Corso di perfezionamento in Neurobioetica 2019/2020: un percorso interdisciplinare sulle sfide della cosiddetta intelligenza artificiale

Corso di perfezionamento in Neurobioetica 2019/2020: un percorso interdisciplinare sulle sfide della cosiddetta intelligenza artificiale

A cura di P. Alberto Carrara, LC

Tutto ha inizio 65 anni fa negli Stati Uniti: John McCarthy (1927-2011), matematico teorico e successivamente scienziato computazionale e cognitivo, convoca giovani talenti per intraprendere quello che diverrà – insieme alle neuroscienze – uno di quei settori multidisciplinari destinati a contribuire alla Quarta Rivoluzione, quella della cosiddetta I.A. o “intelligenza artificiale”. Sin dal 1949 McCarthy, giovane studente di matematica, si appassionò alla possibilità di operazionalizzare matematicamente determinati aspetti del comportamento umano con il fine di farli riprodurre attraverso strutture in silicio che con il passo del tempo si sono trasformate da computer sempre più sofisticati, in automi in grado di immagazzinare, elaborare, trasmettere enormi quantità di informazioni, sino alle odierne macchine e robot sempre più adattabili e capaci di eseguire operazioni sempre più complesse, incluse alcune di ordine cognitivo. McCarthy iniziò il suo percorso accademico nel 1956 e in tre decadi di arduo lavoro è oggi considerato uno dei fondatori dell’I.A.: cofondatore del primo laboratorio di intelligenza artificiale del MIT; fondatore del laboratorio di intelligenza artificiale dell’Università di Stanford; inventore del LISP, il principale linguaggio informatico utilizzato per l’intelligenza artificiale e il più antico linguaggio informatico sopravvissuto che si occupa di manipolazione simbolica; per primo concepì la condivisione interattiva del tempo informatico; sviluppò il ragionamento non monotonico, un’importante nuova forma di concepire logicamente i difficili problemi dell’intelligenza artificiale di oggi; e la lista sarebbe sterminata, sino al  1988 quando vinse il “Premio Nobel giapponese”, il Premio Kyoto. Insomma, un vero e proprio fuori classe.

In questi 60 anni di storia dell’I.A. abbiamo e stiamo assistendo allo sviluppo vertiginoso non solo di algoritmi che supportati su macchine le rendono capaci di simulare numerose dimensioni ed aspetti della complessa attività, ma persino tratti dell’ancora incompresa intelligenza umana. Oggi accanto a SIRI, Alexa, eccetera, è divenuta popolare Sophia, la piattaforma I.A. incorporata su un robot dalle sembianze dell’attrice Audrey Hepburn che “viaggia” e “riceve” cittadinanze onorarie, “concede” interviste e simula un’apparente umanizzazione della robotica.

Non c’è ombra di dubbio che le ricadute e la performatività dell’I.A. a livello globale abbiano già segnato importanti contributi innovativi nei settori più disparati: dalle transazioni finanziarie alle telecomunicazioni, dalla difesa nazionale all’anti-terrorismo, dal commercio alla distribuzione, dalle esplorazioni spaziali, all’ambito sanitario.

Ma come tutte le tecnologie, anche quelle legate all’I.A. non sono esenti da dinamiche di potere e beneficio. Il Presidente di Microsoft Brad Smith, recentemente a colloquio con Papa Francesco in Vaticano per discutere sull’etica in questo settore, ha sottolineato che più lo strumento è potente, più certamente sarà grande il beneficio, ma anche maggiore potrà essere il danno. Brad Smith sarà tra i relatori principali del Workshop organizzato sul tema dalla Pontificia Accademia per la Vita che si svolgerà in Vaticano dal 26 al 28 febbraio 2020. Per assicurare un autentico progresso dell’uomo e di tutti gli uomini in una prospettiva globale, inclusiva e umanizzante, si rende necessaria una corrispondente sensibilità verso principi etici forti e fondati su una comprensione dell’umano e delle concrete persone umane che sappia integrare, senza eliminarle, le molteplici dimensioni dell’unità dinamica e organica che siamo.

La sfida che l’I.A. pone non è solo di carattere gestionale, essa interpella la stessa autocomprensione di noi stessi come esseri umani e ci permette di riconsiderare, ancora ed in modo più approfondito, la perenne domanda su chi, ciascuno di noi, è, cioè ci permette di continuare ad indagare ed esplicitare la nostra costituzione. Non a caso, nei primi anni dalla nascita dell’I.A. i filosofi si sono confrontati criticamente e, anche loro, hanno contribuito – e continuano a farlo – a far progredire questo settore che da multi è passato ad essere interdisciplinare. Mi piace ricordare che nel 1967, il filosofo italiano Evandro Agazzi scriveva, a radice di un convegno dell’anno precedente – a cui partecipò tra altri anche John Searle – un lungo, illuminante e ancora attuale articolo sulla Rivista di Filosofia Neo-Scolastica intitolato “Alcune osservazioni sul problema dell’intelligenza artificiale”. In esso il professor Agazzi introdusse una serie di distinzioni ancora utili per non cadere in un facile antropomorfismo di ciò che umano non è e non sarà mai. La questione centrale, a 60 anni di distanza, resta quella legata all’intenzionalità e all’autocoscienza, cioè a quei tratti di differenza qualitativa, non quantitativa, tra l’essere umano e qualsiasi altro organismo, e figuriamoci, la comparazione con ciò che organico non è.

Tutto questo panorama si connota come una vera e propria opportunità di miglioramento: il potenziale che l’evoluzione degli algoritmi offre oggi all’umanità può, da una parte suscitare entusiasmo e speranza, dall’altra anche gravi preoccupazioni. Non c’è dubbio che la nostra storia è legata allo sviluppo della tecnologia e, nell’ultimo secolo, alla crescita esponenziale delle innovazioni computazionali. È urgente una riflessione interdisciplinare in materia che sia in grado di offrire lo stato dell’arte, le reali evoluzioni prossime, le applicazioni positive e i pericoli dell’utilizzo dell’I.A.

Per queste ragioni, con un’esperienza decennale maturata nella riflessione interdisciplinare rivolta alle neuroscienze e alle interpretazioni delle stesse – cioè di quella disciplina nota oggi come neuroetica – il GdN, il Gruppo di ricerca in Neurobioetica dell’Ateneo Pon­tificio Regina Apostolorum (APRA) di Roma, dedicherà la riflessione, ricerca, pubbli­cazione e formazione dell’anno 2019-2020 all’approfondimento critico di questi scenari. In continuità con i percorsi sul Transumanismo (2017-2018) e sulla Roboetica (2018-2019), il GdN ha sviluppato un terzo corso di perfezionamento (75 ore complessive – 3 ECTS) in “Neurobioetica ed Intelligenza Artificiale”. Da ottobre 2019 a giugno 2020 si articoleranno dieci incontri mensili: seminari, tavo­le-rotonde e il convegno di marzo all’interno della Settimana Mondiale del Cervello (Brain Awareness Week), promosso dalla DANA Foundation. Il corso svilupperà gli aspetti tecnologici, neuroscientifici, psichiatrici, psicologici, filosofici, etici, giuridici e teologici della I.A., al fine di formare una consapevolezza matura sulle applicazioni, conseguenze e ricadute antropologiche, etiche, legali, sanitarie e sociali di queste innovazioni per la vita dell’essere umano. Questo terzo corso di perfezionamento condenserà il frutto della riflessione interdisciplinare del GdN sull’argomento. Sarà possibile seguirlo sia in modalità presenziale, che online sia in diretta streaming, che rivedendo la vide-registrazione attraverso un link ad uso privato. Promosso dalla Facoltà di Bioetica, dalla Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani e dall’Istituto Scienza e Fede, questo terzo corso di perfezionamento in Neurobioetica proporrà un’enfasi circa le questioni relative ai principi sanciti dalla Dichiarazione sulla Bioetica e i Diritti Umani dell’UNESCO del 2005 applicati alle sfide dell’innovazione digitale. Lo spirito che guida il lavoro dei nostri ricercatori è sintetizzato dal nostro motto: “GdN: le neuroscienze che amano la persona umana”.

Il percorso formativo è rivolto a tutti coloro che vogliano prendere maggior consapevolezza sullo sviluppo ed applicazione all’umano e all’ambiente delle tecnologie emergenti dell’I.A.; nello specifico: politici, bioe­ticisti, ingegneri, insegnati e formatori, medici, filosofi e teologi. Alla fine del percorso verrà rilasciato agli iscritti un attestato e, dopo la valutazione di un lavoro scritto di sintesi, verranno assegnati 3 crediti ECTS.

I contenuti specifici e i relatori saranno comunicati mese per mese e progressivamente andranno dagli aspetti tecnico-computazionali degli algoritmi, sino alle questioni neuroscientifiche, psichiatriche, psicologiche, filosofiche, etiche, giuridiche e teologiche, relative allo sviluppo dell’ “intelligenza artificiale”. Non mancheranno approfondimenti legati alla difesa nazionale e all’anti-terrorismo. Tutte le informazioni utili si trovano sulla pagina istituzionale dell’APRA (www.upra.org).

Il 14 ottobre alle 16:00 presso l’aula Master (primo piano) dell’APRA in via degli Aldobrandeschi 190 a Roma, si svolgerà la presentazione “lancio” del programma relativo a questo terzo corso di perfezionamento. Con una dinamica ad intervista, insieme ai cinque sottocordinatori dei gruppi di ricerca del GdN, introdurremo il corso, ne presenteremo i relatori ed illustreremo alcune delle avvincenti questioni che cercheremo di approfondire e chiarire.

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