Staminali per le malattie reumatiche.

Staminali per le malattie reumatiche.

Assieme alle cellule «mesenchimali» potrebbero servire in chi soffre di malattie autoimmuni.

 di Elena Meli – Corriere della sera, 1 dicembre 2009

 

 MILANO – Alan Tyndall ci lavora da più di dieci anni, al Dipartimento di reumatologia dell’ospedale universitario di Basilea, in Svizzera.

Assieme alle cellule «mesenchimali» potrebbero servire in chi soffre di malattie autoimmuni.

 

di Elena Meli – Corriere della sera, 1 dicembre 2009

staminali

 MILANO – Alan Tyndall ci lavora da più di dieci anni, al Dipartimento di reumatologia dell’ospedale universitario di Basilea, in Svizzera.Il ricercatore è convinto che il trapianto di cellule staminali sia il futuro della terapia di malattie reumatiche autoimmuni: parlandone a Rimini, all’ultimo congresso della Società Italiana di Reumatologia, ha spiegato che si tratta di «un’opzione terapeutica efficace», corroborata dai dati positivi di svariate sperimentazioni.

STAMINALI – La storia inizia nel 1996, quando è partito il primo progetto internazionale per il trapianto di cellule staminali emopoietiche (che si possono trasformare in cellule del sangue) nelle malattie autoimmuni. La lampadina si è accesa osservando casi di pazienti che, sottoposti al trapianto di midollo osseo per curare un tumore, vedevano sparire anche la malattia autoimmune di cui soffrivano. Dati simili si erano ottenuti negli animali, per cui si pensò di iniziare a studiare la faccenda seriamente anche nell’uomo. Il concetto è relativamente semplice: «Con il trapianto di cellule staminali emopoietiche si ottengono ottimi risultati perché si annulla la “memoria immunologica” del paziente, e quindi anche l’autoimmunità», spiega Tyndall. In sostanza, se il sistema immunitario è andato in tilt, può essere utile «resettarlo»: si estraggono le staminali, si conservano (e in qualche caso si trattano) in vitro e nel frattempo si azzera il midollo osseo con chemio e/o radioterapia; poi, si reinseriscono le staminali e queste, immemori del passato, fanno sì che il sistema immunitario «nuovo» non reagisca più contro l’organismo. Dal 1996 sono svariate centinaia i pazienti che sono stati sottoposti al trattamento, soprattutto malati di sclerosi sistemica, artrite reumatoide e lupus: in un terzo dei casi, riferisce Tyndall, c’è stata una remissione durevole della malattia perché il sistema immunitario in questo modo si “dimentica” che stava aggredendo l’organismo.

CELLULE MESENCHIMALI – La frontiera però sembra essere l’impiego di cellule mesenchimali, ovvero di cellule in grado di regolare l’attività del sistema immunitario. Sono anche queste cellule multipotenti (possono diventare ad esempio cellule adipose, ossee, cartilaginee), si estraggono dal midollo osseo e possono essere espanse in vitro per poi venire reinserite nell’organismo, dove avrebbero ottime capacità antinfiammatorie, antiproliferative e immunomodulanti. «Per ora sono state impiegate solo in ambito sperimentale, ma sembrano promettenti perché consentono di controllare l’eccessiva risposta contro i tessuti dell’organismo tipica delle malattie autoimmuni, senza però dover prima annullare il sistema immunitario del paziente come accade con le staminali», dice Tyndall. Franco Locatelli, della Clinica Pediatrica dell’Università di Pavia, frena: «Alcuni studi eseguiti su pazienti pediatrici dimostrano la capacità delle mesenchimali di modulare alcuni aspetti del sistema immunitario, ma non altri. I dati sono incoraggianti ma si tratta di terapie che, prima di essere diffuse su larga scala, devono essere ancora studiate con attenzione perché non tutti i meccanismi molecolari alla base della loro capacità di riparare i tessuti malati sono noti e controllabili». C’è molta strada da fare, insomma, prima di poterle usare a cuor leggero. La speranza è poterle iniettare almeno localmente, ad esempio per riparare le cavità che si formano nelle articolazioni dei malati di artrite reumatoide o per ricostruire la cartilagine consumata dall’artrosi.

 

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