciuta.

La parte più complicata della riforma gregoriana, che riguarda il computo pasquale, invece ha a che fare con la Luna piena e solo con il Mondo Cattolico.

Non per la difficoltà dell’algoritmo, ma per la mancanza di unione profonda tra Oriente e Occidente Cristiano, le Chiese Ortodosse e Copte ancora celebrano il Natale il 7 gennaio, e la Pasqua spesso è diversa da quella Cattolica. Nel caso del Natale la differenza è la mancata eliminazione dei 10 giorni che il vecchio calendario varato da Giulio Cesare nel 46 a.C. aveva gradualmente interposto tra l’equinozio astronomico e quello civile. Nel caso della Pasqua c’è anche l’algoritmo sulle fasi della Luna, ma principalmente sono sempre i 10 giorni gregoriani che negli ultimi 4 secoli sono aumentati a 13.

La proclamazione della Pasqua e la data dell’anno civile AD

Si tratta quindi di un fatto universale, per il cui computo erano stati necessari astronomi e dotti.

Il monaco Dionigi il piccolo nel 532 pubblicò il computo pasquale che era basato sulla data della nascita di Cristo. Dovendo essere Pasqua di Domenica e la Domenica arriva nella stessa data dell’anno sicuramente ogni 28 anni, conoscendo il ciclo di Metone che dal sesto secolo avanti Cristo mostrava che si aveva Luna piena nella stessa data dopo  19 anni, Dionigi fece 19×28 =532 e di fatto propose di datare gli eventi a lui contemporanei non più dal regno di Diocleziano -autore delle Terme dove Michelangelo per volontà di Pio IV realizzò la Basilica di S. Maria degli Angeli, ma anche persecutore del Cristianesimo- ma dalla nascita di Cristo che coincideva -più o meno- con un grande ciclo delle Pasque per l’epoca in cui Dionigi viveva ed operava.

Il passaggio ad “Anno Domini” è un’altra globalizzazione che però avvenne da Beda il venerabile in poi, nell’ottavo secolo.

Dunque questi dotti e saggi uomini di Chiesa dovevano studiare l’astronomia e i calendari per poter calcolare con certezza la data della Pasqua, ed il risultato dei loro studi veniva annunciato all’Epifania ogni anno, perché il popolo Cristiano potesse prepararsi alla festa per eccellenza.

La meridiana di Clemente XI e l’alleanza tra scienza e fede

Il papa Clemente XI (1700-1721) fu ordinato prete il 27 settembre 1700 e proprio qui in s. Maria degli Angeli celebrò la sua prima messa solenne il 6 ottobre 1700. Eletto papa il 23 novembre 1700 decise subito la realizzazione della grande Meridiana.

L’uso come osservatorio astronomico prevedeva la chiusura con tende dall’esterno di tutti i finestroni, e l’osservazione del Sole proiettato sul pavimento della Chiesa e delle stelle più luminose con un telescopio posto sulla linea meridiana, proprio attorno al mezzogiorno locale.

Circa tre ore al giorno la Basilica funzionava come un vero e proprio osservatorio astronomico, e nelle ore attorno al mezzogiorno. Chi fosse entrato la trovava completamente buia con l’astronomo e il suo staff al lavoro. Questo per volontà del Papa!

Dunque l’annuncio della Pasqua ci dovrebbe ricordare che l’alleanza tra scienza e fede non solo ha prodotto quella data, ma è stata voluta sempre dalla Chiesa perché l’Opera di Dio non contraddice mai la sua Parola, e quindi studiare a fondo la natura non può portare al rischio di perdere la fede, come oggi invece molti -male informati- ritengono, stupendosi che uno scienziato possa essere anche credente.

Galileo Galilei, che i male informati pensano addirittura condannato al rogo, la pensava esattamente nello stesso modo, e fu uno dei maggiori artefici della Rivoluzione Scientifica che ha portato alla scienza moderna proprio perché credeva che bisognasse interrogare la natura con esperimenti, senza che questo potesse mettere a rischio la propria fede nello stesso Dio che ha creato il Mondo e che si è rivelato in Gesù Cristo, incarnatosi senza “avere in orrore l’Utero della Vergine” quindi la materia in generale (oggetto degli esperimenti galileiani) e la carne umana in particolare.

L’incarnazione del Verbo è dunque il presupposto Cristiano della scienza occidentale, senza che i più -male informati- se ne rendano conto, e questo “sinolo” è quanto mai evidente nella Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, con la meridiana di papa Clemente XI.

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