Attacco alla Legge 40 e al diritto all’obiezione di coscienza

Attacco alla Legge 40 e al diritto all’obiezione di coscienza

La guerra contro i diritti fondamentali dell’uomo non ha conosciuto tregua neanche durante questa settimana. In particolare, scelgo di riportare l’attacco operato dall’Associazione Luca Coscioni che ha il duplice obiettivo di cancellare il diritto all’obiezione di coscienza dei medici e di promuovere l’abolizione della Legge 40 sulla fecondazione assistita.

L’8 marzo il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa annuncia la sanzione per l’Italia perché, a causa dell’elevato numero di medici obiettori, l’Italia non garantisce il rispetto della legge 194 sull’interruzione di gravidanza e il 10 marzo l’Associazione Luca Coscioni decide di portare all’attenzione dei media una vicenda avvenuta all’ospedale Pertini di Roma quattro anni prima: una madre, Valentina Magnanti, «costretta ad abortire al quinto mese da sola come un cane» e tra «dolori lancinanti». A detta della donna, la colpa è da attribuire alla Legge 40 che non permette l’accesso alla procreazione medicalmente assistita a chi è fertile – lei, infatti, è portatrice sana di una grave malattia genetica ma non è sterile – e dei «troppi medici obiettori» che non l’hanno assistita durante l’aborto (la Repubblica, 11/03/2014).

L’ospedale Pertini smentisce: «La signora è stata assistita, durante la degenza, da due medici non obiettori di coscienza che fanno parte dell’équipe istituzionalmente preposta alla Ivg (Interruzione Volontaria di Gravidanza)». Come ha fatto giustamente notare Olimpia Tarzia (consigliere regionale del Lazio e presidente del Movimento PER – Politica Etica Responsabilità), se anche ci fosse sta omissione di soccorso, «questa va imputata nei confronti dei medici di turno, non tirando in ballo l’obiezione di coscienza» (Tempi, 12/03/2014).

Singolare anche il fatto che i radicali dell’Associazione Coscioni per quattro anni non hanno ritenuto opportuno assistere la donna e che, soltanto ora che il Consiglio d’Europa ha preparato per bene il terreno con il richiamo all’Italia, hanno deciso di presentare il provvedimento del Tribunale nei confronti del Pertini.

Vogliono farci credere che l’aborto non è in se stesso una pratica pericolosa e penosa per la donna, ma lo è solo in quanto i medici che “non fanno il proprio lavoro” sono troppi. Fanno finta di non capire che l’obiezione di coscienza è un diritto fondamentale, sancito dalla stessa legge 194, e che l’omissione di soccorso è un’altra cosa.

Vogliono farci credere che ricorrere alla diagnosi pre-impianto per avere un figlio sano è un diritto dei genitori che, tra l’altro, evita di farli soffrire a causa di un aborto in stato di “abbandono”. Fanno finta di non capire che queste persone non «chiedono solamente di poter avere una gravidanza con un bambino che viva», come sostiene la segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, ma chiedono di poter selezionare i propri figli, di poter uccidere il figlio malato e di “graziare” il figlio sano, negando il diritto fondamentale alla vita di questi esseri umani.

La schizofrenia di una visione che considera “umano” uccidere e costringere ad uccidere: su la Repubblica un articolo di Corrado Augias, “Se l’obiezione impedisce di rispettare la legge”. La Chiesa dovrebbe avere «Una visione più umana di questi argomenti» (la Repubblica, 16/03/2014). Il giornalista considera il diritto all’obiezione di coscienza una vergogna del nostro Paese e la Legge 40 uno scandalo umanitario.

Su Avvenire Pier Giorgio Liverani riporta un intervento di Carlo Flamigni sull’Unità. Secondo Flamigni l’obiezione di coscienza è lesiva di alcuni valori riconosciuti dalla Costituzione. La quale, però, – sottolinea Liverani – garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, il pieno sviluppo della persona, protegge la maternità e vieta alla legge di violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana (Avvenire, 16/03/2014).

«Sola, abbandonata in quella trincea, tagliata fuori dalla carriera e costretta a fare aborti come in una catena di montaggio» (la Repubblica, 15/03/2014). Alla fine, la ginecologa Rossana Cirillo si è arresa. «Ho fatto l’unica scelta possibile ma che avevo sempre respinto: mi sono dichiarata obiettrice, ho detto addio al reparto che con tanta fatica avevo costruito e ho cambiato vita». La colpa, a suo dire, è dei medici obiettori. Continua: «Mi sentivo soltanto un braccio esecutore, come se ci fosse ormai un’inquietante selezione tra le donne, e il diritto di avere un figlio fosse consentito soltanto ad alcune e non ad altre, come queste invisibili che arrivavano in silenzio e poi scomparivano». Poi suo figlio diventa padre e lei sente di voler cambiare vita: «Ogni tanto mi diceva: mamma perché fai questo lavoro…». In fondo, mi sa che anche la sua coscienza ha subito uno scossone.

di Valentina Tosi

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