panel istituzionale

Algoritmi e centralità della Persona: riflessioni a partire dal confronto al CNEL

Il convegno L’impatto degli algoritmi sulla persona e nel tessuto socioeconomico, svoltosi lo scorso 3 giugno presso la sala Plenaria Marco Biagi del CNEL, ed organizzato dalla Fondazione Prioritalia in collaborazione con l’Istituto di Studi Superiori sulla Donna (ISSD) dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA), ha rappresentato un’importante occasione di riflessione interdisciplinare sul rapporto tra trasformazione digitale e centralità della persona.

L’incontro è stata l’occasione per presentare il volume “La sfida umana nell’epoca della trasformazione digitale” (FrancoAngeli), curato da Adele Ercolano (coordinatrice Area culturale ISSD-APRA) e Filippo Salone (responsabile relazioni esterne Fondazione Prioritalia), che raccoglie contributi, riflessioni ed esperienze emerse durante la IV edizione della Summer School Prioritalia–ISSD (APRA), con l’obiettivo di indagare le condizioni attraverso cui mantenere la persona al centro nell’era dell’intelligenza artificiale.

I lavori sono stati aperti dall’intervento del presidente del CNEL, Renato Brunetta, il quale ha offerto una riflessione sul ruolo delle istituzioni nel governo dei processi di innovazione tecnologica. A seguire, Marcella Mallen, presidente della Fondazione Prioritalia e consigliera CNEL, ha sottolineato il valore simbolico e sostanziale dell’incontro, ospitato in una sede rappresentativa dei corpi intermedi e del dialogo sociale.

Il primo panel, intitolato “Umano e artificiale: quale equilibrio per il benessere sociale ed economico?”, ha costituito il fulcro del dibattito, ponendo al centro la questione del governo della trasformazione tecnologica in una prospettiva human-centered. In tale contesto, l’intelligenza artificiale è stata interpretata non come fine in sé, bensì come strumento il cui impatto dipende dalle finalità e dai valori che ne orientano l’implementazione.

In particolare, Stefania Celsi (consigliera direttiva Value@Work) ha evidenziato come l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei contesti organizzativi non determini una riduzione del valore umano, quanto piuttosto una sua ridefinizione. Tale processo pone al centro dimensioni quali le motivazioni individuali, il capitale umano e il ruolo della leadership, chiamata a guidare la transizione in chiave autenticamente umano centrica.

Antonio Palmieri (presidente Fondazione Pensiero Solido) ha invece richiamato l’attenzione sugli effetti della trasformazione digitale sulla percezione del tempo e sulla qualità delle relazioni. In questa prospettiva, è emersa la necessità di sviluppare una rinnovata responsabilità individuale e collettiva nell’“allenamento” all’uso degli strumenti digitali, affinché l’accelerazione tecnologica non comprometta le dimensioni fondamentali dell’esperienza umana.

Il contributo di Ilaria Ricci (consulente EasyGov Solutions) ha posto l’accento sulla necessità di individuare priorità operative affinché l’intelligenza artificiale contribuisca effettivamente al benessere sociale ed economico. In particolare, è stato sottolineato il ruolo strategico della pubblica amministrazione, chiamata non solo ad adattarsi al cambiamento, ma a orientarlo in maniera proattiva.

Il dibattito è poi proseguito con il secondo panel, “AI e scenario in evoluzione: quale impatto, quali trasformazioni”, arricchito dagli interventi di Michele Petrocelli (Università Guglielmo Marconi di Roma), Ivana Pais (consigliera CNEL), Alberto Carrara L.C. (decano Facoltà di Filosofia APRA) e Stefano De Martin (giunta ManagerItalia). In questa sede è emersa con chiarezza la necessità di integrare approcci differenti — scientifico, filosofico, economico e sociale — al fine di comprendere pienamente la complessità della trasformazione digitale. È stato inoltre evidenziato come il progresso tecnologico richieda nuove chiavi di lettura interdisciplinari e debba essere accompagnato da una solida responsabilità etica.

Dal confronto complessivo è emersa una consapevolezza condivisa: l’intelligenza artificiale rappresenta al contempo una straordinaria opportunità e una sfida sistemica che impone una profonda riconsiderazione del rapporto tra persona, lavoro e tecnologia. In tale prospettiva, l’equilibrio tra umano e artificiale non può essere lasciato a dinamiche spontanee o meramente tecniche, ma deve essere costruito attraverso scelte consapevoli, orientate da principi etici e inclusivi.

In un contesto caratterizzato dalla crescente pervasività degli algoritmi, la questione centrale non riguarda unicamente lo sviluppo di nuove tecnologie, bensì la capacità di governarne l’impatto in modo responsabile, evitando il rischio di una progressiva marginalizzazione della soggettività umana a favore di logiche automatizzate.

Ne deriva che la sostenibilità del futuro digitale dipenderà in larga misura dalla capacità di mantenere saldo il principio della centralità della persona, promuovendo un dialogo continuo tra discipline, istituzioni e società civile. Solo attraverso tale integrazione sarà possibile costruire un modello di sviluppo tecnologico realmente orientato al benessere umano e al progresso sociale.

 

Hai bisogno di informazioni?

Contattaci