Un telo che interroga scienza e fede

Un telo che interroga scienza e fede

Dal Avvenire | 7 Aprile 2017

I maggiori progressi compiuti negli ultimi 40 anni riguardano la conservazione

TORINO Non è la prova della datazione col carbonio 14 la “cosa più importante” accaduta alla Sindone negli ultimi quaranta anni. Quell’esame, oggi sempre più discusso e contestato, caso mai è servito a mettere in secondo piano i progressi in campo scientifico che invece si sono compiuti negli ultimi decenni. Una prima serie decisiva di esami che rimane ancor oggi un punto di riferimento fu compiuta nell’ottobre 1978, dopo l’ostensione, dal gruppo di studiosi americani riunito nello “Sturp”, che sottoposero la Sindone a rilievi spettroscopici allo scopo di studiarne le caratteristiche chimico-fisiche. In quegli anni le indagini di Max Frei portarono anche al reperimento sul Telo di pollini che identificò come provenienti da piante dell’area mediorientale, ritrovamenti poi rivisti, criticati e precisati che tuttavia consentono di collocare un possibile soggiorno del telo nei luoghi evangelici.

La preoccupazione principale dei Custodi della Sindone, tuttavia, non ha riguardato le ricerche scientifiche sull’origine del Telo ma le condizioni di conservazione. All’inizio degli anni ’90 il cardinale Saldarini costituì una Commissione internazionale di scienziati che indicò, come risultato del proprio lavoro, di mantenere la Sindone non più arrotolata nella cassa ma distesa in ambiente controllato: era questo l’unico modo per arrestare e prevenire possibili ossidazioni e degrado del tessuto. Fu poi il lavoro di Mechthild Flury Lemberg, direttore del Museo Abegg dei tessuti antichi di Riggisberg-Berna, a portare a termine il lavoro per eliminare, per quanto possibile, le increspature del Telo.

Un impegno che si concluse nel grande e prezioso intervento di restauro effettuato nell’estate 2002, sotto la custodia del cardinale arcivescovo Severino Poletto, quando vennero anche rimosse le “toppe” conseguenza dell’incendio di Chambéry del 1532. Il professor Bruno Barberis, membro del gruppo di consulenza scientifica del Custode, ricorda altri passaggi salienti di questi vent’anni: «Nel 2000 si tenne a Torino un Simposio cui parteciparono quaranta scienziati di ogni disciplina e confessione religiosa, da tutto il mondo. Dalle indicazioni che fornirono si è costruito e affinato nel tempo un programma di ricerca sulla Sindone che privilegi tecniche non invasive e valorizzi i contributi che le nuove tecnologie possono fornire oggi e forse ancor più domani». Barberis, con il professor Gian Maria Zaccone (attuale direttore del Centro internazionale di sindonologia di Torino) ha partecipato anche ad altri importanti lavori che si sono svolti intorno alla Sindone: dopo l’ostensione del 2000 infatti è stata realizzata la “teca della conservazione ordinaria”, dove il Telo è custodito disteso, in condizioni climatiche ottimali e continuamente controllate.

Una cappella del Duomo è stata ristrutturata e dedicata alla Sindone (ogni giorno viene visitata da un migliaio di persone, anche se ovviamente il Telo non è visibile). «Il lavoro intorno alla Sindone non è soltanto quello delle scienze positive – ricorda Zaccone -. Negli ultimi anni anzi si è cercato di dare impulso alle ricerche storiche con particolare riferimento ai contesti religiosi, culturali e sociali in cui la Sindone ha interagito con gli uomini portando il suo messaggio trasversale. Il Pontificio Ateneo “Regina Apostolorum” ha avviato, per la prima volta, corsi di studi sindonici che, con metodo scientifico, offrono la possibilità di un confronto a largo raggio sull’insieme delle tematiche che caratterizzano tutti gli aspetti del Telo». Monsignor Giuseppe Ghiberti, docente di Nuovo Testamento a Torino e all’Università Cattolica di Milano, è il prete torinese che, sotto i custodi Saldarini, Poletto e oggi Nosiglia, ha coordinato e animato ogni lavoro intorno alla Sindone, dall’organizzazione delle ostensioni alla realizzazione dei progetti di conservazione. Per lui il mistero del Telo è prima di tutto una “questione di fede”: «Al di là di quanto ci può dire la scienza la Sindone rimane una sfida all’intelligenza e più ancora al cuore della nostra vita di fede. Contemplare quell’immagine, pregare su di essa ci porta direttamente alle domande sul senso della vita e della morte che ciascuno di noi si porta dentro ogni giorno».

Iscriviti alla newsletter