La verità della risurrezione di Cristo

La verità della risurrezione di Cristo

“La verità della risurrezione di Cristo”

scritto da P. Marcelo Bravo Pereira, L.C.


Il cristianesimo riconosce nell’evento della risurrezione il suo asse fondamentale. Già insegnava san Paolo che se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede (1Co 15,14). Se Cristo fosse rimasto nel sepolcro dopo il terzo giorno, tutto il movimento spirituale da lui iniziato sarebbe rimasto sepolto con lui. Al massimo Gesù sarebbe ricordato come un grande rabbino, come un maestro illuminato, sopraffatto dalla cattiveria e dalla gelosia di coloro che si arrogavano il diritto di guidare il popolo e di stabilire ciò che è buono e ciò che è cattivo in ambito religioso.

La risurrezione di Gesù è un fatto storico che trascende la storia. Per la nostra fede non basta che la risurrezione di Gesù abbia un valore simbolico. La risurrezione può significare “l’amore che vince la morte” solo a patto che Gesù sia veramente risorto, cioè che storicamente, al terzo giorno, in un modo che va oltre la nostra comprensione, Gesù si sia apparso vivente ai suoi discepoli e abbia con loro mangiato e bevuto prima di salire in cielo come Sommo Sacerdote della creazione.

Qui sta la singolarità del fatto cristiano. Se la risurrezione avesse un significato puramente simbolico, non ci sarebbe molta differenza tra essa e altri miti altrettanto significativi. Cristo risorto si collocherebbe accanto ad altri racconti simbolici come quello dell’araba fenice. Infatti, il mito dell’araba fenice può significare in modo pregnante il risorgere dalle ceneri, il ritorno alla vita dopo la morte, è un bel simbolo della resilienza che supera ogni avversità. Può essere pure un modo di percepire la stessa sopravvivenza dopo la morte: In nidulo meo moriar – ut phoenix multiplicabo dies è l’epitaffio che si trova nella tomba di Giovanni Battista Gisleno, nella parete del fondo di Santa Maria del Popolo. Come l’araba fenice diventa cenere e poi risuscita, così aspettiamo tutti noi di tornare alla vita dopo la morte.

La risurrezione di Cristo non si colloca nella categoria di mythos, al di fuori del tempo e senza rapporto con la storia. È vero che Cristo risorto supera la storia, il suo corpo glorioso non segue più le leggi della fisica moderna né della biologia. Lui appartiene ormai al nuovo eone, all’Ottava settimana cosmica, ai cieli nuovi e alla terra nuova… Ma è sempre il corpo del Maestro, quello che si lasciò toccare dai bambini e dalla donna emorroissa. È lo stesso corpo che Maria avvolse in fasce e nutrì con il suo seno. Perciò Giovanni poté esclamare qualche decennio dopo l’evento storico della risurrezione: “Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita” (1Gv 1,1-2)… quel Gesù, così umano e così vicino, è “il Verbo della Vita” che noi vi annunciamo “perché la nostra – e la vostra – gioia sia completa”.

Quel Cristo veramente risorto, annunciato da coloro che lo hanno visto e toccato, è ancora oggi annunciato dal Santo Padre, in modo solenne, dalla loggia di san Pietro a tutti i cristiani e uomini di buona volontà: Resurrexit Christus vere, Alleluia!

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