Scienza e Fede in P. Angelo Secchi, S.J.

Scienza e Fede in P. Angelo Secchi, S.J.

P. Sabino Maffeo, SJ

1. Cenni biografici

P. Angelo Secchi, nato a Reggio Emilia nel 1818, entrò a 15 anni nel noviziato dei gesuiti  a Roma e compì tutti i suoi studi: letterari, scientifici, filosofici e teologici, presso il famoso Collegio Romano. Ordinato sacerdote nel 1847, i moti rivoluzionari del 1848 lo costrinsero a trovare rifugio presso le comunità dei gesuiti di Inghilterra e quindi del Georgetown College di Washington. Qui, sentendosi molto portato verso gli studi di fisica, iniziò a fare esperimenti sulla legge di Ohm e soprattutto, avendo fatto amicizia con il famoso oceanografo e meteorologo Matthew Fontaine Maury, apprese da lui  nuovi metodi per lo studio della  meteorologia. Tornato a Roma dopo la breve parentesi della Repubblica Romana, i superiori, nel 1849, lo nominarono direttore dell’osservatorio astronomico del Collegio Romano. Il p. Secchi, in quanto direttore di un osservatorio astronomico e meteorologico si occupò principalmente di astronomia e di meteorologia, publicando studi e ricerche in questi due campi rispettivamente nelle “Memorie” e nel “Bullettino” dell’Osservatorio del Collegio Romano.

La vita del p. Secchi subì un brusco mutamento a seguito dell’occupazione di Roma nel 1870. Nel 1873 infatti il Collegio Romano fu espropriato e dichiarato proprietà della Stato italiano. Quando il Governo italiano volle occupare anche l’osservatorio, il p. Secchi protestò solennemente e rifletté seriamente sull’idea di cercare un asilo in Inghilterra, in Francia o negli Stati Uniti, da dove aveva avute le offerte più lusinghiere. Ma in fine lo scienziato di fama mondiale fu lasciato in pace e per il momento l’osservatorio, col suo personale, restò alla Santa Sede e la grande scritta in lettere di bronzo sopra l’ingresso, Osservatorio Pontificio, rimase ancora al suo posto. Ma il trattamento di riguardo fatto al p. Secchi non andò oltre la sua morte, avvenuta dopo una lunga e dolorosa malattia, il 26 febbraio 1878.

2. Secchi scienziato

Astronomia. Il p. Secchi iniziò il suo lavoro di direttore col dare una nuova sede all’osservatorio, ricostruendolo, secondo un antico progetto del p. Boscovich, sopra la chiesa di S. Ignazio annessa al Collegio romano. I robusti muri della chiesa e quattro poderosi pilastri che, secondo il progetto originario dell’architetto della chiesa, mai realizzato, dovevano portare una cupola di 80 metri di altezza e 17 di larghezza, offrirono un fondamento che per un osservatorio non si poteva desiderare migliore.

Al rifrattore di Cauchoix, ereditato dal suo predecessore e maestro p. De Vico, aggiunse un telescopio rifrattore di Merz di 24 cm. di apertura e 4,35 m di distanza focale, strumento ottimo per quei tempi, acquistato con l’aiuto del p. Rosa, suo assistente, che mise a disposizione l’eredità paterna.

Il p. Secchi, per la sua cultura scientifica e per le sue doti, era soprattutto un fisico, e soltanto per il desiderio dei suoi superiori  si dedicò all’astronomia, nella quale si rivelò poi così eminente. Rivolse un’attenzione particolare soprattutto all’astrofisica: una decisione coraggiosa, in un tempo in cui pochi avevano intravisto le grandi possibilità che si aprivano in questo campo. Tuttavia, non trascurò le altre questioni dell’astronomia dedicandovi tempo e passione, benché dovesse tenere le regolari lezioni di astronomia e di fisica nell’Università Gregoriana. Osservò stelle doppie, nebulose, pianeti e comete. Di queste ne scoperse tre negli anni 1852-1853.

Aveva una particolare predilezione per il sole, i cui molteplici studi lo occuparono fino al termine della sua vita. Quotidianamente osservò e notò il numero, il movimento e l’aspetto delle macchie, ne disegnò le più interessanti stando al cannocchiale. Quando  Janssen e Lockyer, nel 1868, trovarono un metodo particolare per osservare con lo spettroscopio le protuberanze del sole anche senza un eclisse, il p. Secchi si mise subito su questa nuova via e ben presto trovò la connessione fra le protuberanze e le macchie solari. I suoi magnifici disegni delle immense fiamme rosse d’idrogeno, che prorompono dalla superficie solare in forme fantastiche e sempre cangianti, sono diventati classici nella letteratura astronomica. Ecco come i1 14 agosto del 1871 il p. Secchi scriveva al p. Denza di un suo nuovo metodo di osservare le protuberanze solari: 

Ho fatto oggi una bella scoperta. Ho trovato il modo con cui vedere il sole e il suo spettro simultaneamente con quello delle protuberanze in modo da poter misurare l’altezza di queste, e la distanza del loro vertice dal lembo solare. Non le posso dire il come che sarebbe troppo lunga cosa: è una fortunata combinazione di pezzi che posseggo.  Può dare notizia di questa scoperta nel suo prossimo bullettino, perché ho così adempito al voto degli astronomi di poter vedere il sole insieme colle sue protuberanze.1

In occasione dell’osservazione dell’eclisse totale di sole in Sicilia del 22 dic. 1870, nacque una stretta collaborazione con Pietro Tacchini, astronomo dell’osservatorio di Palermo: insieme fondarono la Società degli Spettroscopisti Italiani, la prima società scientifica specificamente dedicata all’astrofisica, che aveva come organo di collegamento le “Memorie della Società degli Spettroscopisti Italiani”. Su queste Memorie p. Secchi pubblicherà le sue maggiori ricerche sul Sole.

Inoltre diresse il suo spettroscopio verso le stelle. Seguendo l’esempio di Fraunhofer e di Respighi, altro astronomo pontificio, direttore dell’osservatorio del Campidoglio, appartenente all’Università (o Archiginnasio) ”La Sapienza”, collocò un prisma davanti all’obiettivo del rifrattore di Cauchoix. In questo modo esaminò più di 4000 stelle – lavoro forte, lungo e faticosissimo – giungendo ad una scoperta la cui portata neppure egli stesso poté intuire. Nonostante tutte le diversità degli spettri delle singole stelle, trovò molte rassomiglianze, in base alle quali poté raggruppare le stelle, secondo i loro spettri, in quattro classi o tipi: ” Lyrae, (idrogeno), ” Herculis (bande di assorbimento), gialle come il sole, rossastre (al carbonio).  Per questa scoperta, pietra miliare nella storia dell’astrofisica, il p. Secchi è considerato il padre della classificazione degli spettri stellari. Questa tecnica infatti si è rivelata strumento potentissimo per le ricerche sull’origine e la struttura dei sistemi stellari. Essa, tra l’altro, ha permesso di sfatare l’affermazione di Auguste Comte, (+ 1857 !)  fondatore del positivismo, il quale aveva affermato che non si sarebbe mai potuta conoscere la composizione di una stella  dato che non sarebbe stato mai possibile esaminarne un pezzo in laboratorio!

Meteorologia.  Nella meteorologia, sul’esempio dei metodi attuati negli Stati Uniti, il p. Secchi dette importanza all’aspetto dinamico, studiando le correlazioni esistenti tra fenomeni vari: burrasche, variazioni del campo magnetico terrestre, correnti telluriche e attività solare. Perciò introdusse, primo in Italia, il servizio meteorologico telegrafico giornaliero  tra le principali città della Stato Pontificio (Roma, Ancona, Bologna, e Ferrara) e, grazie alla generosità di Pio IX, realizzò il “meteorografo”, che registrava allo stesso tempo e con continuità  i vari dati meteorologici. Questo strumento, inviato alla Esposizione Universale di Parigi del 1867, gli procurò il Grand Prix e l’assegnazione della Legion d’onore da parte della Francia e la Rosa dell’Imperatore del Brasile. Nell’ambito del suo osservatorio il p. Secchi installò anche una stazione magnetica per lo studio delle variazioni del magnetismo terrestre in relazione all’attività solare. Per questa sua celebrità nel campo della meteorologia, non inferiore a quella che si era conquistata in campo astronomico, il p. Secchi fu Direttore del Servizio meteorologico dello Stato Pontificio e, dopo il 1870, fu nominato presidente del Consiglio Direttivo della Commissione di pianificazione della  della meteorologia in Italia.

Altre Attività: Accanto all’insegnamento e alle ricerche di astronomia e meteorologia che costituivano la sua occupazione principale, il p. Secchi, per la sua ampia competenza nel campo più generale della fisica, fu chiamato a svolgere molti compiti di pubblica utilità come: perfezionamento del sistema dei fari nei porti pontifici; servizio dell’ora esatta alla città di Roma; distribuzione di acque potabili; istallazione di parafulmini; progetto di ferrovie elettriche; misura della base geodetica sulla via Appia per la triangolazione dello Stato Pontificio e del Regno di Napoli; definizione del punto geodetico a Roma Monte Mario, utilizzato poi per definire il primo meridiano d’Italia; partecipazione a Parigi alla Commissione per la definizione del metro campione in rappresentanza della Santa Sede … Tutto ciò spiega perché sull’Annuario scientifico italiano, fin dal 1864, il P. Secchi veniva qualificato come: astronomo, meteorologo, fisico, chimico, meccanico, analista, ingegnere, geografo, idraulico, archeologo,2 e anche perché Lorenzo Respighi, suo collega, direttore dell’Osservatorio del Campidoglio, nell’elogio funebre del p. Secchi poté dire che i lavori e le pubblicazioni del P. Secchi sembrano rappresentare piuttosto l’operosità d’un corpo scientifico, che quella d’un solo individuo3.

Tutte queste attività, dimostrano quanto forte fosse nel p. Secchi il senso del “bene comune”. Questa preoccupazione si manifestò in particolare attraverso l’impegno che egli mise nello sviluppare la meteorologia dinamica, favorendo il più possibile l’istallazione di stazioni meteorologiche. Così ne fondò diverse intorno a Roma perché, tramite esse,

si sarebbe sufficientemente studiato il gruppo dei colli laziali. Da tale studio l’illustre meteorologo si riprometteva largo vantaggio per la scienza, per l’agricoltura e per l’igiene, essendo esso il centro principale di coltura dei nostri vini e dei cereali.4

Non per nulla l’attuale ufficio meteorologico di Roma che ha tuttora sede nel Collegio Romano in quanto continuazione di quello del p. Secchi, si chiama “Ufficio Centrale di Ecologia Agraria”.

Pubblicazioni: Oltre ai volumi: L’Unità delle forze fisiche, 1864 e 1874; Le Soleil, (1870 e 1875-77); Le Stelle, 1877; Lezioni elementari di Fisica Terrestre, 1879, sono da ricordare: La Misura della Base trigonometrica della Via Appia, 1854; Quadro fisico del Sistema solare, 1857; L’Astronomia in Roma nel Pontificato di Pio IX, 1877; le  Memorie e il Bollettino dell’Osservatorio del Collegio Romano; le Memorie della Società degli Spettroscopisti italiani e circa  730 piccoli trattati pubblicati su diverse riviste scientifiche.

3. Scienza e Fede in P. Secchi

A dire il vero, il discorso su come p. Secchi, (e con lui qualunque altro scienziato credente) ha vissuto (o vive) il rapporto scienza-fede potrebbe esaurirsi molto semplicemente dicendo: il fatto stesso che  egli era un vero credente e un vero scienziato dimostra da solo la perfetta compatibilità tra scienza e fede. I problemi di incompatibilità nascono solo quando alla scienza o alla fede si attribuiscono  ambiti che non appartengono ai loro campi specifici.

Nel caso del p. Secchi però, la pacifica coesistenza di scienza e fede è messa in particolare evidenza dalla grande apertura e libertà di spirito che egli mostrò nei riguardi delle nuove idee  che al suo tempo si facevano strada sia nel campo della fisica che in quello della biologia, ed è interessante notare come, nel presentare queste nuove idee, egli non trascuri mai di menzionare  come, all’origine di tutto, ci sia sempre Dio creatore, causa Prima di tutte le cose.

Per quanto riguarda il campo della fisica egli espose con entusiasmo le nuove idee pubblicando “L’Unità delle forze fisiche – Saggio di filosofia naturale”. Il p. Secchi presenta il volume dicendo:  

In quest’opera io non ho la pretensione di creare una novella filosofia della natura, ma solo di esporre quella che oggidì va prevalendo dietro lo studio dei fenomeni.

…. Il risultato fondamentale della nostra analisi si formula in poche righe. Tutte le tendenze astratte, le qualità occulte dei corpi, i numerosi fluidi immaginati fin qui col proposito di spiegare gli agenti fisici, debbono essere banditi dal dominio della fisica, perché tutte le forze della natura dipendono dal moto della materia ponderabile e della materia imponderabile o etere.5 E a conclusione dell’opera: Ma l’investigare questi principii e il ravvisare queste cause dirette de’ fenomeni non dispensa dalla causa Prima, dalla cui sola volontà dipende la prima limitazione delle azioni in intensità e direzione definita. L’uomo non può far altro che indagare quella prima volontà del Creatore da cui come effetto mediatamente dipende tutto ciò che si presenta al suo sguardo. Se tanto più rifulge l’abilità di un artista quanto più si dispensa dall’intervento della mano che lo introdusse, altrettanto sarà da dirsi dell’opera dell’Eterno Artefice.6

Questa pubblicazione procurò al p. Secchi non pochi dispiaceri e amarezze. Ci fu infatti chi, anche tra i suoi confratelli gesuiti, vide in essa delle tendenze di carattere filosofico ritenute pericolose per l’ortodossia della fede cattolica. Non bastava che il p. Secchi venisse osteggiato, perché prete e gesuita, da laicisti anticlericali e massoni, ma dovette difendersi anche da cattolici ultraconservatori e intransigenti.

Le parole che seguono con le quali p. Secchi si difendeva da questi attacchi, dimostrano la sua  grande apertura mentale che faceva di lui un precursore dei nostri tempi.

Mentre alcuni vedono l’incredulità e l’ateismo nei miei scritti, altri vi vede invece un’esaltata teologia che falsifica la fisica per appoggiare la bibbia […]. Chi si lamenta di non trovarvi le scoperte che aspettava, chi non vi trova la fisica di S. Tommaso. A questi dirò solo che la fisica dopo S. Tommaso ha camminato un poco, e che se S. Tommaso fosse stato a’ tempi nostri, non avrebbe adottato la fisica che adottò ma avrebbe preso quella adesso in uso nelle scuole ai tempi nostri, come allora prese quella in uso al tempo suo. […] Coi suoi progressi però la scienza non è arrivata a fare a meno di Dio, né quelli che speravano che la scienza vi arrivi avranno mai, né essi né i loro successori, questo.7

Leggendo queste parole non possono non venire in mente concetti simili espressi da Giovanni Paolo II nell’importante messaggio sul rapporto tra scienza e fede che egli inviò, nel 1988, al p. George Coyne, S.J., Direttore della Specola Vaticana, alla chiusura del convegno tenutosi a Castelgandolfo in occasione del 300E anniversario dei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica di Newton:

Il problema è urgente. Gli sviluppi odierni della scienza provocano la teologia molto più profondamente di quanto fece nel tredicesimo secolo l’introduzione di Aristotele nell’Europa occidentale. Inoltre questi sviluppi offrono alla teologia una risorsa potenziale importante. Proprio come la filosofia aristotelica, per il tramite di eminenti studiosi come s. Tommaso d’Aquino, riuscì finalmente a dar forma ad alcune delle più profonde espressioni della dottrina teologica, perché non potremmo sperare che le scienze di oggi, unitamente a tutte le forme del sapere umano, possano corroborare e dar forma a quelle parti della teologia riguardanti i rapporti tra natura, umanità e Dio?8

La stessa apertura il p. Secchi dimostra in campo biologico nei confronti di quella che, al suo tempo, era la nuovissima  teoria di Darwin sull’evoluzione dei viventi. Secchi, da uomo di scienza, non condivideva l’ipotesi evoluzionista poiché non ne vedeva le prove chiare ed evidenti: tuttavia si mostrava molto aperto per quei tempi in quanto non la escludeva a priori. Ecco che cosa si legge a proposito nelle sue “Lezioni di Fisica Terrestre”:

L’idea delle successive trasformazioni prese con debita moderazione non è punto inconciliabile  colla ragione. Infatti ove non si voglia tutto eseguito per pure forze innate e proprie della materia bruta, ma si ammette che queste forze non d’altronde derivassero che dalla cagione prima che creò la materia, e ad essa diede la potenza di produrre certi effetti, non vi è nessuna intrinseca repugnanza per credere che, fino a tanto che non interviene nessuna forza nuova, possano svilupparsi certi organismi in un modo piuttosto che un altro, e dar origine così a differenti esseri.9 

Nella vita di p. Secchi fede e scienza non furono semplicemente compatibili, ma l’una fu di stimolo per la crescita dell’altra. Se, in più di un’occasione, egli manifesta la sua ferma convinzione dell’esistenza di vita intelligente anche in altri mondi, ciò è dovuto al modo come egli, contemplando la natura e riflettendo sui risultati della scienza, non poteva fare a meno di considerare, alla luce della fede, il loro significato più profondo.

Il p. Secchi manifestò con chiarezza questa sua impostazione di vita fin dall’inizio della sua chiamata a dirigere il nuovo osservatorio del Collegio Romano: ecco infatti come si espresse riguardo alla missione che gli era stata appena affidata:

“Religioni et Bonis Artibus” è il motto che volle scolpito in fronte a questo collegio il suo fondatore a provare col fatto che la vera fede non è ostile alla scienza, ma che ambedue sono raggi di uno stesso Sole diretti ad illuminare le nostre cieche e deboli menti alla via della Verità. Senza quest’alto scopo, tali studi sono una mera curiosità, e spesso solamente fruttiferi di pene o almeno di non rimunerate fatiche. Il pensare quanto sia magnifico il manifestare le opere del Creatore è uno stimolo che sprona anche quando vien meno ogni altro eccitamento; questo solleva la mente sopra la materialità delle cifre, e forma di queste fatiche un’opera sublime e divina. A chi contempla il cielo, …..  gl’inonda il cuore un dolce senso di gioia in pensare a que’mondi senza numero, nei quali ogni stella è un sole benefico che, ministro della Divina Bontà, sparge vita e giocondità su altri esseri innumerabili riempiti della benedizione della mano dell’Onnipotente, e al vedersi far parte di quel privilegiato ordine di creature intelligenti che, dalla profondità dei cieli, sciolgono un inno di lode al loro fattore. Possa l’augusto concetto che mercé della moderna scienza il creato c’ispira della Divina Potenza, Immensità, e Bontà, sublimare i nostri affetti e desiderii, e togliendoli dalla piccolezza di questa vita meschina indurli a cercare la loro piena soddisfazione soltanto in Colui che è solo fonte puro e perenne di ogni felicità.10

Andando avanti negli anni il p. Secchi maturò sempre più la convinzione che la scienza è dono di Dio: un dono che va invocato con la preghiera al fine di comprendere l’opera creatrice di Dio e glorificarne la grandezza: Ricorriamo dunque al Signore di tutte le scienze …. e in special modo alla SS. Persona della SS. Trinità a cui è specialmente per appropriazione attribuito il rischiarare il nostro intelletto, ricorriamo a Lui perché ci illumini giacché noi non vogliamo questa intelligenza per nostra vanità … Perché da questa cognizione di Lui e delle sue opere noi impariamo ad amarlo e servirlo.11

Mi piace concludere con le parole di Ileana Chinnici:

In un momento storico nel quale la cultura e l’opinione pubblica sperimentavano quel divario tra scienza e fede che avrebbe incontrato anni marcatamente polemici fra fine Ottocento e primo Novecento, Secchi ha la consapevolezza di incarnare una sintesi tra lo scienziato e l’uomo di fede; egli si rende conto dell’importante valore della sua testimonianza, egli che – come scrissero il p. Ferrari e il fr. Marchetti, suoi stretti collaboratori, nel suo elogio funebre – «in tutta la sua vita e carriera scientifica altro non aveva cercato che l’onore e la difesa della Chiesa Cattolica, mostrando ad evidenza come ben si possono congiungere la Scienza e la Cristiana Pietà».12

Note.

1. Specola Vaticana, Archivio Secchi-Denza, p.62.

2. Bellino Carrara: Il P. Angelo Secchi, Padova 1903, p.30.

3. Ivi.

4. Padre Angelo Secchi, nel XXV dalla morte. Il Comitato Romano, 1903, p. 60.

5. A. Secchi: L’Unità delle forze fisiche, Milano, Fratelli Treves 1874, I. p. VII.

6. Ivi, II, pp. 379-380.

7. Archivio della Pontificia  Università Gregoriana, Fondo Secchi, 23, I, 5.

8. S. Maffeo: La Specola Vaticana, Città del Vaticano, 2001, p. 326.

9. A. Secchi: Lezioni di Fisica Terrestre, E. Loescher 1879, p. 199.

10. A. Secchi: Memorie dell’Osservatorio del Collegio Romano, 31 luglio 1856, pp. 157-158.

11. Archivio della Pontificia  Università Gregoriana, Fondo Secchi, 2, VII.a, 22.

12. Ileana Chinnici: Angelo Secchi, in Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede. Città Nuova – Urbaniana University Press, 2002, II,  p. 2098.

Curriculum

P. Sabino Maffeo, S.J. Nato a Somma Vesuviana (Napoli) il 1 nov. 1922.

Gesuita dal 1937. Studi filosofici e teologici a Roma presso l’Università Gregoriana.

Ordinato sacerdote nel 1953. Laureatosi in fisica pura nel 1957, insegnò fisica al liceo dell’Istituto Massimiliano Massimo, Roma e fu rettore dello stesso Istituto dal 1962 al 1968. Provinciale della Provincia Romana della Compagnia di Gesù fino al 1973. Direttore Tecnico della Radio Vaticana fino al 1985. Vice Direttore Amministrativo della Specola Vaticana fino al 2003. Ora è Assistente del Direttore. Ha pubblicato:

– La Specola Vaticana. Nove Papi Una Missione, 2001, Città del Vaticano.

(Traduzione inglese: The Vatican Observatory – In the Service of Nine Popes)

J. G Hagen, S.J.: Astronomo e Direttore spirituale della Beata Elisabetta Hesselblad, 2006, AdP, Roma.

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