Titoli tossici e nozze gay. Questo è il tempo che ci è dato, sic.

Titoli tossici e nozze gay. Questo è il tempo che ci è dato, sic.

12 novembre. Quando si dice(va) mondialismo. Ovvero quando si dibatteva se la finanza poteva cambiare il mondo e i costumi. Pare di sì. A leggere il Corriere della Sera, titolo: “Se le grandi banche decidono di combattere per i diritti dei gay”. Francesca Basso scrive che a Londra i big delle banche mondiali del calibro della Bank of America, la Deutsche Bank, la Credit Suisse, la Goldman Sachs, la Lehmann Brothers (quest’ultimi noti per essere la causa dell’attuale crisi economica anche italiana…) si sono dati appuntamento e finanzieranno nuovi progetti per il diritto alla diversità di orientamento sessuale che in parole povere significa: fiumi di soldoni non per risollevare i popoli o affievolire il debito. Non sia mai. Il “munnus” servirà alle opere pie di gruppi e movimenti Lgbt. Auguri allora a voi, nuovi correntisti di banche filo gay lesbiche, bisex e transgender. Attenti però ai titoli tossici.

12. Nozze gay. Tempi che cambiano. Parigi adesso val bene la celebrazione omosessuale. Dopo l’approvazione di mercoledì scorso del progetto di legge di legalizzazione di nozze e adozioni gay, una Francia “sana” ancora c’è. E si ribella. E la fronda dei sindaci dei movimenti politici di destra e delle associazioni associazioni cattoliche che scenderanno in piazza sabato contro la proposta omofila. Su Avvenire dell’11, p.21.

17. Parto anonimo. Lo avevamo scritto la scorsa settimana. La legge 40 – ma a ben pensare anche la ratio umana – esclude la possibilità per la madre di dichiarare di voler rimanere anonima e quindi disconoscere la maternità. Non così la pensa il grande maestro “laico” Vladimiro Zagrebelsky che sulla Stampa sentenzia un più generale diritto alla madre di rifiutare il figlio al momento del parto. Poveri figli in provetta. Non solo eterologhi ora anche impersonali.

13. Strategie dell’ago. Il Gazzettino, quotidiano del Nord-est dà spazio al solito sondaggio pro eutanasia. Il 69% degli intervistati ritiene che il malato abbia il diritto di chiedere di morire.  Nel 2002 erano il 56%. Ma oggi sette su dieci dicono sì alla dolce morte. Annoiati? Figuratevi noi a leggere sempre le solite panzane di percentuali bulgare sulla dolce (?) morte.

16. Assurdità educative. Mario Giordano del quotidiano Libero scrive a p. 2 che negli asili nido di Stoccolma sono vietate le parole “maschio” e “femmine” e che le maestre, pardon gli insegnanti, leggono solo racconti di principi e principesse gay. Questo modello di asilo sembra aver successo. Almeno nella scuola Nicolaigarden, che ospita ben 115 “ragazzi” a-sessuati.

Panorama. Ci risiamo. Il settimanale informa che le due coppie italiane condannate per aver comprato per 20 mila euro due neonati bulgari, possono tenere i “figli”. Per il tribunale e gli assistenti sociali i genitori, Paolo, impiegato ed Anna, infermiere, sono gente tranquilla, perbene. Ottimi genitori. Ma sì. Siamo buoni, si avvicina Natale. In fondo hanno solo commerciato in carne umana.

Antonello Cavallotto

 

 

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