Liberi di marciare. Roma capitale della vita

Liberi di marciare. Roma capitale della vita

Lasciatemi aprire con una bella good news. A Roma, ieri, si è svolta la seconda marcia nazionale per la vita. Preceduta dal Convegno: “Chi salva una vita, salva il mondo intero” tenuto presso la “nostra” Università. Una bellissima e pienissima marcia. Marcia contro l’indifferenza, la tiepidezza e i bizantinismi etici. Una marcia – come ha scritto Marco Tarquini nella sua rubrica, che “smuove le coscienze e ricorda quanto sia importante argomentare pubblicamente a favore della vita umana in particolare quand’è più vulnerabile” (Avvenire del 5, pag.29).

E allora evviva la vita evviva la marcia.

Dalla vita all’anti-vita. L’euforia è purtroppo breve. Ecco i soliti sicofanti dell’anti-vita all’opera. La pillola dei cinque giorni dopo non è un farmaco abortivo. Parola di Veronesi che lo scrive sul periodico femminile Grazia. “Nessuno vuole l’aborto”, precisa il fascinoso Guru. “Il farmaco tanto contestato non va demonizzato, ma considerato ragionevolmente”. Ragionevolmente ? O casualmente?

Come il fatto accaduto in Inghilterra e riportato dal Foglio. A Lambeth, una donna “per caso” ha scoperto che i medici della clinica dove era ricoverato il padre settantesettenne, avevano scritto sulla sua cartella clinica l’acronimo Dnr (do not resuscitate), per favore non resuscitalo in caso di crisi cardiaca. Denunciati, i medici hanno ammesso, dispiaciuti, l’errore e rimosso l’indicazione (p. 3, 8 maggio ). Un errore un pò casuale?

A Pechino invece giovedì va in onda non l’errore ma l’orrore. Trovate medicine con resti umani. Lo riporta Avvenire a pag.26. “Casse di farmaci – 17 mila – sono stati fermati in Corea del Sud. I farmaci sono prodotti con i resti di feti – melius bambini – tagliati a pezzi e fatti a esiccare”.  Più che errore, un commercio appunto dell’orrore !

Cambiamo “taglio”. Giovedi 10 si apre con un parto record. A Napoli una donna di 58 anni è diventata mamma – o nonna – : Il tutto alla faccia dei rischi dell’età (su La Stampa, pag. 26). Nello stesso giorno, la Fondazione Gates, vale a dire l’organizzazione filantropica più importante del mondo, vuole riportare all’ordine del giorno globale la pianificazione famigliare. Il che tradotto significa promuovere il controllo delle nascite. I metodi però, tengono a precisare non saranno quelli coercitivi della Cina. Ah, per fortuna. (Il Foglio a pag. 5).

E chiudiamo infine con l’azzardo di Obama. Su La Stampa Gianni Riotta sintetizza bene il passo storico del Presidente Usa: “Dal Don’t ask, don’t tell – sui marines gay – al gay marriage Obama ha adesso cambiato parere. I matrimoni gay vanno riconosciuti”.  “Forse perché – come commenta con acume Riotta – la comunità gay è ricca di generosi finanziatori, le elezioni di novembre si avvicinano e Romney sta recuperando nei sondaggi” (a pag. 1). Forse.

Un “grazie ad Obama, lo scrive invece convinto Stefano Rodotà in prima su Repubblica del 12. “Grazie a lui, scrive Rodotà, il fronte dei nuovi diritti si è rimesso in moto”. Rodotà ricorda che anche Hollande ha affrontato senza reticenze il tema dei matrimoni omosessuali e che ora di questa rinnovata centralità dei diritti dobbiamo tenere conto anche in Italia. Tener conto ? Vedremo, caro Rodotà, vedremo.

Antonello Cavallotto

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