Padre Dermine: film «Liberami» non corrisponde a realtà esorcismo

Padre Dermine: film «Liberami» non corrisponde a realtà esorcismo

Dal Radio Vaticana | 10 octubre 2016

Il film intitolato “Liberami”, della regista e antropologa Federica Di Giacomo, non rappresenta il ministero esorcistico nella sua realtà: è quanto afferma il padre domenicano François-Marie Dermine, esorcista e presidente nazionale del Gris, il Gruppo di Ricerca e di Informazione Socio-religiosa. La pellicola, che vorrebbe essere una sorta di documentario sull’esorcismo, è stata premiata all’ultimo Festival di Venezia ed è da poco uscita sugli schermi italiani. Ascoltiamo il commento di padre Dermine al microfono di Sergio Centofanti: registrazione audio

Il film di per sé è fatto bene dal punto di vista cinematografico, perché la regista è molto abile nel fare le riprese; tanto è vero che questo documentario – a mio avviso – ha più le fattezze del film vero e proprio che non del documentario, del reportage. Poi bisogna riconoscere che la regista è rispettosa dell’esorcismo, nel senso che considera, dal suo punto di vista di antropologa, che l’esorcismo sia una specie di nuova assistenza sociale, e per di più gratuita, offerta dalla Chiesa. Per cui non ci sono dei pregiudizi nei confronti dell’esorcismo.

Dall’altra parte, ci sono dei fatti che non vanno, nel senso che la regista si concentra su un esorcista che agisce in modo del tutto soggettivo, arituale, e direi anche lontano dall’insegnamento ufficiale della Chiesa sull’esorcismo. E quindi è uno sguardo poco rappresentativo di quello che dovrebbe essere l’esorcismo.

Stranamente, in coda al film viene rivolto un particolare ringraziamento a “tutti coloro – cito – che hanno reso possibile questo film”. E tra i nomi menzionati vi sono alcuni esponenti del Gris e dei relatori del corso sull’esorcismo e la preghiera di liberazione svolto annualmente all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma. Ora, nessuno di noi ha partecipato direttamente all’elaborazione di questo film. Molti dei nomi citati non erano neanche al corrente del fatto che si stava girando un film sull’argomento, per cui – ovviamente – molte di queste persone sono cascate dalle nuvole. Perché – effettivamente – il film presenta l’esorcismo in una maniera che non corrisponde al corso che noi svolgiamo ogni anno al Regina Apostolorum.

In particolare, ci sono delle cose che non possiamo condividere: come delle diagnosi affrettate, riduttive e qualche volta anche ingiuste. Come quando l’esorcista dice: “Quando uno è in questa situazione è perché è stato lontano da Dio”. Questo non è necessariamente vero: ci sono delle vittime che, pur essendo cristiane, sono state investite da un attacco del demonio. Ci sono addirittura dei Santi che sono stati posseduti o vessati dal demonio: pensiamo a San Pio da Pietrelcina. E poi nel film si vede una vittima che viene afferrata per i capelli dall’esorcista oppure l’esorcista che versa un intero secchiello di acqua benedetta sulla testa di un’altra vittima, delle manciate piene di sale benedetto buttate in faccia, le intromissioni di alcuni laici che si rivolgono a volte in modo diretto al demonio con una specie di incoscienza e direi quasi di narcisismo. E questo è contrario ovviamente a quanto insegna la Chiesa.

Ma quello che dà più da pensare è il fatto che, di per sé, questi esorcismi avvengono anche in pubblico e questo è completamente contrario all’insegnamento della Chiesa sull’esercizio di questo ministero esorcistico: cioè la Chiesa richiede che gli esorcismi vengano compiuti nel massimo riserbo. Il motivo lo si capisce: l’esperienza è che degli esorcismi pubblici vengono a creare – fuor di metafora – un vero e proprio “pandemonio”, con una specie di sinergia e di contagio, nel senso che in queste celebrazioni nessuno è più in grado di distinguere tra il dilagare dell’autentica azione occulta o malefica e l’innesco di un processo di suggestioni e di psicosi collettiva. Di qui il contesto offre comunque tutti gli ingredienti: la centralità del sacerdote carismatico; la presenza di persone già in trans da possessione; le urla; le aspettative a volte spasmodiche di liberazione; e, perché no, la semplice curiosità o attesa di qualche fenomeno straordinario.

Per cui, siamo molto lontani dal riserbo che dovrebbe essere tutelato e portato avanti nell’esercizio di questo ministero. Personalmente, mi ricordo che quando esercitavo il ministero esorcistico, quando facevo uscire un paziente dalla sala, facevo in modo che non incontrasse il paziente seguente, pur di rispettare la cosiddetta privacy e dignità di queste vittime. Penso che sia una prassi più che giusta da seguire. Invece il film ci presenta una situazione in cui molte preghiere vengono svolte in pubblico; ci sono le vittime che si scatenano, e gli altri fedeli che rimangono o impauriti o comunque sgomenti. Quindi il contesto non è molto aderente a quanto dovrebbe essere l’esorcismo in se stesso. Perciò spero che gli esorcisti non prendano come modello il sacerdote protagonista del film “Liberami”.

da: Radio Vaticana

INSCRÍBASE A LA NEWSLETTER