La dittatura del gender: chi sono i veri discriminati?

La dittatura del gender: chi sono i veri discriminati?

Tanti genitori (e non solo) saranno stati rincuorati dalla notizia di questi giorni. Una circolare del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha, infatti, fermato la diffusione degli opuscoli gender “Educare alla diversità a scuola” realizzati dall’Associazione scientifico-professionale “Istituto A.T. Beck” di Roma (Tempi.it, 5/02/2014) su mandato dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) in base ad un contratto che risale al dicembre 2012.

Niente dovrebbe entrare nelle scuole senza l’assenso informato del Ministero dell’Istruzione – aveva asserito il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi – ed, invece, tali opuscoli erano stati distribuiti senza condividere il progetto col Ministero ma solo con le associazioni Lgbt (Lesbiche/Gay/ Bisessuali/Transessuali).
In una nota congiunta del 4 aprile, Arcigay, Arcilesbica, Associazione radicale Certi Diritti, Equality Italia, Famiglie Arcobaleno e Mit (Movimento Identità Transessuale) protestano, come era prevedibile, sostenendo che il blocco dei libretti da parte del Miur è una cancellazione immotivata che «Pare raccogliere il perentorio ordine del cardinale Angelo Bagnasco», il quale aveva, giustamente, messo in evidenza che c’è una differenza tra lo scopo che le tre guide si prefiggono in teoria e quello che mirano a raggiungere in realtà. Infatti – faceva notare il Cardinale – è giusto sconfiggere bullismo e discriminazione ma sbagliato “instillare” nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità e la fede religiosa. In questi libretti si legge, ad esempio, che è scorretto incoraggiare un orientamento eterosessuale attraverso l’assunzione che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà.
Grazie alla circolare del Miur possiamo tirare un sospiro di sollievo, ma breve, perché il grave attacco contro la famiglia e contro le persone che non condividono l’ideologia del gender (senza essere omofobe) è ancora in corso. Infatti – nonostante le persone responsabili di aggressioni, minacce o insulti verso gli omosessuali (e verso qualsiasi altra persona) siano già punite dalle leggi in vigore – mercoledì 9 aprile ripartirà in Senato l’esame della proposta di legge Scalfarotto contro l’omofobia. Non si capisce da dove nasce l’esigenza di una legge simile, considerando che anche l’aggravante (Art. 61, c.p.), in questi casi, è già prevista. «Se una persona omosessuale è picchiata in un ristorante, non perché non ha pagato il conto ma in odio alla sua condizione di omosessuale, i nostri tribunali applicano l’aggravante dei “motivi abietti”». Tale aggravante si applica anche a chi, ad esempio, picchia un cattolico “in quanto cattolico” e così via. A cosa serve, dunque, una legge contro l’omofobia? È più grave picchiare un omosessuale che un cattolico? In realtà, il progetto di legge serve ad introdurre un delitto di opinione. Con la scusa di punire chi istiga alla discriminazione, questa legge intende punire anche chi, ad esempio, esprime il suo parere contrario ai “matrimoni” fra persone dello stesso sesso o all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali (La Nuova bussola quotidiana, 07/04/2014).
Stiamo assistendo ad una vera e propria discriminazione al contrario, ha asserito il Vescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, il 3 aprile scorso, riferendosi ad alcune schede sull’omofobia diffuse in una scuola e preparate dall’assessorato alle Pari opportunità del Comune di Torino (La Nuova Bussola Quotidiana, 4/04/2014).
A dimostrazione di quanto questa “discriminazione al contrario” sia reale, ricordo l’incidente di Casale Monferrato, dove un’ottantina di esagitati, appartenenti a partiti, centri sociali e a numerose associazioni omosessuali hanno impedito lo svolgimento di un convegno sulla legge contro l’omofobia, esordendo con frasi tipo «Basta che lei stia zitto e non la imbavagliamo».
«Se oggi è questo il movimento per i diritti gay, allora io mi chiamo fuori», ha detto Andrew Sullivan. Cosa ha spinto il famosissimo attivista gay a pronunciare una simile frase? Sono state le forzate dimissioni di Brendan Eich, l’amministratore delegato di Mozilla (il colosso del web famoso in tutto il mondo per il browser Firefox). L’uomo è stato messo alla porta dell’azienda perché ritenuto “colpevole” di aver versato mille dollari per la campagna referendaria a favore di una legge in California che sancisce l’unicità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna (La Nuova Bussola Quotidiana, 7/04/2014). «La protesta contro Eich, partita da una coppia di sviluppatori gay, era stata rilanciata dal sito di dating online “Ok Cupid”, che aveva invitato al boicottaggio del browser» (Corriere della Sera, 3/01/2014). Ma Brendan Eich non si è arreso al ricatto. Ha preferito dare le dimissioni piuttosto che rinnegare le sue convinzioni personali.
Si constata amaramente come, ancora una volta nella storia dell’uomo, persone che in passato sono state discriminate, appena ne hanno avuto l’opportunità, sono diventate a loro volta dei discriminatori.

di: Valentina Tosi

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