Salute: card. Montenegro, “essere scandalosi nel bene è il regalo più bello che possiamo fare alla Chiesa”

Salute: card. Montenegro, “essere scandalosi nel bene è il regalo più bello che possiamo fare alla Chiesa”

Dal Sir | 10 Maggio 2017

(Bologna) “La vostra è un’azione in prima linea. Perché oggi siete gli operatori più esposti e perciò dovete essere preparati per aiutare gli ospedali e le case in cui vivono gli ammalati a diventare luoghi aperti. C’è gente che spera in qualcosa che cambi la loro vita e voi siete operatori interessati a che questo avvenga”. Così il cardinale Francesco Montenegro, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute della Cei, si è rivolto questa mattina ai partecipanti al XIX Convegno nazionale dei direttori degli uffici diocesani e degli operatori di pastorale della salute che si è chiuso oggi a Bologna. “Il vostro impegno è prezioso, una ricchezza da non tenere nella cassaforte”, ha rilevato Montenegro, rimarcando la necessità di “formazione nel mondo della sofferenza e della salute, perché non si è mai abbastanza preparati. Di fronte alla sofferenza è difficile dire la parola giusta, così come lo è ascoltare la parola sbagliata”. “Quanti nostri malati devono essere ‘violentati’ dal nostro buonismo e dalla nostra capacità di parlare di un cielo che non si può toccare con le mani”, ha osservato il cardinale, ammonendo che “non siamo quelli che devono fare qualcosa per i malati, ma bisogna farlo con tanta discrezione e delicatezza da non rovinare l’opera di Dio”. “Abituiamoci a scandalizzare con i gesti di carità – l’invito di Montenegro – evitando scorciatoie che ci fanno sentire in pace con Dio” mentre “la consolazione, l’accompagnamento sono vie difficili”. “Cerchiamo di essere scandalosi nel bene, che è il regalo più bello che possiamo fare alla Chiesa”, ha aggiunto il cardinale, che ha invitato ad “aprire gli occhi perché il cuore batta forte. Così le mani si apriranno alla carità”. “Nella nostra azione preoccupiamoci che ogni gesto profumi di santità. Diventiamo esperti di gesti di carità – ha concluso – e diventeremo credenti perché crederemo con il cuore e non solo con l’intelligenza”.

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