Tagliafico Angela – La prassi della Lectio Divina

Tagliafico Angela – La prassi della Lectio Divina

LA PRASSI DELLA LECTIO DIVINA

Angela Tagliafico

1. Il luogo e il tempo

La lectio è prassi meditativa e orante: va praticata quindi in un luogo che consenta il silenzio e favorisca il raccoglimento, la riflessione e la preghiera. Nella prassi comunitaria i partecipanti si dispongano a semicerchio rispetto alla collocazione del libro della Parola, al quale spetta la posizione principale.

Il tempo in cui praticare la lectio va scelto in maniera che i partecipanti non siano pressati da urgenze; la quiete necessaria per vivere i diversi tempi della lectio viene anche dalla libertà e dai condizionamenti degli impegni personali o comunitari.

La durata deve rispondere a due utilità: consentire il tranquillo svolgimento di tutti i suoi tempi e mettere i partecipanti al riparo da sforzo e fatica. La durata quindi, deve contemperare la capacità e le possibilità dei partecipanti e le esigenze della lectio.

L’esperienza insegna che una lectio comunitaria non può essere praticata in meno di un ora e diventa faticosa se sorpassa le due ore. Se possibile sarà bene organizzarsi in maniera che non tutto tale tempo debba essere trascorso nello stesso luogo e nella stessa posizione: se vi è vicino uno spazio adatto, l’assemblea può essere temporaneamente sciolta e i partecipanti lasciati liberi di vivere in quegli spazi, i tempi della contemplatio e dell’oratio personale.

2. La preparazione

Sono importanti le disposizioni di ciascuna persona che si appresta a praticare la lectio. Anzitutto la purezza di cuore, intesa come libertà da precomprensioni della Parola di Dio. Chi infatti, si accingesse alla lectio sotto la loro spinta si troverebbe impedito a offrire libero e disarmato ascolto a quanto Dio attraverso la sua Parola, gli vuole comunicare e sarebbe indotto a trovare in essa quello che preconcettualmente vi vuole trovare. E cadrebbe nell’equivoco di sostituire le proprie parole alla Parola di Dio.

Poi è necessario compiere su noi stessi un opera di decantazione. Noi siamo abitati da pensieri e sentimenti vari: bisogna deporre sulla riva le scorie del cuore e guadagnare acque meno agitate, ma bisogna liberarsi pure dall’impressione di stallo, di bonaccia, perché in essa la volontà si rammollisce.

Bisogna ancora, porsi in rapporto al testo sacro, in atteggiamento di amore, nella consapevolezza che il tempo che diamo a Dio diventa il tempo che Dio riserva a noi e in cui lo Spirito parla al nostro spirito.

Altresì necessaria è la disposizione al religioso ascolto, da intendersi come apertura alla Parola che insegna la verità, dona la carità e largisce frutti di speranza.

Queste e simili sono le disposizioni che creano il cuore buono che custodisce la Parola affinchè produca frutto, come ha detto Gesù in Lc 8,15.

Per questo ogni lectio inizierà con la preghiera, perché è importante e necessario pregare per comprendere le Scritture infatti, in esse si legge che è il Signore che dona la sapienza e solo da Lui ci vengono scienza e intelligenza (Pr 2,6).

La preghiera iniziale deve includere l’invocazione allo Spirito Santo, è Lui che dispone chi legge, all’obbedienza alla Parola.

La lectio fa rifermento a una pagina, cioè a un brano breve della Scrittura. Sono possibili varie scelte della sacra pagina. In tutti i casi la pericope non sia troppo estesa: una ampiezza che si estenda per 10 o 20 versetti, anche meno, è sufficiente.

Molto adatta è la proposta liturgica che guida progressivamente dentro il mistero di Cristo, mediante la presentazione unitaria della Bibbia e l’interpretazione cristologica delle Scritture.

3. La lectio: l’ascolto

La lectio è l’ascolto del messaggio della sacra pagina. La lectio è lettura delle Scritture, ma finalizzata oltre che a conoscere e a comprendere il testo nella sua letteralità, soprattutto a raccogliere messaggi, suggestioni, ispirazioni che dal testo sacro si esprimono e ci vengono incontro.

La lectio ha il suo corrispondente e il suo completamento nell’auditio, nell’ascolto. Ascolto come apertura alla Parola, capacità di accoglierne messaggi e suggestioni, disponibilità a trasformare quanto ascoltato in quella che Paolo chiama obbedienza della fede Rm 1,5.

Ma nella lectio, l’occhio, l’udito e la mente costituiscono per la Parola divina solo tappe di passaggio della lectio la cui destinazione è un luogo più profondo ma più vero della realtà religiosa dell’uomo.

La lectio amorevole e perseverante della Parola divina conduce ogni giorno in un mondo pieno di meraviglie, nel prato delle Scritture, cosparso di fiori tutti da cogliere e ve ne sono di ogni specie, vi è unicamente l’imbarazzo della scelta.

4. La meditatio: l’accoglienza

Questo tempo della lectio consiste nello sviluppo teologico-spirituale dei motivi emersi dalla lectio e riguarda l’intelligenza interiore del testo. Ricerca della verità nascosta, anzi scoperta del tesoro nascosto nel testo. Intelligenza interiore in quanto comprensione di ciò che è nel profondo della Scrittura.

La lectio porta il cibo alla bocca e la meditatio lo mastica, ovvero lo riflette a lungo per assimilarne un messaggio e per progettare in conformità ad esso. Ripetere la Parola in modo che si presenti al lettore nella sua concretezza; ritornare sul significato della Parola per entrare nella profondità del suo messaggio, riudirla in una concisa espressione, in modo da poterla gustare e far scendere il messaggio dalla mente che l’ha compreso al cuore, luogo nel quale essa riconosce la sua dimora.

La meditatio è penetrazione intima, sotto la guida della grazia, della meravigliosa profondità della Parola. Essa serve ad aprire la strada a Dio, affinchè Lui entri nel nostro cuore e ci renda ardenti con la grazia del Suo amore.

Importante che la riflessione sia impostata su motivi teologicamente e spiritualmente validi.

5. La collatio: la condivisione

L’approfondimento del messaggio della sacra pagina continua nella collatio con cui si vuole indicare l’apporto dei partecipanti alla lectio comunitaria per un migliore ascolto del messaggio della Parola e una sua più incisiva attualizzazione.

Caratteristici della collatio sono il carattere dialogico e la reciproca edificazione nella fede. Con il confronto delle risonanze diventa chiaro quanto prima ci poteva risultare oscuro o confuso. Essa deve pertanto, essere caratterizzata da disponibilità ricettiva verso gli altri. Sommando i lumi e le esperienze che sono concessi a ciascuno, si arriva più addentro nella comprensione della Parola.

Circa il contenuto e lo stile della collatio tre termini risultano efficaci: la collocutio o dialogo culturalmente impegnato; la confabulatio o conversazione fraterna e la confessio o apporto di una testimonianza personale e così la collatio conduce al costituirsi di una comunità di fede.

Essa è un contributo a più voci per la comune edificazione nella fede, la crescita nella carità e il conforto nella speranza. In essa i fratelli condividono il fatto che si sono riuniti per farsi ammaestrare dalla Parola e per sostenersi nell’ardua fatica di edificare se stessi e attorno a se il Regno di Dio.

I rischi del vaniloquio, della puerilità e del sentimentalismo, saranno evitati dall’intenzionale e rigoroso riferimento agli insegnamenti che vengono dalla lectio e dalla meditatio.

6. L’oratio: la preghiera

Ciascuno vivrà questo momento nel modo che gli consente al meglio di entrare in dialogo e in comunione con Dio. Non dobbiamo escogitare formulazioni per la nostra preghiera, perché quando la Parola sale, come incenso, senza rumore e pacificamente al cielo, è già preghiera e preghiera autentica.

L’oratio quindi, sgorga dall’incontro del cuore dell’uomo con il cuore di Dio per il tramite della Parola di Dio. In tal modo siamo ricondotti al cuore, che è l’intimo dell’uomo e il luogo in cui abita Dio. In esso avviene quell’incontro nel quale Dio parla all’uomo e l’uomo ascolta Dio; l’uomo parla a Dio e Dio ascolta l’uomo: tutto tramite l’unica Parola divina.

La via verso il traguardo dell’autenticità della preghiera è l’amore, che è per sua natura comunione. E allora la preghiera vera è lo slancio verso Dio, conosciuto mediante l’amore e in un dialogo nel segno dell’amore, il quale non ha bisogno di parole per esprimersi.

Se si vuole dire qualcosa, i maestri dello spirito insegnano a scegliere una parola, una frase che esprima bene il tuo amore per Dio e lo stato d’animo del momento, e a ripeterla con pace, senza cercare di formulare pensieri. Tali frasi, nella prassi della lectio comunitaria è utile formularle ad alta voce.

7. La contemplatio: la comunione

Essa è una personalissima esperienza di Dio. Preghiera di silenzio, di riposo, di presenza di Dio, di pura fede e del solo cuore.

Viverla come desiderio dello Sposo amato, tenendo presente che il desiderio è amore e l’amore è insaziabile di amore. La contemplatio quasi coglie Dio e lo tocca con la mano della fede, con l’amplesso della devozione e con l’occhio della mente.

Il tempo della contemplatio non deve trovare uno spazio nello schema di svolgimento della lectio, in quanto può consistere nella stessa maniera di viverla. Nel tempo della lectio essa è assolutamente personale.

La contemplatio è la somma della conoscenza e dell’amore e costituisce uno degli elementi essenziali della vita cristiana, magari è in germe ma chiamata a svilupparsi in proporzione della generosità e della carità di ciascuno.

8. L’operatio: la testimonianza

La messa a frutto della contemplatio, è lasciare fluire la Parola in noi e consentirle di farsi suscitatrice di illuminazioni, proposte e progetti operativi, rendendoci disponibili alla Sua obbedienza.

Non siamo noi a proporre progetti a Dio né dobbiamo chiedergli di confermare con la sua Parola progetti disegnati da noi, la Parola suscita orizzonti ed è maestra delle vie per raggiungerli. La scelta dell’impegno di operatio e il modo di realizzarlo, fluiscono con spontaneità dall’ascolto della Parola, la quale non di rado, potrà sembrare non indicare con concretezza il da farsi nella realtà della nostra situazione.

In verità la Parola raggiunge sempre l’essenza delle cose e del nostro essere e insegna solo quanto è essenzialmente valido. Solo su di essa e attorno ad essa sono possibili le scelte operative molteplici e differenziate, rispondenti alle diverse situazioni, ma sempre insegnate dalla Parola.

 

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