Tagliafico Angela – La direzione spirituale

Tagliafico Angela – La direzione spirituale

LA DIREZIONE SPIRITUALE

Il fratello accompagnato dal fratello è come una città alta e fortificata (Pr 18,19)

Angela Tagliafico

1. La direzione spirituale come scienza e arte

Cosa è la direzione spirituale? Negli autori spirituali si trovano tante definizioni più o meno complete. In termini piuttosto classici è stata descritta come scienza e arte di condurre le anime alla propria pienezza, secondo la vocazione personale.

Tale definizione offre due elementi chiave per approfondire le sue essenzialità e le sue caratteristiche. Innanzitutto è una scienza, fondata su principi teorici, dottrinali, teologici e psicologici, relativi alla natura della pienezza e ai condizionamenti individuali. In quanto scienza è strettamente legata alla teologia pastorale e alla teologia spirituale, di cui può essere considerata parte integrante e anche alle scienze umane, come la pedagogia e la psicologia, che illuminano questo suo itinerario interdisciplinare.

In quanto arte invece, indica l’abilità del direttore nell’adempiere la sua missione. L’artista è colui che sa usare una tecnica in modo personale, creativo, duttile e sa adeguare la teoria ai casi concreti e alle situazioni particolari delle persone, nei vari momenti della loro esistenza. La difficoltà della direzione spirituale considerata come arte, si trova proprio nella diagnosi della situazione unica dei credenti, ciascuno dei quali presenta aspetti, necessità, possibilità e caratteristiche peculiari.

L’esperienza personale indurrà poi, a intuire il modo specifico di intervenire su di loro in maniera più efficace, tenuto conto dell’indole, delle aspirazioni, delle disposizioni spesso mutevoli in cui si trovano e delle innumerevoli differenze e reazioni del tutto imprevedibili.

Si tratta di una esperienza che si acquista progressivamente, secondo un ritmo che varia a seconda dei soggetti, delle situazioni reali in cui crescono e delle grazie interiori che Dio elargisce loro. Perciò la direzione spirituale è, non solo conoscenza teorica, ma anche arte che si va arricchendo con gli insegnamenti dedotti dall’esercizio stesso di tale carisma.

La definizione che la descrive “come un aiuto per vivere l’esperienza di fede, attuando il discernimento circa il modo di risposta da dare a Dio che chiama tramite la sua Parola”, pare sufficientemente buona.

Anzitutto, la direzione spirituale è un aiuto; questa parola rende bene l’idea del carattere di servizio che essa assume nella Chiesa.

2. Lo scopo della direzione spirituale

Il fine ultimo della direzione spirituale, la meta che vuole raggiungere, la piena unione dell’anima con Dio, sorgente di ogni santità.

Essa vuole condurre il credente alla pienezza del suo battesimo e quindi, alla maturazione integrale della grazia battesimale e dell’esperienza trinitaria, in armonia con la vocazione personale. Per vocazione personale si intende il disegno del Signore su ogni credente, la chiamata cioè, a un determinato grado e a una data forma di santità; una santità che suppone normalmente, la realizzazione integrale di se, a livello umano, cristiano e vocazionale e cioè, una completa crescita, contemporaneamente, psicologica e spirituale.

Si tratta evidentemente, di un ministero che si rivolge a quei credenti che sentono la chiamata di Dio a una comunione sempre più intima con Lui e a una crescita graduale nella santità, mediante una realizzazione integrale della grazia battesimale in conformità con il volere divino.

Tale ideale finale deve essere sempre presente nella mente del direttore e del diretto, come un faro che indica il punto di arrivo e di orientamento.

Se invece consideriamo il suo fine immediato, limitato nel tempo o nel contenuto, il suo scopo diviene più ristretto, come avviene in una scelta vocazionale o nell’eliminazione di una abitudine sconveniente o nell’esercizio della pratica dell’orazione.

Tale ministero viene compiuto con lo spirito evangelico di servizio ed è vivamente raccomandato dalla Chiesa per la maturazione umana e cristiana, a causa del suo ruolo di incitare ad approfondite la familiarità con Dio, insegnando ai credenti, l’arte del discernimento e della sapienza trascendente.

La direzione spirituale è anche una educazione alla maturità spirituale, e in tal senso è una vera e propria pedagogia alla/della libertà, quella libertà del figlio di Dio che si attua secondo Dio, nella fede, sotto la mozione dello Spirito Santo.

Si educa la libertà esercitandola, scegliendo nella fede, sotto l’azione della grazia e dello Spirito Santo.

Si può dire che la direzione spirituale è un momento e una esperienza di discernimento spirituale. Questo comporta far incontrare Dio, lo Spirito Santo, la grazia, il “dall’Alto”, con l’uomo, con la sua libertà; il divino con lo storico; i criteri e le regole oggettive con le mozioni e con i dati soggettivi e personali; Parola e Spirito; verità e vita.

Una certa formazione della coscienza, ricevuta e trasmessa nel passato, privilegiava in modo esclusivo i dati “dall’Alto”: la Parola e i principi universali che, poi, quali ricette morali, dovevano essere applicati, costi quel che costi e in modo univoco e un poco materiale, alla realtà storica. C’era diffidenza verso il dato storico e le circostanze concrete, per paura di cadere nell’etica della situazione e in un soggettivismo morale che, giustamente, si dovranno sempre rifiutare.

Nel passato c’era pure il pericolo di considerare il personale come sinonimo di “arbitrario” e l’universale astratto come sinonimo di “oggettivo”; oggi c’è invece il pericolo opposto del soggettivismo, che polarizza tutto sulla coscienza individuale, concepita non solo, come norma prossima dell’agire umano, ma come norma assoluta e unica che rifiuta la verità oggettiva trascendente.

Pertanto, se prima era prevalente il pericolo di cadere nella schiavitù della legge, oggi si registra piuttosto, il pericolo di cadere nella schiavitù della licenza, del “faccio quello che mi pare e piace”.

Se non basta la conoscenza dei dati oggettivi universali (la Parola scritta e rivelata, oltre la ragione), per poter dire che conosco adeguatamente e pienamente la volontà di Dio, non posso ugualmente dire che mi bastano le sole mozioni interiori e un sentimento non passato al vaglio del discernimento spirituale, che prova se esse vengano dallo Spirito.

C’è necessità della docilità allo Spirito Santo; ma per essere docili a Lui, bisogna prima scoprirLo, bisogna accorgersi della Sua presenza, bisogna distinguerLo da quello che ha parvenza di bene senza essere tale, essendo piuttosto un sentimento emotivo o una mozione interiore che non si accorda con la Parola scritta e con l’insegnamento del Magistero.

Né solo Parola, né solo Spirito, ma integrazione tra verità e vita. Di qui sorge la necessità di distinguere e di discernere lo Spirito per rendersi docili a Lui.

Non è colui che accompagna, ma l’accompagnato che deve fare il discernimento e decidersi secondo la volontà di Dio.

Colui che guida comunica e fa partecipe l’accompagnato del modo con cui si fa un discernimento, lo aiuta a seguire rettamente il metodo, ma non deve sostituirsi a lui nel discernere e nel decidere: sarebbe un cattivo accompagnatore, perché deresponsabilizzerebbe l’accompagnato.

Tuttavia, almeno nei primi passi, indubbiamente, la direzione ha una funzione eminentemente direttiva; colui che accompagna comunicherà all’accompagnato quello che gli sembrerà più utile per farlo camminare verso un’assunzione libera e sempre più responsabile della decisione da prendere.

Sempre, la direzione spirituale dovrà realizzarsi come esperienza forte di discernimento spirituale, un’esperienza cioè, ordinata al tempo continuo, a far si che sempre più, il discernimento diventi nella persona, uno stile di vita.

La direzione spirituale è ordinata a far maturare la capacità di discernimento nella persona, più ancora che a risolvere il caso concreto (cosa vuole Dio da me, qui e ora, in questa precisa situazione).

Tanto è vero che quando non c’è una crescita della capacità di discernere nell’uomo, giustamente, viene da interrogarsi sull’utilità e sulla convenienza dell’esercizio di accompagnamento spirituale da parte di colui che è accompagnato e bisognerebbe sottoporre ad esame, il modo in cui vivono l’esperienza, sia questi, sia l’accompagnatore.

La direzione spirituale è pertanto, un’esperienza pedagogica, una scuola di discernimento spirituale; si tratta di una educazione attraverso l’esperienza stessa di ciò a cui si vuole educare. Di fatto essa è uno dei mezzi privilegiati per sviluppare il dono del discernimento spirituale che, come carisma, è fondamentalmente dato da Dio, ma ordinariamente, esige la collaborazione dell’uomo, perché possa crescere e maturare.

La direzione spirituale è inoltre, una pedagogia personale e questo in un duplice senso: prima di tutto perché avviene in un incontro da persona a persona, in un rapporto di dialogo interpersonale, poi perché si indirizza, non al solo intelletto o a qualche altra singola facoltà, ma a tutta la persona, considerata nella sua globalità, secondo tutte le sue dimensioni e secondo tutte le sue relazioni.

La direzione spirituale è infine, una pedagogia spirituale, perché lo Spirito Santo è il fulcro, l’attore e il soggetto principale e la vita secondo lo Spirito, vita considerata integralmente, nella luce della fede, nel concreto ordine di Provvidenza soprannaturale, termine verso la quale essa si dirige e si rapporta.

 

3. L’oggetto della direzione spirituale

 

Il campo di azione o oggetto del quale deve interessarsi la direzione spirituale, è la totale attività interna ed esterna, del credente e non solo ciò, che viene considerato puramente spirituale. Ogni settore della vita umana e cristiana, secondo il principio della totalità, entra nell’ambito di questa azione di sostegno.

L’oggetto diretto e immediato però, è la vita spirituale stessa, il suo esercizio e il suo accrescimento. La direzione spirituale, nelle sue varie fasi, ha come oggetto precipuo l’immergere il fedele nella coscienza  dell’immensità  dell’amore personale di Dio verso di Lui.  Il guidato, sapendosi amato da Dio, stabilisce un intimo rapporto di amicizia con il suo Signore, che lo unifica progressivamente.

L’elemento centrale dell’accompagnamento è dato dalla crescita di questa esperienza di amore: con essa il credente è tutto, senza di essa è nulla, sul piano vitale. Perciò la preoccupazione preferenziale della guida consisterà nello stimolare la maturazione di tale esperienza, liberandola dai condizionamenti che possono ostacolarla, e nel ricordare l’uso dei mezzi adeguati per penetrarla a fondo nell’ascolto della Parola, in chiave di amore e nella contemplazione del mistero trinitario, per suscitare lo spirito di gioia, di ringraziamento e di glorificazione.

Il direttore spirituale alimenta infatti, tale rapporto di amicizia dai primi momenti in cui inizia il cammino, fino alla consumazione finale. Il credente segue una evoluzione costante e progressiva. Essa non si ferma mai; al contrario si estende lungo tutto l’arco dell’esistenza. Non basta il fervore o la spinta iniziale, poiché la chiamata di Dio continua incessantemente, in una capacità permanente di processo e di approfondimento.

Ma siccome la santità deve raggiungere l’unificazione dell’intera personalità, la direzione si estende pure a tutte le manifestazioni dell’esistenza umana: individuale, sociale e professionale. Perciò la santità consiste propriamente, nella conformità al divino volere, espressa in un continuo ed esatto adempimento dei doveri del proprio stato.

Nella varietà delle forme che essa può assumere, ha sempre una funzione di aiuto al dono della fede cristiana nelle sue diverse risonanze, individuali, comunitarie e istituzionali, e nella molteplicità dei suoi impegni.

Il compimento della propria missione nel mondo, costituisce parte integrante dell’oggetto dell’orientamento spirituale. Esso rivela l’autenticità dell’esperienza interiore e della vocazione personale e completa la personalità nella dimensione esterna della sua azione pastorale o nella sua missione evangelizzatrice, esigenza questa, fortemente sentita in una ecclesiologia di comunione come l’attuale, che richiede la presa di coscienza del credente, della profonda comunione con la Chiesa universale e dell’impegno responsabile nella sua edificazione e nella sua crescita sempre più piena.

La direzione appare così, collegata tanto alla personalità individuale del fedele, come alla sua missione nella Chiesa e nel mondo.

 

4. L’utilità della direzione spirituale

 

L’utilità di un orientamento spirituale per far fruttificare pienamente la grazia battesimale è una questione che non da adito a dubbi. Si è sempre detto che nessuno è un buon giudice nella propria causa e quindi, la funzione della guida nel discernimento, diventa molto illuminante e ricercata per questo, da tutti i santi.

Soprattutto nei momenti di incertezza, di crisi, di malattie spirituali, di scrupoli, si richiede la cura assidua e metodica di chi conosce a fondo la natura umana con tutte le sue risorse e insufficienze.

Sul piano meramente psicologico essa è sorgente di serenità, di fiducia e di speranza. Ma la collaborazione di un direttore, anche nei periodi di soddisfacente tranquillità, invita a mantenersi allenati e pronti a superare qualsiasi eventuale tentazione, a evitare la pigrizia e la tiepidezza e in caso di aridità spirituale, a perseverare nello sforzo di correzione dei propri difetti, anche leggeri, e nella ricerca costante della perfezione.

Non si deve dimenticare il detto: l’incostanza è l’unica cosa costante della vita. L’incontro spirituale facilita la comprensione di realtà che altrimenti sfuggirebbero all’indagine personale, sempre un poco interessata e aiuta a perseverare nella salita verso il monte di Dio.

La presenza di un aiutante saggio e sperimentato garantisce inoltre, le scelte oggettive e giuste. Nel momento di una opzione decisiva per il proprio divenire, egli diviene fonte di sicurezza e di fortezza. Anche per mantenere l’equilibrio personale, è fondamentale la presenza di un consigliere che faccia superare, sia gli eccessivi timori di sbagliare, che la riluttanza ad assumersi responsabilità personali.

Egli incita a valutare spassionatamente le proprie disposizioni e necessità personali, facendo contemplare le situazioni da un altro punto di vista, più distaccato e disinteressato e rende così più liberi e spediti. Sono quindi evidenti l’utilità, l’opportunità e la convenienza di una guida per progredire verso la santità.

La guida costituisce dunque, uno degli strumenti più adeguati per discernere le vie, per perseverare nella faticosa salita della montagna della meditazione e per accelerare il cammino verso l’unione con Dio.

S. Giovanni della Croce si era espresso in modo piuttosto deciso a questo riguardo: “ Colui che vuole restare solo, senza il sostegno di un maestro e di una guida, è come un albero solo e senza padrone, in un campo, in cui i frutti per quanto abbondanti, verranno colti dai passanti e non giungeranno quindi a maturità” (Parole di luce e di amore, 5).

E aggiunge ancora: “L’anima virtuosa ma sola e senza maestro, è come il carbone acceso ma isolato, che invece di accendersi si raffredderà” (Parole di luce e di amore, 7).

 

5. La personalità del direttore

 

I1 servizio della guida spirituale è uno dei ministeri più delicati che esistono nella Chiesa. Questa “arte delle arti”, secondo l’espressione di Gregorio Magno, riguarda infatti, il fedele nel suo rapporto con Dio e nella sua esistenza di creatura nuova, illuminata e vissuta nell’apertura all’azione soprannaturale.

Trattandosi dell’ “arte di tutte le arti”, richiede guide ricche, non solo di doti naturali e di esperienza umana, ma anche competenti e specializzate nelle scienze spirituali e nell’unificazione di tutte le dimensioni della personalità naturale e trascendente.

Passiamo adesso a considerare in dettaglio, le doti e le qualità che deve possedere.

Disposizioni umane di base.

Il direttore spirituale è il tipico modello di una persona integrata, matura, ricca di risorse umane e spirituali, in grado di comunicare con i fratelli per agevolarne il cammino. Le risorse umane, come la scienza e l’esperienza, sono insufficienti da sole a raggiungere il suo fine, cioè la santità, ma costituiscono uno strumento valido per forgiare persone mature a livello umano e cristiano. E favorisce un certo stile libero e aperto di relazione personale. Le sue componenti sono:

la formazione alla relazione personale. Il miglior mezzo per capire e affinare le proprie relazioni con gli altri, è la chiarificazione dei propri rapporti con se stessi. Questo suppone la conoscenza e l’accettazione della propria storia e l’attenzione sulle motivazioni e sui comportamenti attuali e ciò suscita anche il desiderio di liberazione da quanto non è armonizzato in essi;

la comprensione empatica. Essa tende a porre l’attenzione del direttore sulla persona che chiede aiuto. Non esige una piena identificazione, ma la comprensione oggettiva, senza perdere mai il distacco e la serenità. Si può anche definire una attenzione coinvolgente che mette da parte il proprio modo di vedere e di pensare per cogliere oggettivamente, quello della persona guidata;

la stima della dignità umana. La fiducia nel valore del soggetto in tutta la sua realtà attuale e potenziale, così come nella sua capacità di assimilare i valori che deve realizzare insomma, deve esserci un sentimento di affidamento nelle possibilità di sviluppare tutte le sue potenzialità e di arrivare alla pienezza della santità;

la maturità affettiva. Essa consiste nella sicurezza e stabilità emozionale e genera un atteggiamento oblativo, oltre alla reale capacità di offrire un amore disinteressato al diretto inoltre, si mette al servizio della sua crescita, senza calcoli individualistici, senza secondi fini e senza essere alla ricerca di soddisfazioni umane o di ringraziamenti continui;

la tolleranza alla frustrazione. Nelle crisi di scoraggiamento, che sperimenterà il credente nel suo cammino spirituale, la sua sicurezza gli darà la forza sufficiente per non spaventarsi per le circostanze avverse e per prolungare lucidamente la sua missione. Inoltre, gli permetterà anche di accontentarsi di seminare, aspettando che il Signore dia al momento opportuno;

la capacità di comunicazione. Essa si manifesta particolarmente, nell’abilità di riflettere sull’interlocutore il messaggio integrale da lui trasmesso. Questo riflesso del messaggio, verbale o non verbale, costituisce un mezzo straordinario per favorire l’autoconoscenza e l’autovalutazione dell’aiutato.

Disposizioni spirituali

Oltre a questa base umana matura, sono necessarie al direttore, diverse qualità spirituali affinché possa adempiere convenientemente la sua delicata missione di servire “nei fratelli il disegno del Padre” e di accompagnarli nel loro cammino. Ne indico alcuni:

l’esperienza di Dio e della preghiera.Questa esperienza costituisce il cardine della direzione spirituale. L’accompagnatoreè chiamato a immergere i fedeli sempre più intimamente nell’esperienzadi Dio e a perfezionarla progressivamente nella loro condotta. Sarànecessario, quindi, che egli stesso sia alla ricerca di un approfondimento di taleesperienza;

la sapienza spirituale.Il padre spirituale,nell’attento e prolungato ascolto della Parola, va acquistando la sapienza cristiana.Per accompagnare i suoi discepoli, egli ha bisogno di possedere un certo sensospirituale, oltre alla scienza umana, che lo mette in grado di percepirenell’aiutato, la presenza e l’opera dello Spirito Santo;

il servitore dei fratelli.Seguendo l’esempio di Gesù, che nell’intera Sua esistenza è stato il modellopiù incisivo di figlio docile e guida perfetta, l’accompagnatore appare rivestitodello spirito di servizio, che diventa un perfezionamento spirituale della maturitàaffettiva;

lo spirito di speranza cristiana.La tolleranza alla frustrazione riscontra il suo corrispondente completamentonella speranza cristiana, fatta di fiducia in se stesso e nell’altro come figlio diDio, ma, soprattutto, nel Signore risorto e nella potenza dello Spirito Santo, l’agente principale della crescita spirituale.

 

6. Radici bibliche del discernimento

 

Uno dei compiti più impegnativi e anche difficoltosi del direttore spirituale, consiste nel discernere la volontà di Dio sul guidato e la conformità delle sue motivazioni, dei suoi atteggiamenti e delle sue risposte.

Sono diverse le ragioni per le quali possono sorgere diverse difficoltà. Innanzitutto le caratteristiche stesse delle emozioni da scrutare; esse sono interiori e spirituali e poi ancora, la loro origine, soprannaturale. A ciò si aggiunga l’astuzia del demonio, che tenta di insinuarsi velatamente o di trasformarsi in angelo di luce. Perciò è necessario che la guida spirituale sia in possesso di quest’arte che gli permetta di esaminare e distinguere le varie categorie degli spiriti allo scopo di condurre il guidato per la strada migliore, evitando ogni deviazione e perdita di tempo.

I1 tema è assai importante nel Nuovo Testamento. Benché il nome ricorra raramente, la realtà è presente ovunque, poiché nella Scrittura si effettua un discernimento all’opera, non un’esposizione teorica su di esso.

I1 discernimento appare nei Vangeli in modo progressivo ed è incentrato sulla persona e sull’opera di Gesù. Fin dalla sua infanzia Egli si pone come oggetto di discernimento, presentandosi come colui che verificava in se stesso le profezie scritturistiche e come “segno di contraddizione” (Lc 2,34), e pertanto come oggetto di discernimento.

La vita pubblica e la predicazione del Messia non fanno altro che manifestare l’urgenza di questo discernimento e precisarne le condizioni. Tutti quelli che lo incontrano sono obbligati a porsi la questione di sapere da dove gli viene tale sapienza, qual è lo spirito che lo anima e di che genere è la potenza di cui dispone.

Le occasioni che si presentano affinché possano rispondere a questi interrogativi, sono fornite dai fatti nei quali egli si dimostra mosso dallo Spirito Santo, vittorioso sul demonio, profeta inviato dal Padre e conoscitore dei Suoi segreti, operatore di grandi prodigi che provano con la loro potenza che è arrivato il regno di Dio e che egli è il Messia promesso.

La fede induce ad aderire a Cristo, a riconoscere nella sua persona e nella sua azione la potenza dello Spirito di Dio e la sconfitta dello spirito del male, mentre l’incredulità lo fa rigettare come un falso profeta. Coloro che lo accolgono sperimentano, per mezzo di lui, l’azione dello Spirito Santo; invece, i ricchi di sé, che non lo accolgono, continuano a meditare le Scritture, ma senza comprendere che Egli è veramente il Messia inviato dal Padre per stabilire nel mondo la salvezza definitiva.

Si può affermare in genere, che, secondo i grandi specialisti del Nuovo Testamento, la capacità di discernere è la chiave della morale evangelica. Costituisce un atteggiamento essenziale che guida l’esistenza dei discepoli di Gesù. Lo si può riassumere nelle parole di Paolo: “Sottoponete tutto a discernimento” (1Ts 5,21).

I1 discernimento spirituale si converte in un incontro con Dio Padre, che ha un progetto sulla sua creatura. I1 credente ascolta, osserva con attenzione, cerca di individuare i segni del progetto ed entra nella sfera soprannaturale.

Lo Spirito Santo diventa il maestro interiore che va generando questa creatura nuova e la va elevando a interlocutrice di Dio, in un dinamico rapporto filiale, affinché possa conoscere nel suo intimo il volere divino, manifestato in Gesù Cristo e nel suo Vangelo, e compierlo così da crescere sempre di più nella vita teologale, sino alla piena statura di Cristo.

L’oggetto preciso del discernimento è la volontà di Dio e il desiderio di compiere sempre, opere gradite a Lui. Esso induce a mettersi di fronte a un Padre personale e vicino, di fronte a un Dio che conosce e ama suo figlio e lo dirige con bontà verso la sua pienezza.

Allora viene spontaneo l’impulso a fare ciò che è a lui gradito, seguendo l’esempio di Gesù: “io faccio sempre quello che piace a lui” (Gv 8,29). È l’esigenza di amarlo come Egli vuole essere amato. Poiché solo coloro che sono guidati dallo Spirito di Dio sono i figli, chiamati a stabilire un rapporto dialogico con lui come Padre, scorgendo a tale scopo il Suo progetto.

 

7. Natura e senso del discernimento spirituale

 

Nel mondo greco, nell’ambito degli affari e del diritto, il termine usato a questo scopo era dokimàzein, termine che designava la funzione di saggiare le monete d’oro e d’argento per provare se erano genuine e autentiche, idonee come mezzo di scambio. Significava pure l’esame a cui venivano sottoposti i magistrati e gli altri funzionari forensi per verificare se possedevano o no le qualità necessarie alle cariche cui ambivano.

Il Nuovo Testamento va oltre e indica pure la valutazione delle situazioni per scoprirvi indicazioni della volontà divina e per operare scelte fedeli a essa. S. Paolo usa, inoltre, i termini diakrisis pneumatikos, discernimento degli spiriti e vocaboli imparentati. Il cuore dell’uomo è il luogo dello scontro tra Dio e il mondo, tra lo Spirito e la carne, tra l’amore e l’egoismo; il seme cade in terra buona o tra le spine, ed è quindi indispensabile, distinguere quando la terra è propizia o inadatta. Infatti non è soltanto lo Spirito che agisce e parla nell’intimo dell’uomo.

Data questa complessità di situazioni e di comportamenti umani, appare evidente che la motivazione sia una realtà veramente complessa e multiforme e non facilmente percepibile nella sua radice. Tale fatto di una possibile motivazione multipla nella sua origine e di un’interazione costante dei diversi livelli affettivi e intellettivi, naturali e soprannaturali, fanno di essa una materia complessa e difficoltosa, ma allo stesso tempo necessaria e irrinunciabile.

Perciò il direttore deve saper discernere qual è il progetto di Dio e quali sono i mezzi più adeguati per realizzarlo. Il discernimento degli spiriti è quindi, l’intima conoscenza dell’opera di Dio nel cuore degli uomini, dono dello Spirito Santo e frutto di amore. Si tratta, innanzitutto, di un prezioso regalo, di un dono dello Spirito che introduce progressivamente, il direttore spirituale nell’intimità divina e gli fa bere, a questa fonte, l’intuito soprannaturale, acquistare quell’occhio dello Spirito che gli permette di rendersi consapevole e di riconoscere l’opera del Padre nell’intimo dei suoi figli. Esso lo spinge all’ascolto della Parola, alla ricerca orante delle vie divine per capire, interpretare e agire, secondo il Suo piano di santità.

Questa capacità di orientamento è anche un carisma per il servizio della Chiesa: “Aciascuno la manifestazione dello Spirito è data in vista dell’utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza, a un altro il dono di far guarigioni, a un altro il dono di distinguere gli spiriti” (1Cor 12,7-10).

Esso è frutto dell’amore e deve, dunque, essere continuamente invocato, esercitato dalle guide con fiducia, poiché esso cresce e si affina con l’invocazione e con l’esercizio. Il direttore spirituale, attraverso lunghi periodi di preghiera e di apertura costante all’azione dello Spirito Santo, mediante l’esercizio incessante del servizio ai fedeli e lo studio delle vie percorse dai santi, acquista quella scienza di Dio che si manifesta in uno sviluppo straordinario della virtù della prudenza e del dono del consiglio, che induce a sintonizzarsi con il Signore.

Poiché il discernimento deve essere spirituale, fatto, cioè, alla luce degli insegnamenti di Cristo e del suo Vangelo, non basta il lasciarsi ispirare solamente da un giudizio di ordine puramente razionale o dall’abitudine, normale in certi ambienti, di lasciarsi guidare unicamente secondo il proprio criterio umano.

Deve essere frutto di una mentalità ispirata dalla luce della fede, poiché ci troviamo di fronte a un credente che non basta sia motivato solo dai suoi dinamismi psicosociologici, ma deve essere mosso soprattutto, dalla fedeltà globale alla sua realtà religiosa e cristiana.

Tale discernimento è legato, pertanto, alla dinamica propria dell’atto di fede. L’esistenza cristiana non è una realtà statica; essa è vita e quindi vitalità spirituale, e trova nel fedele la sua nascita e il suo continuo sviluppo. Possiede undinamismo dello Spirito Santo che diventa apertura, conquista, progresso e,perciò,ricerca, riflessione, anelito a fare di più e meglio, in rapporto a se stesso,agli altri, alle cose, alla società e al mondo.

L’accompagnatore spirituale stimola il credente a leggere la propria vita con gli occhi di Dio. Questa lettura illuminata richiede una duplice attenzione: a Dio e alla storia, alla Parola e alle voci del mondo e ai segni dei tempi. Induce a contemplare Dio non solo in se stesso, ma anche nelle cose e negli eventi che si producono nel mondo.

Il credente, nel corso della sua esistenza, si trova di fronte a messaggi e interrogativi, di fronte al quotidiano, orientati a Cristo, ma che richiedono piccole prese di posizione per poter decidere in modo indovinato. Accogliere la fede e seguire Cristo significa, quindi, accettare di entrare in una dinamica permanente di discernimento spirituale.

I credenti, per approfondire la loro identità di persone umane e la loro dignità di figli di Dio, devono riconoscere di essere mossi, secondo il loro intimo desiderio, dallo Spirito Santo. È un’azione, una rivelazione crescente, adatta alla natura umana che va scoprendo le cose, non di colpo, ma secondo tappe ed esperienze progressive.

Ma Karl Rahner si domandava: “Esistono ancora i padri spirituali che hanno il carisma di approfondirsi nella meditazione, anzi in una mistica in cui viene accettato coraggiosamente il termine ultimo dell’uomo, cioè la sua unione con Dio? E ci sono gli uomini che hanno il coraggio di ascoltare questi padri spirituali?”.

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