Presentata l’Agenda Bioetica del Governo

Presentata l’Agenda Bioetica del Governo

È stata presentata a Palazzo Chigi il 5 agosto 2010 dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e dal sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella “l’Agenda bioetica del Governo”.

La centralità della persona e la difesa del valore della vita costituiscono il principio guida dell’Agenda, che prevede cinque punti fondamentali:

  1. la vita umana al momento dell’inizio,
  2. la vita umana negli stati di massima disabilità,
  3. la vita umana quando è alla fine,
  4. i problemi legati all’uso dell’umano come materiale biologico,
  5. i criteri etici della ricerca.

È stata presentata a Palazzo Chigi il 5 agosto 2010 dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e dal sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella “l’Agenda bioetica del Governo”.

La centralità della persona e la difesa del valore della vita costituiscono il principio guida dell’Agenda, che prevede cinque punti fondamentali:

  1. la vita umana al momento dell’inizio,
  2. la vita umana negli stati di massima disabilità,
  3. la vita umana quando è alla fine,
  4. i problemi legati all’uso dell’umano come materiale biologico,
  5. i criteri etici della ricerca.

La legge 194, che consente a certe condizioni l’interruzione della gravidanza, considera l’aborto come estrema e dolorosa ratio, da evitare ove possibile con interventi di prevenzione a favore della vita. In questo senso, si vuole scongiurare l’eventualità che l’introduzione di nuove tecniche (ad esempio il metodo farmacologico) porti a una concezione dell’aborto non come problema sociale ma come diritto privato, approdando all’aborto a domicilio. È stato già messo in atto a questo scopo un monitoraggio della situazione per assicurare che l’uso dei nuovi metodi si mantenga all’interno della legge 194 e non consenta la dispersione dei dati e una minore garanzia per la salute delle donne. Si propone pertanto un Piano federale per la vita, da costruire nella collaborazione tra il Ministero e le Regioni, che finalmente dia piena applicazione alla parte finora meno considerata della legge 194, quella della tutela della maternità e della prevenzione. Per quanto riguarda la PMA (“Procreazione Medicalmente Assistita”), – legge approvata dal Parlamento, confermata da un referendum e sostanzialmente riconfermata dall’intervento della Corte costituzionale che ne ha lasciato invariato l’impianto – l’obiettivo è di arrivare ad un alto livello di trasparenza, tracciabilità, qualità e sicurezza; per questo si stanno applicando alla PMA le norme europee su cellule e tessuti. Quanto alla disabilità, il recente Rapporto sulla tutela dello stato di non autosufficienza in Italia ha evidenziato come il Fondo Sanitario Nazionale abbia le risorse sufficienti per garantire la dignità della persona in ogni fase di vita, se i Servizi regionali sapranno integrare tutte le funzioni sociali, sanitarie ed assistenziali secondo modelli di gestione che concentrino l’offerta ospedaliera per i bisogni acuti e liberino risorse per lo sviluppo dei servizi territoriali. Alla base di tale modello si pone la “presa in carico” continua della persona, il sostegno alla famiglia nella sua insostituibile funzione solidale, la valorizzazione del volontariato. Lo stesso rientro dai disavanzi strutturali dei servizi regionali deve essere orientato alla promozione dei servizi extraospedalieri e domiciliari. Il Governo ha nel frattempo indirizzato, d’intesa con le Regioni, una parte dei fondi disponibili per specifici progetti, rivolti alla costituzione di “unità per l’assistenza degli stati vegetativi persistenti”. La dignità della persona nella conclusione del ciclo vitale deve essere tutelata anche potenziando le reti di hospice per pazienti terminali e attraverso servizi domiciliari, con l’ammissione di cure palliative. Le nuove tecniche scientifiche in ambito biomedico non devono in alcun modo produrre una nuova “economia del corpo”, basata su un commercio di parti del corpo umano. Bisogna riaffermare con forza che l’embrione non è un oggetto su cui si possano compiere esperimenti o che si possa commercializzare. La legge 40 ha facilitato una “via italiana alle staminali”, che sta producendo buoni risultati. Si stanno rilanciando le applicazione cliniche consolidate delle staminali (come quelle del sangue cordonale), e la ricerca scientifica biomedica in generale. Proprio sulle staminali cordonali il Governo è intervenuto modificando le norme precedenti e mantenendo la tradizionale politica solidaristica sulla raccolta e la donazione di sangue ed organi, estendendola a tessuti e cellule. Infine, la ricerca e l’etica; la ricerca non può chiudersi nel cerchio dell’autoreferenzialità, né godere di una speciale “immunità etica”. È in procinto di essere messo a punto un “codice etico” per la sperimentazione sugli esseri umani, che sarà alla base dei criteri di certificazione di biobanche di materiale biologico di origine umana per la ricerca scientifica. Contemporaneamente sarà ripensata l’organizzazione dei comitati etici per le sperimentazioni cliniche, al fine di assicurare un controllo etico efficace, liberando la sperimentazione dagli eccessi burocratici che oggi la ostacolano.

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