Senza festa l’8 marzo: tre femminicidi. Quell’oscura, grande bellezza delle donne comuni

Senza festa l’8 marzo: tre femminicidi. Quell’oscura, grande bellezza delle donne comuni

Questa settimana chi vi sta scrivendo decide di replicare un solo fatto di cronaca: il femminicidio. Ancora un femminicidio, proprio l’8 marzo. Anzi, per la precisione, tre femminicidi: si sente ancora profumo di mimosa?

Tre donne uccise dai loro mariti o dagli ex in 48 ore. Tre delitti in coincidenza con l’8 marzo confermano che la violenza sulle donne è ormai una piaga diffusa in tutti gli strati sociali e culturali. I numeri forniti dal Viminale parlano chiaro: gli omicidi in generale sono in calo, però quelli in cui la vittima è una donna sono in crescita. L’anno scorso sono stati 177, quasi 1 ogni 3 giorni, a fronte dei 159 del 2012. E se i primi due mesi del 2014 sembravano segnare un’inversione di tendenza, nel solo inizio di marzo sono già state uccise 6 donne. Le ultime tre donne fra giovedì 6 e sabato 8 marzo, giorno quest’ultimo in cui ricorre quella discutibile “festa della donna”: profumo di mimosa?

Picchiata e buttata giù dalle scale a Giglio di Veroli, in provincia di Frosinone. La prima vittima di questi giorni è Silvana Spaziali, 46 anni, assassinata lo scorso giovedì sera dal marito, Sebastiano Fedele, un operaio di 43 anni, che era già stato condannato per maltrattamenti. “Sangue nel letto, dietro i cuscini, e su un’asta di ferro, usata per picchiarla come se fosse una spranga, prima di scaraventarla giù per le scale. L’uomo, secondo la ricostruzione delle indagini, l’ha poi riportata al primo piano, l’ha adagiata nel letto e si è messo a dormire, senza chiamare i soccorsi. Quando si è svegliato, dopo qualche ora, la moglie era morta” (Il Corriere della Sera, Avvenire, La Repubblica, 9 marzo 2014). A quel punto Fedele ha chiamato un suo amico – sarà lui, poco dopo, a dare l’allarme – che gestisce un’agenzia di pompe funebri. L’intento era quello di simulare un incidente domestico, ma agli inquirenti è bastato poco per capire la maldestra, orrenda simulazione, e per affermare che “se soccorsa subito dopo la caduta, Silvana sarebbe stata quasi certamente salvata”.
Messo alle strette, dopo tre ore di interrogatorio, Fedele ha confessato. “La coppia aveva problemi economici, e da tempo il rapporto era diventato molto teso”. Non è una giustificazione. Le cose erano peggiorate dopo la morte dell’unico figlio, nel 2005, per una grave malattia genetica, a soli 14 anni. Non è una giustificazione. Tra i coniugi le liti erano continue: “spesso sfociavano anche in maltrattamenti”. Non è una giustificazione per arrivare all’omicidio.
Preciso che quando in una coppia avvengono “maltrattamenti fisici” è la donna quella che viene picchiata, violata, stuprata, per ovvia differenza di costituzione e robustezza: un uomo ha la forza fisica per fare del male ad una donna. “Per questo Silvana Spaziali aveva già denunciato tre volte il marito pur decidendo poi di restare a vivere con lui”. Gravissimo errore di ingenuità: le donne sono poco prudenti, soprattutto quando hanno familiarità con l’uomo che ha già usato loro violenza. “Maria prudentissima”: la lodiamo, noi donne, ma spesso non la imitiamo.
Sebastiano Fedele era già stato condannato in primo grado a 4 anni di carcere: pena sospesa in attesa dell’appello. Eppure il nostro Paese festeggia il giorno dedicato alla donna: profumo di mimosa?

Accoltellata e uccisa dall’ex compagno nel bar che gestivano insieme a Vigevano, in provincia di Pavia. Assunta Sicignano, 43 anni, si era trasferita da qualche giorno a casa di un’amica insieme alle figlie di 19 e 16 anni. Lui, Francesco Albano, 71 anni, padre delle due figlie, non aveva accettato la scelta della compagna di una vita. Così la mattina di sabato scorso – proprio l’8 marzo – vedendo davanti al bar l’auto del trentottenne che l’aveva sostituito nel cuore di Assunta, è entrato nel locale, in un momento in cui nel locale non c’era clienti. Al culmine del litigio, secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, Albano ha afferrato dal bancone un coltello per tagliare il pane, e si è avventato sulla donna. “Una mattanza: una decina di coltellate, di cui due al cuore. Poi ha sistemato due sedie coperte da una tovaglia, in modo che non si riuscisse a vedere il corpo della donna attraverso i vetri del locale, e sulla porta ha affisso un cartello con su scritto ‘Torno subito’. E’ uscito con i vestiti macchiati di sangue, e strappati (Assunta ha cercato di difendersi), e si è allontanato in macchina. I carabinieri lo hanno fermato in stato confusionale mentre si trovava vicino alla caserma, verso la quale stava forse andando per costituirsi”. Forse. (Il Corriere della Sera, a firma di L. Corvi e E. Venni, 9 marzo 2014).
Assunta Sicignano è morta mentre i soccorritori la stavano intubando: profumo di mimosa?

Purtroppo non basta. “A dirlo sono di nuovo i fatti. E anche il pomeriggio dell’8 marzo deve fare i conti con la sua tragedia. Stavolta la vittima, una donna romena di 27 anni, è stata trovata in un lago di sangue a Gualdo Tadino, la città umbra nella quale si era trasferita con la propria famiglia” (Avvenire, Viviana Daloiso, 9 marzo 2014). Assassinata nella stanza di un bed&breakfast. Ofelia Bontoiu è stata accoltellata alla gola dal fidanzato, Danut Barbu, un connazionale ventottenne, muratore. L’uomo l’ha prima sgozzata, poi l’ha filmata con il telefonino, e non ancora sazio della sequenza ha poi inviato le immagini di quella donna martoriata alla propria sorella, forse per “condividere”, con una modalità psicopatica, l’orrore (il suo senso di colpa?). Poi ha tentato di uccidersi con la stessa arma: è in prognosi riservata, non rischia la vita, lui.
Secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti, Barbu era andato a lavorare come muratore in Inghilterra ed era tornato per qualche giorno in Italia. Alloggiava proprio in quella stanza, al primo piano di un bed&breakfast nel quale ha voluto incontrare Ofelia. Voleva a tutti i costi convincerla a seguirlo a Londra, città che secondo lui avrebbe ridato ai due la possibilità di ricominciare una relazione. Al rifiuto di lei, deve essere scoppiata l’ennesima lite, sfociata in tragedia, per l’esattezza in un omicidio. “Ti pentirai quando sarà troppo tardi”, Ofelia gli aveva già scritto su Facebook, guidata da un presentimento. La domanda vuole essere ancora la stessa: c’è profumo di mimosa nell’aria?

“Oggi a noi donne viene riconosciuto di essere portatrici di tante doti importanti, come creatività, pensiero divergente, capacità di gestire molte cose contemporaneamente. Ma la dote per me più stupefacente è la dedizione, che è soprattutto la capacità di stare ogni giorno sul pezzo, anche quando farlo costa caro, oltre che fatica e delusioni. E chissà che non sia questa la grande bellezza di cui andare tutti fieri” (Agnese Moro, La Stampa, 9 marzo 2014).

di Luisella Daziano

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