Ortiz de Montellano – Vedere con il cuore (1ª parte)

Ortiz de Montellano – Vedere con il cuore (1ª parte)

VEDERE CON IL CUORE

LA BELLEZZA DEL GENIO FEMMINILE DELLA DONNA CONSACRATA (PARTE 1)

I nostri giorni attendono la manifestazione di quel «genio» della donna che assicuri la sensibilità per l’uomo in ogni circostanza: per il fatto che è uomo![1] Questo testo della Mulieris dignitatem ha dato vita a un ampio dibattito sul cosi chiamato “genio femminile”.

In questa serie di articoli vogliamo riflettere su questo “genio”, rivolgendo la nostra attenzione non a un punto particolare della realtà femminile, ma al panorama completo che conforma la vita e il cuore della donna e la fa diventare “dono prezioso” per gli altri.

Giovanni Paolo II considerava che la donna avesse una particolare missione in questo nostro tempo, tentato dal materialismo e dalla secolarizzazione: essere nella società di oggi testimone di quei valori essenziali che si vedono solo con gli occhi del cuore. A voi, donne, il compito di essere sentinelle dell’Invisibile![2] La sentinella ha come compito il guardare attentamente e indicare una realtà, avvertire un pericolo, annunziare la gioia della vittoria. La sentinella è chi penetra l’invisibile, vede il futuro, scopre la persona nel suo processo di crescita e maturazione. Si meraviglia davanti alla “forma interna dell’altro” e la protegge con la propria vita. Diviene dimora e grembo, dove cresce la persona umana. Non per caso la donna si trasforma alla presenza di un bambino: lo vede nel suo divenire, nella sua ricchezza interna e viene premurosa in difesa della sua fragilità. Davanti al bambino ogni donna è madre. Alla presenza del bambino – e in qualche modo tutti noi siamo bambini – la donna si converte in focolare, in ambiente caldo e soave che protegge e promuove la vita. La dove ci sia un bisogno, una vita in pericolo, un progetto educativo da portare avanti, la, il cuore della donna si accendi e si infiamma per fortificare le mani che tremano, i piedi che vacillano. La sentinella dell’invisibile, la donna, ha come compito vedere dove non si può vedere e custodire i valori essenziali.

Nel Piccolo principe di Saint-Exupery riporta questo prezioso dialogo:

“Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

” L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.

” E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

La donna è capace di vedere l’essenziale se rimane fedele alla sua natura, alla sua dignità e vocazione. Vedere l’essenziale significa avere parte speciale nella tenerezza di Dio per gli uomini.

Oh Beatrice, dolce guida e cara! dice Dante a quella donna che per amore lo ha accompagnato e incoraggiato in tutto il lungo percorso delle sfere celesti. Le parole del poeta sono umane e universali. Ogni uomo può accorgersi che nel suo camino c’è stata una parola “femminile” che l’ha ridestato dal sogno, dalla morte, dal peccato, dalle tenebre. Il “genio femminile” esprime questa guida dolce, raggiante, e cara. Dolcezza che guida, dolcezza cara, ferma, coraggiosa e degna di fiducia. Dolcezza che da un significato alla vita. In realtà, come diceva Jean Guitton, tutti noi viviamo in parte di quello che una donna ci ha detto nel campo del sublime. Ricordo – dissi a Paolo VI – aver udito al Card. Mercier dire:  La dolcezza è l’apice della fortezza. Paolo VI rispose: Quanta ragione aveva! E io dissi: Tutti  viviamo, più o meno – persino Renan lo diceva – di quello che una donna ci ha insegnato  nell’ordine del sublime. I figli maschi lo sentono più che le femmine a causa della differenza delle nature.[3].

È necessario riflettere sul genio della donna –cosi si esprimeva Carmen Aparicio Valls- per dare ad esso più spazio nella società e anche nella Chiesa. Sicuramente questo è uno dei punti che meriterebbero più attenzione e studio approfondito per non leggere questo «genio della donna» in un modo riduttivo o in opposizione all’uomo. […] non si tratta delle donne famose vissute nella storia del passato o contemporanea, si tratta anche di quelle donne semplici «che esprimono il loro talento femminile a servizio degli altri nella normalità del quotidiano»[4].

Oggi si parla molto della donna, ma non sempre si coglie l’essenziale della sua dignità e della sua vocazione. Purtroppo la sua dignità viene ridota alla sua funzionalità, alla sua efficacia utile. Si pensa che la donna è quello che fa di se stessa, che vale per quello che riesce a fare, per i successi raggiunti, per la forma che si da a se stessa senza credere più in un “ethos” interiore. La dignità della donna oggi si fa consistere in quello che ha, e non in quello che è. In conseguenza vediamo delle ragazze in una carriera frenetica per “apparire”, per mostrare le loro fotografie in Facebook, per mostrarsi “sexy” fin da tenera età (11-12 anni), per ottenere riconoscenze accademiche e non a tutti costi, perfino quello della salute. Certamente noi siamo a favore dell’istruzione superiore delle donne, ma fare consistere la loro dignità nel conseguimento di quei gradi e non vedere l’eccellenza del genio femminile e il suo ruolo insostituibile nella costruzione della società, della famiglia e un errore non indifferente. In definitiva si considera la dignità della donna di modo riduttivo.

C’è in atto una doppia tendenza nella cultura odierna: la mascolinizzazione delle donne e la sessualizzazione delle ragazze.

Una tendenza a mascolinizzare la donna è in atto con grande svantaggio per gli uomini e per le stesse donne. Volendo livellare la donna come un altro uomo, si fa perdere la sua dignità, le sue differenze e si tralascia la sua specifica vocazione e missione nel mondo. Si sta perdendo il dono della femminilità. Per la donna c’è oggi la grande tentazione di diventare sempre meno femminina. Non si è in grado di scoprire la bellezza di essere donna e del suo ruolo essenziale nella vita degli uomini. Si cerca di far apparire la donna quasi come un altro uomo, nel suo modo di vestire, di comportarsi, di parlare, nelle sue manifestazioni esterne. In particolare il modo di vestire esprime la crisi culturale che stiamo attraversando: la donna ha perso in dignità. Creata con la stessa dignità dell’uomo ma con caratteristiche diverse, la donna ha la grande missione di svegliare l’uomo, completarlo e aiutarlo a scoprire la bellezza di essere dono. Solo quando l’uomo entra in contatto con la donna scoprendo la vita come relazione, come dialogo di doni, lui diventa veramente quello che è chiamato a essere: un dono.  La donna è “l’aiuto adeguato” (Gen 2,21). Ma si tratta di un aiuto reciproco, cioè la donna fa completo l’uomo, e l’uomo fa completa la donna. Soltanto nell’incontro tra la mascolinità e la femminilità troviamo l’umano completo. Nella nostra struttura di essere umani è inscritta la complementarietà.

Il secondo tentativo è quello della sessualizzazione delle ragazze Rimandiamo per questo tema ad alcuni studi consolidati. [5]. Questi studi rivelano che le ragazze oggi cercano di chiamare l’attenzione diventando più sexy, usando vestiti sempre più audaci, scoprendo senza pudore il proprio corpo. I ragazzi divenuti sempre più passivi e conformisti, riducono il contatto con le ragazze alla dimensione fisica e sessuale senza amore, senza vera unione, senza futuro e fecondità. Il sesso è svincolato dall’amore e dalla fecondità e cosi è banalizzato e degradato. In questo modo il cuore della donna, bisognoso di affetto umano, di rapporti intimi e personali, si trova in profondo disaggio. I ragazzi non offrono più quell’attenzione e premura di cui ha bisogno la donna. I ragazzi conoscono sempre meno uno stile di rispetto e galanteria per le ragazze. Tutto questo ha delle ripercussioni nella vita religiosa sia maschile che femminile. Le vocazioni provengono da questo mondo secolarizzato con una visione utilitaristica e relativista e con una idea distorta della sessualità. Mi pare che la crisi culturale che stiamo esperimentando trova una causa non irrilevante nella perdita della dignità della donna. Restituire la dignità della donna sarà sinonimo di dare all’umanità un nuovo significato all’esistenza.

La donna, creata a immagine di Dio,  ha il su proprio “genio femminile”. Questo genio si manifesta innanzitutto in una particolare capacità di accoglienza dell’essere umano nella sua concretezza. Anche questo suo tratto singolare, che la apre a una maternità non solo fisica ma anche affettiva e spirituale, è all’interno del disegno di Dio, che ha affidato l’essere umano alla donna in modo tutto speciale[6]. Siamo in un mondo bisognoso di paternità e maternità, un mondo che ha sette della tenerezza di Dio, della sua misericordia, del suo amore. Questo mondo attende la manifestazione del “genio femminile” perché è il dono che assicura la sensibilità per l’uomo. Ogni uomo quando entra nel suo intimo sa di essere affidato alla donna come carezza materna, come protezione della propria fragilità, come focolare che accoglie e fa possibile la vita. Il genio femminile è chiamato a superare queste due insidie odierne: la mascolinizzazione delle donne e la sessualizzazione delle ragazze.

La nostra attenzione si rivolge in modo particolare al “genio femminile della donna consacrata”. Un genio che nella bimillenaria storia della Chiesa ha dato frutti splendidi, e tuttora continua a elargire raccolti abbondanti. Dobbiamo dire subito con grande sincerità che oggi diventa più difficile per le giovani generazioni scoprire il senso della consacrazione femminile. Infatti, c’è in atto un movimento sociale che tende a sostituire le attività delle donne consacrate in favore degli umili ed emarginati con strutture sociali ed statali e gradi professionali. Le religiose che svolgono il suo apostolato in ospedali, orfanatrofi, con i non vedenti, etc. vengono sostituite  con infermieri professionali, strutture sociali complesse e qualificate. Per questo diventa urgente tornare con la nostra riflessione al “genio della donna consacrata” che, secondo il mio parere è un “genio” specificamente materno e femminile. È urgente trovare nuove vie per esprimere la ricchezza di questo genio consacrato nel mondo digitale e secolarizzato. La donna consacrata sempre sarà necessaria all’umanità e alla Chiesa perché è testimonianza della tenerezza di Dio. La donna consacrata conserva il dono della verginità e cosi eleva a tutti noi mostrandoci l’orizzonte dell’eternità e dei valori scatologici.

La donna consacrata è una donna e perciò vede con il cuore, -diceva Gabriela Trapani-. È una donna che ha dato tutto e per questo vede sempre oltre, vede molto oltre. È capace di aver fede nelle persone oltre ogni apparenza e delusione, di aver fiducia nel domani. Per questo continua a sperare e quindi perdona. Sa aspettare, non pretende subito, sa seminare. Spera contro ogni speranza, e perciò sa dare speranza. I gesti dell’amo- re consacrato diventano un particolare annuncio di speranza. Oggi c’è un bisogno grande di qualcuno che continui a sperare davanti a quelli che ci sembrano tanti segni di fallimento, e sperare con l’intelligenza di chi sa che ha messo il lievito nella pasta. La donna consacrata è evangelizzatrice e, con semplicità, mette il suo lievito nella realtà che trova e aspetta[7]. Un esempio di una donna semplice, ma profonda è Bernardetta, la vedente di Lourdes. Questa fanciulla semplice, -diceva Benedetto XVI- che nel suo cuore era rimasta pura e schietta, aveva il cuore che vede, era capace di vedere la Madre del Signore e in Lei il riflesso della bellezza e della bontà di Dio. A questa fanciulla Maria poteva mostrarsi e attraverso lei parlare al secolo e oltre il secolo stesso. Bernadette sapeva vedere, con il cuore puro e genuino. E Maria le indica la sorgente: lei può scoprire la sorgente, acqua viva, pura e incontaminata; acqua che è vita, acqua che dona purezza e salute[8].

Intraprendiamo una riflessione più accurata del “genio femminile” e in primo luogo considereremo il termine e la su origine.

Il termine “genio della donna” o “genio femminile”

La coordinatrice del Forum Internazionale dell’Azione Cattolica ed ex presidente dell’associazione, Paola Bignardi, diceva che la responsabilità della donna, nella Chiesa e nella società si riassume nel “custodire l’originalità del genio femminile, in un vivo e intenso rapporto di reciprocità con l’uomo. […] L’espressione “genio” indica intuizione; è la capacità di vedere lontano, di intuire ciò che è al di là; è possibilità di andare oltre la razionalità e la logica. Dunque genio è chi ha occhi per vedere anche ciò che non si vede o non si vede ancora; è chi sa vedere con gli occhi del cuore, perché l’essenziale è invisibile agli occhi di carne. La relatrice ha evidenziato come questa “genialità” non appartenga ai “sapienti del mondo”, ma ai semplici, ai piccoli, ai bambini. E appartiene anche alla donna, dato che la sua vocazione passa specialmente attraverso l’amore: la donna non può ritrovare se stessa se non donando l’amore agli altri (cfr. Mulieris Dignitatem 30). È nell’ordine dell’amore, infatti, che si misura la dignità della donna, ed è attraverso di esso che si esprime il “genio femminile[9]..

Sembra che ci sia un termine di uso recente. Prima di Giovanni Paolo II no pare che ci sia usato per i testi del magistero della Chiesa. Paolo VI lo usa nel Discorso al consiglio nazionale del centro italiano femminile il  Martedì, 14 aprile 1964, tuttavia è solo una referenza marginale.

Giovanni Paolo II si è interessato della questione femminile largamente in diversi momenti della sua ricerca e magistero con una prospettiva antropologico-filosofica molto solida[10]. Tre testi sono importanti per il nostro tema: la lettera apostolica Mulieris dignitatem del 1988, l’udienza del 23 luglio 1995  e la Lettera alle donne del 1995, scritta in occasione della Conferenza di Pechino

Nella lettera apostolica Mulieris dignitatem No. 30 leggiamo: In questo senso, soprattutto i nostri giorni attendono la manifestazione di quel «genio» della donna che assicuri la sensibilità per l’uomo in ogni circostanza: per il fatto che è uomo!

E più avanti, al numero 31:  La Chiesa, dunque, rende grazie per tutte le donne e per ciascuna: per le madri, le sorelle, le spose; per le donne consacrate a Dio nella verginità; per le donne dedite ai tanti e tanti esseri umani, che attendono l’amore gratuito di un’altra persona; per le donne che vegliano sull’essere umano nella famiglia, che è il fondamentale segno della comunità umana; per le donne che lavorano professionalmente, donne a volte gravate da una grande responsabilità sociale; per le donne «perfette» e per le donne «deboli» per tutte: così come sono uscite dal cuore di Dio in tutta la bellezza e ricchezza della loro femminilità; così come sono state abbracciate dal suo eterno amore; così come, insieme con l’uomo, sono pellegrine su questa terra, che è, nel tempo, la «patria» degli uomini e si trasforma talvolta in una «valle di pianto»; così come assumono, insieme con l’uomo, una comune responsabilità per le sorti dell’umanità, secondo le quotidiane necessità e secondo quei destini definitivi che l’umana famiglia ha in Dio stesso, nel seno dell’ineffabile Trinità. La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del «genio» femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e Nazioni

Il termine “genio femminile o genio della donna”  è usato con speciale enfasi da  Giovanni Paolo II, infatti nell’udienza del 23 luglio 1995 cosi si esprime: La donna, in realtà, ha un suo genio, di cui sia la società che la Chiesa hanno vitale bisogno. Non si tratta certo di contrapporre la donna all’uomo, giacché è evidente che le dimensioni e i valori fondamentali sono comuni. Ma essi acquistano nell’uomo e nella donna valenze, risonanze ed accenti diversi, e proprio tale diversità è fonte di arricchimento. Il testo afferma in primo luogo che esiste un tale “genio” e che tale caratteristica è necessaria sia alla società, sia alla chiesa. Per tanto, si tratta di un dono con il quale la donna è stata formata da Dio fin dal principio. La donna è un dono per l’uomo che lo aiuta a portare a buon fine la sua vita. Senza questo genio l’uomo si perde, diventa sterile ed è condotto alla morte.

Del genio femminile, -continua Giovanni Paolo II- nella Mulieris dignitatem, ho messo in evidenza un aspetto che vorrei oggi sottolineare: la donna è dotata di una particolare capacità di accoglienza dell’essere umano nella sua concretezza (cfr. n. 18). Anche questo suo tratto singolare, che la apre a una maternità non solo fisica ma anche affettiva e spirituale, è all’interno del disegno di Dio, che ha affidato l’essere umano alla donna in modo tutto speciale (cfr. ibid. n. 30).

Quindi un primo approccio al termine “genio femminile”  può essere questa capacità di accoglienza dell’essere umano nella sua concretezza. Si ritiene comunemente che la donna più dell’uomo sia capace di attenzione verso la persona concreta. Accogliere significa raccogliere preso di sé, ricevere uno con dimostrazione di affetto. Non è soltanto ricevere qualcuno di un modo qualsiasi, ma riceverlo con una particolare dimostrazione di affetto. Questo è proprio del “genio femminile”. Non basta che si accolga con affetto, ma si deve esprimere perfino nella concretezza e con realismo, cioè si tratta di una premura particolare, materna, tenera, forte per proteggere la vita umana concreta qui e adesso, con tutte le sue caratteristiche.

Questo tratto particolare apre la donna alla maternità non solo fisica, ma anche affettiva e spirituale. Il tema della maternità viene a formare la parte essenziale del “genio femminile” sia che si tratti di una donna maritata nel mondo o una donna che ha contratto matrimonio spirituale con Cristo nella vita consacrata. In questo senso, una donna consacrata è chiamata a sviluppare il suo “genio femminile” come maternità spirituale e come sponsa Christi. I modi come una donna consacrata sviluppa queste due dimensioni sono multipli e diversi: noi vediamo la donna consacrata nella scuola materna, elementare, media e superiore; vediamo la donna consacrata nell’ospedale nella cura dei malati; la vediamo negli asili per anziani; nell’attenzione ai sordomuti, ai non vedenti, ai malati di Aids, a qualsiasi persona con un tipo di handicap. Vediamo la donna consacrata nella formazione di altre donne e nella formazione dell’uomo. Ella è educatrice per vocazione naturale. La contempliamo sviluppando la sua maternità spirituale nel convento, nella preghiera liturgica e personale, nel sacrificio di sé stessa in una vita dedita alla contemplazione nella vita monacale.

Naturalmente la donna, non meno dell’uomo, – conclude Giovanni Paolo II- deve vigilare, per sottrarre la sua sensibilità alla tentazione dell’egoismo possessivo e metterla al servizio di un autentico amore. A queste condizioni, ella dà i suoi frutti migliori, recando dappertutto un tocco di generosità, di tenerezza, di gusto della vita.

Il dono della femminilità non è assente di pericoli e deviazioni. Una di quelle insidie più frequenti è l’egoismo possessivo, si tratta di un amore disordinato di se stessa. Un amore che ha perso il suo oggettivo naturale e si concentra in sé.

Invece quando l’amore della donna è sincero, quando ama veramente se stessa e gli altri, cioè quando vive no per se stessa ma per gli altri, allora da frutti veri: recando dappertutto il tocco di generosità, di tenerezza, di gusto della vita. Infatti la donna avverte che ritrova veramente se stessa quando è dono, quando si offre affinché l’altro possa vivere e arrivare alla pienezza della sua vita concreta.

P. Octavio Ortiz de Montellano, LC


[1] Giovanni Paolo II, Lettera apostolica, Mulieris Dignitatem sulla dignità e vocazione della donna, 15 agosto 1988, No.30.

[2] Giovanni Paolo II, Omelia a Lourdes in occasione del 150.mo anniversario Della promulgazione del dogma

Dell’immacolata concezione, 15 agosto 2004.

[3] Jean Guitton, Diálogos con Pablo VI, Ediciones Cristiandad, Madrid 1967, pág. 103. La traduzione è nostra.

[4] Carmen Aparicio Valls La Donna nel Magistero dopo il Vaticano II, Ricerche Teologiche, anno XIII/2002, n. 1, Edizioni Dehoniane.

[5] American Psychological Association, Task Force on the Sexualization of Girls. Report of the APA Task Force on the Sexualization of Girls. Retrieved from http://www.apa.org/pi/women/programs/girls/report-full.pdf. Leonard Sax, Girls on the edge, Basic books, Ney York, 2010. J. Flynn, La sexualización de las chicas. http://www.zenit.org/article-22959?l=spanish

[6] Giovanni Paolo II, Udienza Generale del 23 luglio 1995.

[7] Gabriela Tripani, La femminilità come espressione di amore, in I volti della donna consacrata, Supplemento al No.2 febbraio 2001 di Consacrazione E Servizio Rivista Mensile Delle Religiose Centro Studi Usmi.

[8] Benedetto XVI, Omelia che ha pronunciato a braccio Papa Benedetto XVI durante la Messa concelebrata ieri mattina in occasione del suo 85° compleanno nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, 16 aprile 2012.

[9] Bignardi Paola, Responsabilidad y participación de la mujer en la edificación de la Iglesia y de la sociedad. En “Pontificium consilium pro laicis”, Mujer y varón, la totalidad del humanum, Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2011 p. 124

[10] Angela Ales Bello, Donna ricchezza e dono Il genio femminile nell’antropologia di Giovanni Paolo II    http://www.villalta.it/documenti/donna-ricchezza-e-dono.-il-genio-femminile-nellantropologia-di-giovanni-pao.html

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