La ricerca della verità e della sapienza in un ateneo pontificio

La ricerca della verità e della sapienza in un ateneo pontificio

L’università è un luogo dove, in senso largo, tutti ricercano la verità e la sapienza. Papa Benedetto XVI ha definito l’università come la casa dove si cerca la verità. Questa ricerca è l’obiettivo principale di tutta l’attività universitaria. È vero: l’aspirazione umana alla conoscenza della verità è riconosciuta da Aristotele nelle prime righe della sua Metafisica: “tutti gli uomini desiderano sapere”. Lo stesso Aristotele descrive diverse modalità progressive di conoscenza, fino al supremo modo che è la sapienza. Il luogo istituzionale più maturo e integrale per soddisfare questo desiderio e per sviluppare questa ricerca è l’universita.

La ricerca della verità, prima di essere un compito delle università, è un anelo naturale dell’essere umano. Il processo istituzionale per favorire l’acquisizione della conoscenza e della sapienza può essere tecnicamente molto articolato e sofisticato. Tuttavia, il protagonista di tale processo educativo è lo studente. È lui che compie l’atto fondamentale dell’apprendimento che è, nella sua essenza, un processo interiore, un atto immanente che perfeziona il soggetto nella comprensione della verità, cioè nell’acquisizione scientifica di determinate verità e nella sintesi integrativa di tale conoscenze.

Nel ideario del nostro ateneo affermiamo che “la ricerca della verità è l’anima della investigazione e dell’insegnamento, la base dei programmi formativi e lo stimolo per promuovere il corretto uso della ragione”. Questa ricerca della verità culmina nella sapienza che è capace di dare senso e ispirazione alla vita dell’uomo.

A questa luce l’insegnamento acquisisce una dignità e bellezza che papa Francesco ha descrito così: “Insegnare è un lavoro bellissimo, perché consente di veder crescere giorno per giorno le persone che sono affidate alla nostra cura. È un po’ come essere genitori, almeno spiritualmente. È anche una grande responsabilità. Insegnare è un impegno serio, che solo una personalità matura ed equilibrata può prendere. Un impegno del genere può incutere timore, ma occorre ricordare che nessun insegnante è mai solo: condivide sempre il proprio lavoro con gli altri colleghi e con tutta la comunità educativa cui appartiene” (Papa Francesco, 14-III-2015 a la UCIIM).

L’insegnate diventa un educatore che non si limita alla sola trasmissione di conoscenze tecniche, ma  che punta a costruire una relazione educativa con ciascuno studente. Educare implica aiutare a conoscere la verità; guidare alla ricerca di un sapere oggettivo, profondo, organico e ben ordinato; formare gli studenti a una conoscenza scientifica, obiettiva e solidamente consolidata, ma anche alla saggezza, ovvero ad un sapere in grado di illuminare la vita e di riconoscere le verità che danno ad essa senso e valore. Non si comprende  bene la portata della formazione integrale della persona, fine essenziale dell’università, se non si riconosce questa centralità della perfezione dell’intelligenza e il suo obiettivo proprio che è la conoscenza della verità e l’acquisizione della sapienza.

Giovanni Paolo II, rivolgendosi agli educatori cattolici canadesi, diceva che il compito del docente è davvero un incarico sacro: “a voi è dato di creare il futuro e dargli un indirizzo con l’offrire ai vostri studenti un insieme di valori con cui confrontare le nuove acquisizioni della loro conoscenza. Poche sfide sono altrettanto esaltanti e gratificanti come l’istruzione e la guida dei giovani, e poche altrettanto difficili… Nello spazio di una sola generazione, abbiamo visto enormi cambiamenti nei valori sociali, nelle situazioni economiche e nella tecnologia. Come educatori voi dovete tener conto di questi cambiamenti, perché essi sono il pane quotidiano dei vostri allievi. Un maestro e un sistema educativo, mentre cercano di adattarsi continuamente al nuovo, devono affermare e salvaguardare il significato e l’importanza delle verità e dei valori perenni. Gli educatori devono essere pronti a raccogliere con decisione la sfida di assicurare un tipo di educazione il cui programma sia ispirato più alla riflessione che alla tecnica, più alla ricerca della saggezza che all’accumulo delle nozioni. Allo stesso modo, le espressioni culturali e le attività radicalmente nuove del nostro tempo, specialmente quelle che più colpiscono l’attenzione dei giovani, richiedono che gli educatori siano aperti alle nuove influenze culturali e siano capaci di interpretarle per i giovani alla luce della fede cristiana e dell’universale comandamento di amore di Cristo… È sempre stato difficile essere un cristiano, e ancora più difficile essere un maestro coerentemente cristiano, specialmente se quel maestro è chiamato a testimoniare all’interno di un sistema secolarizzato” (12-IX-1984).

Nell’alta missione dell’insegnare, l’educatore non si trova solo. La ricerca dei docenti e degli studenti è comunitaria. La comunità di docenti cresce e si fortifica nel confronto, nello scambio e nel dialogo, conformando così un gruppo di lavoro che si impegna per raggiungere lo stesso fine: la ricerca della verità, la crescita degli studenti, la creazione e diffusione di pensiero, il servizio alla società mediante l’applicazione della scienza allo sviluppo culturale, sociale ed economico. Nelle istituzioni accademiche pontificie questo servizio si traduce nella colaborazione alla missione evangelizzatrice della Chiesa.

Nella comunità universitaria, gli studenti sono chiamati ad essere parte attiva del processo accademico, aggiungendo alla rigorosa formazione specialistica, una formazione generale che permetta loro di realizzare una sintesi vitale. Così potranno appropriarsi del fine autentico dell’università, formare leader per la società.

In questo senso il nostro ateneo si sforza per recuperare e valorizzare il ruolo originario dell’università come comunità di maestri e di studenti, di amanti del sapere, di ricercatori della verità e del bene. Le caratteristiche proprie di questa ricerca nell’università, specialmente se cattolica, sono: l’integrazione del sapere inteso come dialogo e costante interrogazione interdisciplinare; il dialogo tra fede e ragione nella ricerca di un’unica verità; la preoccupazione etica intesa come priorità della persona sulle cose, e dell’etica sulla tecnica; l’orientamento dei saperi, della scienza e della tecnologia al servizio dell’uomo.

Queste tre caratteristiche sono chiaramente affermati nel nostro ideario: “La ricerca della verità culmina con la ricerca del senso ultimo e globale del sapere e della vita. Questo principio fa sì che nella ricerca e nella formazione sia sempre presente la tendenza all’unificazione del sapere; e che si promuova una visione sistematica e organica dei saperi in armonia con le necessarie specializzazioni”. “L’APRA favorisce positivamente l’interscambio dei saperi tra le diverse discipline, per acquisire una conoscenza sempre più integrale della realtà, sottolineando l’armonia umanizzante dello studio interdisciplinare (cfr. VG Proemio 4c)”. “La ricerca della sapienza ha un forte orientamento esistenziale; perciò le conoscenze e le esperienze comunicate devono essere significative e in grado di rispondere agli interrogativi teorici ed esistenziali”.

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