Così fan tutti. Ancora un caso di suicidio assistito. Peccato che i ricorrenti non erano malati

Così fan tutti. Ancora un caso di suicidio assistito. Peccato che i ricorrenti non erano malati

Dopo il caso dell’ex magistrato Pietro D’Amico che credeva di avere poco da vivere e per questo si era rivolto ad una clinica svizzera per un suicidio assistito (Corriere della Sera, Andrea Pasqualetto, Suicidio assistito: ma non era malato, 11.7) è ora il caso di Daniela Cesarini, ex assessore comunale ai servizi sociali di Jesi, Marche, la quale in piena salute è andata a Basilea, nella stessa clinica del magistrato e, senza che nessun certificato medico attestasse una malattia terminale, ha chiesto “semplicemente” che le venisse sperimentata la civile legge elvetica del suicidio assistito

Lo riporta il quotidiano locale “Il Resto del Carlino, Marche, suicidio assistito in Svizzera,. Neppure Daniela poteva morire”, p. 15 di Sara Ferreri, 21.7).

Ora sotto inchiesta è finita la dottoressa  Erika Presisig, la stessa dottoressa che aveva aiutato l’ex magistrato D’Amico. I due articoli scelti vogliono far riflettere circa la banalizzazione della vita e della malattia. Circa quello che con un linguaggio più aulico i bioeticisti personalisti chiamano e a ragione: il pendio scivoloso o piano inclinato. Ossia il trascinamento cui si perviene quando non si pongono limiti al principio di autodeterminazione.

Se posso autodeterminarmi nel dire di no a una terapia, perché non posso autodeterminarmi nel dire sì al suicidio assistito? L’unica limitazione è la richiesta di un breve periodo di riflessione. Poi i medici quelli svizzeri come si vede, eseguiranno tutto ciò che tu hai liberamente scelto. Anche se non sei veramente malato.

Ah, civile e protestantica Svizzera –  associazioni private – rigorosamente senza fini di lucro ti aiutano al suicidio. E perché frantumare il sonno di chi, anche se non malato, si sente semplicemente stanco di vivere ?   

L’estate è un po’ pazza, quest’anno. Come l’omofobia, basta la parola. Parola come titola e scrive Paola Ricci Sindoni, Presidente di Scienza & Vita su Avvenire del 7 di un certo peso e senso. “Omofobia. Basta la parola”. E’ vero. Soprattutto quando sono parole performative ossia parole che impongono comportamenti ideologici e che pensano per noi. E’ estate. Dobbiamo riposare. Omofobia. Ma chi è davvero discriminato ?

Scivolando lungo il piano inclinato dei Paese “civili”  ho scelto altre due chicche estive. La prima, il sigillo reale di Sua Maestà Elisabetta alla nozze gay. (La Stampa, Londra sì alle nozze gay, 18.7).

Eh insomma. Dopo Obama, Zapatero, Hollande, poteva non mancare la regina madre ? La seconda arriva dalla cattolica (sic !) Irlanda. La gravidanza potrà essere interrotta anche per ipotesi suicidio. E’ una “svolta storica”, titola il Giornale,13.7). Orsù non abbattiamoci, così fan tutti i popoli progrediti. L’importante è non opporsi alla dittatura relativista. E quindi rilassiamoci. 

Antonello Cavallotto

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