Ciechi di fronte all’aborto: la realtà che non si vuole vedere

Ciechi di fronte all’aborto: la realtà che non si vuole vedere

In questi giorni, tanti hanno esultato perché uccidere i bambini nel grembo materno è diventata una pratica più “sbrigativa”. Una realtà radicalmente ingiusta, quella dell’aborto, resa banale da una cultura che preferisce tapparsi gli occhi.

Nel Lazio, l’aborto tramite l’utilizzo della pillola abortiva Ru486 poteva essere effettuato solo in regime di ricovero ordinario della durata di tre giorni ma, dal 25 marzo, con la delibera firmata dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, può avvenire anche in day-hospital. (Ansa, 25/03/2014)

«L’obiettivo della Regione – si legge nel comunicato dell’Ufficio Stampa della Regione Lazio – è sostenere le donne in un momento così delicato con procedure più semplici puntando su prevenzione, assistenza e tutela della salute. La pillola Ru486 rappresenta una soluzione meno invasiva rispetto all’intervento chirurgico, è per questo che la Regione ha scelto di semplificare le procedure: è un atto di profondo rispetto nei confronti delle donne».

Non la pensano allo stesso modo i ginecologi e gli ostetrici dell’A.I.G.O.C. (Associazione Ginecologici e Ostetrici Cattolici) che in comunicato diffuso il giorno successivo affermano che gli effetti fisici della Ru486 sono gli stessi di un aborto chirurgico eseguito in anestesia (contrazioni, espulsione ed emorragia), con la differenza che, con la pillola abortiva, la donna vive tutto questo in diretta e senza l’assistenza medica. Inoltre, sostengono, il fatto che il decorso post abortivo sia meno traumatico è tutto da dimostrare, perché, in ogni caso, la donna va incontro ad un vero e proprio lutto.

Secondo il prof. Giuseppe Noia (medico chirurgo, specialista in Ginecologia, ostetricia, chirurgia fetale invasiva presso l’ospedale “Agostino Gemelli” di Roma), l’aborto farmacologico non è facile, non è indolore ma, al contrario, può portare complicazioni e aggiunge solitudine a solitudine: «Significa perdere il proprio figlio da sole, magari in un water a casa» (Romasette.it, 26/03/2014). A volte, occorrono dieci penosissimi giorni alla Ru486 per provocare la morte del figlio indesiderato; inoltre, le gravi sepsi in cui possono incorrere le donne hanno già procurato trentacinque morti accertate (Comunicato A.I.G.O.C., 26/03/2014).

Come ha sostenuto il prof. Alberto Gambino (ordinario di diritto privato e direttore del Dipartimento Scienze Umane dell’Università Europea di Roma), questa prassi dell’aborto fai-da-te «È provocata dall’interesse a diminuire i costi della procedura abortiva, riducendo i giorni di ricovero», piuttosto che dalla preoccupazione per i rischi per la salute delle donne (Asca.it, 26/03/2014). Se non si tiene minimamente a cuore l’essere umano più indifeso e innocente che esiste al mondo, viene naturale chiedersi da dove nasce tutto questo “premuroso” interesse per il “benessere” delle donne, infatti.
Di questa vicenda si può rimanere indignati, ma non certo stupiti. L’aborto “casalingo” non è altro che la conseguenza necessaria di quella visione che vede la donna proprietaria del “grumo di cellule” che porta in grembo (La Nuova Bussola Quotidiana, 27/03/2014)

Crea indignazione ma non stupisce nemmeno la notizia degli oltre quindicimila feti bruciati negli inceneritori e usati per riscaldare ventisette ospedali nel Regno unito (Zenit, 26/03/2014), così come crea indignazione ma non stupisce la notizia, che viene dalla Francia, del medico multato di diecimila euro perché decide di regalare delle scarpine da neonato ad una donna che vuole abortire. (Zenit, 27/03/2014). Questa è l’ipocrisia di chi non vuole vedere in faccia la vittima dei propri interessi.

Nonostante tutto, siamo ancora in tempo per cambiare le cose. «Dio nel suo amore misericordioso per l’uomo e per il mondo abbraccia anche le situazioni più disumane, nelle quali l’immagine del Creatore presente in ogni persona appare offuscata o sfigurata», ha detto Papa Francesco lo scorso 24 marzo nel corso dell’udienza in Vaticano con i partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari (per la pastorale della salute). Il Santo Padre invita ognuno di noi a custodire la vita in qualunque stadio e condizione si trovi e a riconoscere la dignità e il valore di ogni singolo essere umano, dal concepimento fino alla morte.

Tornano attuali le parole dello scrittore, giornalista e aforista inglese, Gilbert Keith Chesterton, convertito al cattolicesimo: «Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili».

di Valentina Tosi

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