Bindi, non Bondi e quei 17 mila sindaci francesi obiettori

Bindi, non Bondi e quei 17 mila sindaci francesi obiettori

Procreazione. L’Italia ricorre a Strasburgo, o meglio, al Cedu, Corte europea dei diritti umani. Fra i molti articoli che gridano allo scandalo – su tutti la solita Repubblica (titolo: Fecondazione assistita, governo ricorre contro le donne sulla diagnosi preimpianto, 29.11) ne registro due di taglio contrario. Il primo è su Avvenire del 23 e porta la firma dell’ex sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella la quale, giorni prima, sempre sulle pagine del giornale dei Vescovi ha respinto al mittente (l’ex ministro e collega di partito Sandro Bondi)  l’accusa di radicalismo religioso sui temi di bioetica. Se questo è il parere di Bondi, meglio la Bindi, replica. Invece sul ricorso italiano eccola intervenire con una “lucida” lettera al direttore Marco Tarquini.

“Caro Direttore  inutile girarci intorno. Legge 40 a parte, in Europa sull’eugenetica dobbiamo combatte una battaglia culturale contro chi ritiene che bimbi geneticamente non sani non siano degni di selezione perché “until”. Firmato Roccella.

Sempre in tema di ricorso alla Grande Chambre della corte di Strasburgo, il secondo articolo che propongo alla vostra lettura è datato  30.11 è si trova sul quotidiano romano Il Messaggero dove in veste di eminente giurista qual è – e tralasciando la sua carica di presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica – il prof. Francesco Paolo Casavola affronta la questione del ricorso da un punto di vista meramente giuridico. Instillando o proponendo al lettore due interessantissimi analisi la prima delle quali affronta la questione del limite e ruolo degli organismi europei in tema di sovranità giuridica sui paesi membri – è il: può una Corte sovrannazionale imporre al Legislatore nazionale la riscrittura di una legge votata da un Parlamento e confermata da un referendum del suo popolo ? –  La seconda analisi si incentra invece sulla persona fisica o giuridica del ricorrente la corte.  Ammesso – e non concesso – il diritto di avocazione da parte di un nostro cittadino la Corte europea dei diritti dell’uomo, la Corte stessa  dovrebbe o potrebbe avocare tale istanza dopo che il ricorrente abbia esperito tutti i gradi di giudizio previsti nel suo Stato di appartenenza. Analisi che hanno il merito di offrire delle soluzioni giuridiche inappuntabili.

Passiamo ora al Gay After. Lo avevamo riportato due settimane orsono. Dopo la straordinaria e per certi versi inaspettata risposta di oltre 100 mila oppositori alla legge sui matrimoni omosessuali, il presidente francese Hollande riceve una delegazione dei 17 mila sindaci “omofobi” ai quali non va proprio giù di sposare un lui e un lui o una lei con una lei. Come uscirne senza inimicarsi la lobby gay ? Semplice. Per Hollande, i sindaci, come i medici contrari all’aborto, potranno avvalersi dello status di obiettore e delegare le mariage omosessuale a un loro vicario. Ricerca la notizia sui maggiori siti dei redazionali francesi come Le Figaro o Le Monde.

Ancora cronaca internazionale. Non è il famoso tennista Bjiorn ma Tenio Borg. E questa volta, a differenza di Rocco Buttiglione, ce l’ha fatta. Dopo lungo scontro, il Parlamento lo ha nominato Commissario alla salute. 386 voti favorevoli, 285 contrari e 28 astenuti. Cosa c’è di eccezionale da riportarvelo nel mio commento? Solo la notizia una volta tanto buona della vittoria di un cattolico antigay e anti abortista che ha sconfitta la potente aggregazione socialista del Parlamento europeo e la stampa italiana come Repubblica 22.11. (Ue, scontro sul commissario anti-abortista, p.18).

Ancora articoli da non perdere.  Con ”Bioetica, stop alla doppia morale” del preparato e appuntito Pier Luigi Fornari – ospite lo scorso anno a una nostra tavola rotonda – si conclude la serie di interessanti confronti per mezzo stampa del tema: “Emergenza antropologica: per una nuova alleanza tra credenti e non credenti”. Su www.avvenire.it, colonna centrale del sito, troverete tutto il dibattito tra Tronti, Sorbi, Barcellona, Vacca – i cosiddetti marxisti ratzingeriani – e i “nostri” Possenti, Magatti, Ricci, D’Agostino.

Antonello Cavallotto

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