Meditazione del Rettore per l’Anno della Fede (Prima settimana di luglio)

Meditazione del Rettore per l’Anno della Fede (Prima settimana di luglio)

foto ascolto

I particolari segni di Dio ( Lc 11, 27-32)

            27 Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!». 28 Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». 29 Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. 30 Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. 31 La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui. 32 Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui.

                        I Vangelo di Luca è pieno dell’intervento di donne. Qui appare una donna senza nome che alza la sua voce in mezzo alla folla ed esclama: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. La donna descrive due parti corporali della madre che sono importantissimi per l’allevamento del figlio: il ventre e il seno. Nel ventre il figlio si è formato per nove mesi, dopo la fecondazione, frutto dell’amore tra i genitori. Con il seno la donna allatta il bimbo nei primi mesi di vita. Vedendo la figura maestosa di Gesù questa donna pensa alla madre. Un tale figlio è per la madre una benedizione. Gesù prende spunto di questa beatitudine invocata dalla donna anonima per indirizzare l’attenzione verso l’essenziale.

                        Che cosa rende l’uomo felice? La risposta di Gesù è semplice ma terribilmente vera: ascoltare e fare la parola di Dio, espressione della sua volontà. Qui vengono indicate due azioni, la prima sembra più passiva ma in fondo non lo è: ascoltare. Chi veramente ascolta deve lasciare le proprie preoccupazioni per capire bene ciò che l’altro gli vuole dire senza preconcetti di nessun tipo. Ascoltare, un’attività per niente facile e quanto mai necessaria: ascoltare gli altri nelle loro sofferenze, dolori, ferite. Ascoltare implica un saper uscire da se stessi per capire, comprendere, mettersi dentro l’anima altrui. Qui si tratta di ascoltare Dio, ciò che egli ci vuole comunicare mediante la sua parola, la nostra coscienza, le altre persone. E dopo l’ascolto, vengono le realizzazioni concrete, mettere in pratica, dare vita a ciò che si è capito come volere di Dio. Il Signore dice che è felice colui che ascolta e che fa la parola di Dio, colui che è capace di essere obbediente al suo Creatore e Padre. Che grande lezioni per noi che vogliamo essere assoluti padroni del nostro destino! Compiere il volere divino implica una grande umiltà. Comporta un voler ascoltare e fare la volontà di un altro, in questo caso la volontà di Dio. È un cambiamento radicale dei valori. Il mondo crede che la felicità viene dal fare la propria volontà e i propri capricci. Gesù dice che la felicità viene dall’abbandono nelle mani del Padre.

                        Mentre Gesù sta parlando di questo, la gente comincia ad arrivare e si accavalca intorno a lui. La gente vuole segni esterni, miracoli, azioni molto portentose. Gesù dice che Dio ha dato già il segno, il segno è la sua stessa persona. Gesù è il grande segno che rende visibile l’amore del Padre tra gli uomini. Chi ha la vista pulita lo può riconoscer facilmente. Chi invece è pieno di peccati, pregiudizi e complicazioni mentali non potrà riconoscere i segni di Dio. San Luca presenta qui il grande segno della passione e morte del Signore, come segno grandioso di Dio e l’impegno irrevocabile del suo amore. Gesù è più grande del profeta Giona e della regina del Sud. Lui non è solo un profeta tra gli altri. È veramente il segno nel quale il Padre manifesta il suo folle amore per l’umanità perduta nel peccato e nella lontananza di Dio.

            Giona è stato tre giorni e tre notti nel ventre della balena. Gesù sarà tre giorni nel ventre della terra. Gesù dà qui un segno della sua messianicità del Servo Sofferente. Egli non è un Messia appariscente e superbo. È mite e umile di cuore. Dio ha voluto salvarci attraverso la sua mitezza e tenerezza e non per la forza del potere. Grande segno divino, quello del Messia povero, umile e sofferente! Grande segno che la generazione presente, ciò che noi diremmo il mondo, non accetta perché il mondo non capisce che ci possa stare insieme felicità e il dolore. Il mondo non accetta facilmente la croce. Ma la croce di Gesù è il grande segno di Dio: “In hoc signo vinces”, ha sentito dire Costantino prima di vincere la decisiva battaglia di Ponte Milvio. Nel segno della croce noi siamo più forti perché nella croce si manifesta in modo unico la donazione totale del Figlio al Padre e del Padre che ci dona il suo Figlio per la nostra salvezza. Impariamo a leggere i segni divini che talvolta ci risultano strani o semplicemente difficili da capire per chi ha una mentalità piuttosto stretta e rigida. Impariamo con gli occhi della fede a guardare la felicità che Dio dà a chi ascolta e vive la sua parola e a chi è capace di decifrare, pur nella sofferenza, la presenza di Dio anche nell’oscurità, nella morte e nel dolore.

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