Meditazione del Rettore per l’Anno della Fede – (Seconda Settimana di Giugno 2013)

Meditazione del Rettore per l’Anno della Fede – (Seconda Settimana di Giugno 2013)

gesuL’efficacia della preghiera (Lc 11, 5-13)

            5 Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, 6 perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; 7 e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; 8 vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. 9 Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10 Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 11 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13 Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».

             Quando Gesù spiega ai suoi discepoli l’efficacia della preghiera, parla dell’amico inopportuno. Si tratta di un vicino che riceve un ospite e non ha niente con che poter ossequiare la persona che lo visita. L’annuncio dei viaggi all’epoca del Signore non si poteva fare come oggi con tanto tempo in anticipo per poter preparare tutto. Gli ospiti potevano arrivare in qualsiasi circostanza ed era una caratteristica del popolo d’Israele di accoglierli con grande cortesia. Si pensi alla gentilezza con cui Abramo accoglie i tre ospiti quando si trovava nelle Querce di Mambre (cf. Gen 18, 1-8). Vedendoli Abramo “corsi loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo” (Gen 18, 3). Li prepara un boccone di pane, cucina per loro un vitello tenero, prende latte acido e fresco e si sta in piedi mentre gli altri mangiano in atteggiamento di servizio (Gen 18, 7-8).

            Nel Vangelo di Luca Gesù ci presenta una persona desiderosa di dare una buona accoglienza ad un amico e per questo non esita a chiedere con insistenza al suo vicino anche se questo all’inizio lo tratta piuttosto male non aprendogli nemmeno la porta. La persona insistente ottiene ciò che vuole perché il vicino di casa, anche se non lo serve per amicizia, lo aiuta per evitarsi la sua presenza fastidiosa. Gesù loda l’insistenza di questo personaggio insistente e ci invita ad fare come lui quando noi preghiamo o chiediamo favori o grazie a Dio.

            Nella nostra vita alcuni obiettivi sono soltanto raggiunti con la perseveranza. Gesù ci rammenta che se pratichiamo questa virtù per ottenere cose materiali, quanto di più dovremmo averle per chiedere favori spirituali. Egli ci invita a insistere nelle nostre petizioni nella preghiera e a non scoraggiarci se non sono subito esaudite. Il Signore, che è un grande Maestro, ci guida con amore e talvolta permette anche nelle nostre vite alcune prove o tentazioni, invitandoci alla pazienza: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione … Accetta quanto ti e sii paziente nelle vicende dolorose, perché con il fuoco si prova l’oro, e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Affidati a lui ed egli ti aiuterà; segui la via diritta e spera in lui” (Sir 2, 1.4-6). In queste circostanze, quando siamo tentati o provati, bisogna pregare di più: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Mt 26, 41). Il Signore ci incoraggia come un buon Padre. La vita è piena di piccoli dolori o croci, circostanze non previste che ci causano dolore, fastidio o disagio. È allora che si deve pregare di più, sapendo che agli uomini e alle donne che Dio ama, Egli permette di farli passare per il crogiuolo del dolore, come lo ha fatto con suo Figlio, il Servo Sofferente.

            Gesù ci invita alla preghiera insistente ed usa tre usa tre verbi per farci capire questa idea. Il primo verbo è “chiedere”. Indica l’atteggiamento del mendicante, del povero, di colui che non possiede. Il povero deve chiedere aiuto per la sua sussistenza. E chiedere non è facile. Se guardiamo bene, chiedere è l’atteggiamento del bambino. Il figlio non ha paura di chiedere cibo ai genitori o qualunque cosa di cui abbia bisogno. Confida nei genitori che gli stanno lì vicino, cercando di dargli sempre il meglio. Così è Dio con noi, suoi figli. Non dobbiamo avere vergogna chiedere, se abbiamo dei bisogni, per noi o per altri, o vogliamo ottenere delle grazie speciali,  favori o aiuti. È vero: c’è anche bisogno della preghiera di lode e ringraziamento, ma esiste anche la preghiera umile di chi, sentendosi povero, non esita a chiedere ciò di cui ha bisogno. E lo fa con fiducia, con semplicità, con cuore allegro. “Chiedete e vi sarà dato”. Gesù promette che la preghiera sarà esaudita. Non sempre come non l’avremmo pensato o immaginato, ma sempre secondo il beneplacito divino.

            Il secondo verbo usato da Gesù è “cercare” che indica anche attività e non mera passività. Se perdiamo una cosa, la cerchiamo finché la troviamo. Bisogna “cercare” Dio. Dio si fa trovare da coloro che lo cercano. “Non mi cercheresti se non avessi già trovato”, ha detto Pascal (Pensieri, n. 553). La ricerca di Dio è all’origine delle grandi correnti di spiritualità. Cercare con fiducia, con sincerità, nella verità, nella pazienza, con la sicurezza che un giorno si troverà. A volte il Signore permette dilazioni, apparenti ritardi nel mostrarsi, ma egli un giorno arriverà, con la sua luce, la sua grazia, la sua bellezza, il suo amore, la sua pace.

           

            Il terzo verbo è “bussare”. Il libro dell’Apocalisse usa questo verbo e ha come soggetto Cristo: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Apoc 3, 20). Ma nel Vangelo di Luca, siamo noi che dobbiamo bussare la porta del cuore di Dio. Come a un figlio che arriva tardi a casa, un padre o madre terreni lo lasceranno solo in mezzo all’oscurità? Non lo faranno mai. Tanto meno Dio. Dio ci aprirà la porta. Noi però dobbiamo essere umili per bussare, per essere “inopportuni”, non avendo paura di disturbare chi è dentro. Egli vive con il cuore all’erta, vigile al minimo segno della nostra presenza, per aprirci la porta e invitarci alla cena che ci ha preparato nel suo Figlio.

           

            Questo brano finisce assicurando di nuovo la sollecitudine del Padre per ognuno dei suoi figli. I genitori cercano di dare il meglio i suoi bimbi. Non li ingannano. Non gli danno ciò li potrà danneggiare ma li offrono un alimento solido e sostanzioso. Eppure noi siamo cattivi. Siamo segnati dal peccato. Ma ciò nonostante diamo il meglio ai nostri figli. Come mai Dio non darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiederanno? Il più grande dono è lo Spirito Santo, mandato dal Padre e dal Figlio. Abbiamo il coraggio di chiedere questo grande dono: per il mondo, per la Chiesa, per noi. Con fiducia, con fede, con perseveranza. Il Padre ce lo darà. Egli ci aprirà la porta della casa e noi entreremo per sempre a vivere nel suo amore.

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