Montenegro: la carità termometro della fede

Montenegro: la carità termometro della fede

Dal Avvenire | 10 Maggio 2017

L’arcivescovo di Agrigento a Pompei per la Supplica alla Vergine del Rosario

 

Un momento della celebrazione di ieri LORETA SOMMA POMPEI CC La fede è dono di Dio e il modo migliore per viverla è farci dono ai fratelli, soprattutto ai più poveri, ai più disagiati, agli ultimi. Una fede che guardi solo il cielo, dimenticandosi della terra, è una fede morta; la fede c’è quando c’è la carità. Anzi la carità è il termometro della fede». È in queste frasi il senso più profondo dell’omelia pronunciata ieri al Santuario mariano di Pompei, dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo diAgrigento e presidente della Caritas italiana, che ha presieduto la celebrazione della santa Messa e guidato decine di migliaia di fedeli, provenienti da tutta Italia e dall’estero, nella recita della Supplica alla Vergine del Rosario. Il porporato ha invitato i fedeli ad imitare Gesù nel servizio ai fratelli, prendendo dalle sue mani il grembiule che si toglie dopo aver lavato i piedi ai discepoli, durante l’Ultima Cena. «La negazione della carità è rinnegamento della fede ha proseguito il porporato -. Se chiudiamo il cuore a chi è povero possiamo partecipare indenni all’Eucaristia? Senza la carità rischiamo di far diventare la partecipazione ai sacramenti una pura formalità senza vita». In questa società, nella quale ci sono milioni di poveri, privi del necessario e, allo stesso tempo, tonnellate di cibo vieDal porporato l’invito a farsi dono, soprattutto per i più poveri Caputo: chi arriva alle opere di carità del santuario ha sguardi simili ai migranti sbarcati a Lampedusa ne gettato ogni giorno, è necessario prendere, soprattutto da parte dei credenti, un forte e deciso impegno per l’accoglienza ed il sostegno materiale e morale dei più deboli. Nel saluto iniziale l’arcivescovo di Pompei, Tommaso Caputo, ha ricordato l’impegno del Santuario per gli ultimi; impegno che accomuna Pompei a Lampedusa, isola di frontiera, che rientra nel territorio della diocesi di Agrigento, dove sbarcano le carrette del mare stipate di uomini, donne e bambini soccorsi con premura immediata dalla chiesa guidata dal cardinale Montenegro. «Gli sguardi smarriti di chi fugge da guerre e povertà, che lei incrocia spesso a Lampedusa ha detto l’arcivescovo prelato somigliano agli sguardi carichi di dolore delle sorelle e dei fratelli ospitati nelle nostre opere di carità. Fede, preghiera e carità sono vissute ogni giorno a Pompei, dove l’accoglienza è modo di vivere e di essere, secondo gli insegnamenti e l’esempio concreto del nostro fondatore, Bartolo Longo. Egli, seguendo la chiamata della Vergine, trasformò questa valle desolata nella città della fede e della carità, costruendo il Santuario, dando vita a numerose opere sociali e creando una nuova città, che si avvia a celebrare il 90° anniversario di fondazione». La carità è dinamica, si adegua ai tempi e alle mutate esigenze degli uomini. «Ancora oggi, non senza difficoltà ha concluso monsignor Caputo continuiamo a portare avanti la duplice missione del nostro beato, con l’impegno pastorale, lo zelo nelle celebrazioni, l’accoglienza di milioni di pellegrini, tra cui migliaia di persone che ogni giorno affollano la sala delle confessioni per l’incontro con il Padre misericordioso e, soprattutto, dando ospitalità a centinaia di bambini, giovani, anziani, donne e mamme in difficoltà, ex tossicodipendenti, diversamente abili, migranti, accolti nelle nostre opere di carità». Il rito è stato concelebrato dall’arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca, dal vescovo di Ischia, Pietro Lagnese, dall’abate dell’abbazia della Santissima Trinità dì Cava de’ Tirreni, dom Michele Petruzzelli, dall’arcivescovo emerito di Aversa, Mario Milano, e dal vescovo emerito di Nocera Inferiore-Sano, Gioacchino Illiano.

L’iniziativa. Il diavolo? Sì, esiste e opera A contrastarne il regno è la Madonna Ieri il via al corso (Siciliani) Al Regina Apostolorum di Roma il corso “Esorcismo e preghiera di liberazione” Gli interventi di Castellucci e Oyarzún. La lectio di Amato: un’epoca tentata dal maligno più che in passato STEFANIA CAREDDU ROMA La nostra è «un’epoca adulta e disincantata, ma tentata dal maligno più che in passato». Non ha dubbi il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che non esita a vedere nella società attuale, «caratterizzata dal pensiero debole e confusa», il luogo dove «esplodono le contraddizioni». «Da un lato si assiste alla negazione culturale del diavolo e dall’altra c’è un’accoglienza acritica delle imprese sataniche», ha affermato il cardinale nella lectio magistralis al corso “Esorcismo e preghiera di liberazione”, organizzato a Roma dall’Istituto Sacerdos dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dal Gruppo di Ricerca e Informazione socio-religiosa (Gris) di Bologna, in collaborazione con l’Associazione Internazionale esorcisti. «Per papa Francesco ha spiegato il prefetto del dicastero vaticano il nuovo fenomeno degli anni Duemila, insieme alle persecuzioni e alle campagne contro la Chiesa, è la manifestazione diabolica del maligno. Satana è il tentatore e cerca di diventare protagonista della lotta contro Dio e contro l’umanità». Ma, ha ricordato, a contrastarne il regno è una donna, Maria. In particolare, l’apparizione della Vergine a Fatima, «il cui segreto ha precisato è stato reso tutto pubblico e non cì sono altre parti non rivelate», rappresenta «il contrappunto interpretativo alla satanica opera di distruzione avvenuta nel secolo scorso con le guerre mondiali, le persecuzioni anticattoliche, i tentativi di annientamento del cristianesimo da parte di ideologie perverse come il comunismo e il nazismo, il terrorismo anticristiano e il massiccio sovvertimento etico della tradizione evangelica». «Il diavolo esiste e opera», gli ha fatto eco monsignor Erio Castellucci, vescovo di Modena-Nonantola, per il quale quello degli esorcisti nella Chiesa, anche a livello locale, è un servizio importante che andrebbe sempre garantito. «Una pastorale fedele al mandato di Gesù e attenta alle sofferenze della gente, ovvero che, come dice papaFrancesco, si fa ospedale da campo, comporta l’offerta da parte della Chiesa locale del ministero degli esorcisti e eventualmente anche del vescovo», ha sottolineato Castellucci per il quale questo servirebbe «ad intercettare forme di disagio fisico, psichico e sociale che porterebbero a ricorrere a forme di superstizione, magia, occultismo». Non solo: «il servizio qualificato di un esorcista favorisce cammini di conversione e di inserimento nella vita della comunità cristiana» e «può aiutare la persona disturbata dal diavolo a ridimensionare la tendenza a deresponsabilizzarsi, oltre che curare, nell’immediato o nel tempo, le situazioni di possessione, coinvolgendo altri di fiducia nella preghiera rituale». Sono «tanti coloro che si affidano in vari modi alla seduzione del male: internet e i social network costituiscono un terreno fertile per la diffusione, anche tra le fasce d’età giovanili e le diverse classi sociali», ha rilevato padre José Enrique Oyarzún, vice rettore dell’ateneo, evidenziando che il Corso esorcismo e preghiera di liberazione, giunto alla sua 12a edizione al quale partecipano quest’anno 240 delegati, tra laici e sacerdoti, provenienti da 40 Paesi, vuole offrire proprio «un contributo formativo ad un bisogno ecclesiale e sociale». Attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia la teologia con la prospettiva biblica, liturgica, dogmatica e morale, in aperto dialogo con le scienze quali la psicologia, la giurisprudenza e la medicina.

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