Abstract relazioni su Ildegarda di Bingen

Abstract relazioni su Ildegarda di Bingen

Pubblichiamo gli abstract di alcune relazioni che si svolgeranno in occasione dell’evento: “Ildegarda di Bingen Santa, Mistica, Scienziata, Filosofa e Artista”, organizzato dalla Cattedra Marco Arosio di Alti Studi Medioevali del nostro Ateneo. L’evento si svolgerà il prossimo Mercoledì 21 marzo 2018.

 


L’Antropologia di Ildegarda di Bingen: Discretio, Viriditas  e  Virginitas

di: P. Octavio Ortiz de Montellano, L.C.

Il presente articolo fa una lettura analitica del Liber divinorum operum di Ildegarda di Bingen, con l’intenzione di precisare  il significato di queste tre termini: la discretio, la viriditas e la virginitas. L’indagine tenta di identificare quale è l’intuizione basilare della profetessa, e ci consente di formulare un’ipotesi: Ildegarda considera che la vita umana è una bellezza fatta di armonia, è un microcosmo che riflette la bellezza del macrocosmo, è un dialogo tra un Dio che si dona amorosamente e una creatura che accoglie l’amore, si conforma con la volontà divina e risponde amando. Nella misura in cui l’uomo si fa disponibile alle energie cosmiche che provengono dalla vita di Dio, l’uomo si fa bello e rappresenta un’immagine della gloria divina. Dalla mano della discretio, la viriditas e la virginitas percorriamo la strada verso l’armonia. Si tratta della riparazione della scissione fra anima e corpo. Questa “piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio” che era Ildegarda dice oggi una parola semplice e alta per il nostro mondo bisognoso di bellezza.


Le visioni di Ildegarda come via alla filosofia

di: Prof.ssa Annalisa Terranova

I testi di Ildegarda di Bingen contengono temi che rimandano al contesto culturale del secolo XII. In particolare si riscontrano riflessioni collegate al materiale elaborato dalla scuola filosofica di Chartres, laddove si ravvisa un’affinità tra lo Spirito Santo che appare in un cerchio di fuoco  e l’anima mundi, intesa platonicamente come principio vivificatore che unifica il molteplice. L’anima del mondo come energia che che conferisce una scintilla di vita al Creato è presente nell’elaborazione filosofica della scuola di Chartres cui Ildegarda si avvicina con la sua esaltazione della viriditas come forza vitale.


Virtutes: O Pater omnipotens. Dall’«Ordo virtutum», brano per organo su musica e testo di Ildegarda di Bingen

di: Prof. Francesco Tasini

In omaggio a Ildegarda di Bingen – che considerava la musica la via più diretta per giungere a Dio – ho pensato di scrivere e fare ascoltare un mio brano per organo scritto su testo e musica tratti dal suo Ordo virtutum (La schiera delle virtù), opera destinata a una sorta di sacra rappresentazione il cui svolgimento sembra collimare con le diverse stazioni del cerimoniale della Velatio. Il testo e la musica (nel tono frigio) sono tratti dall’ultimo intervento (prima dell’[Epilogo]) delle Virtù; il testo recita: «O Pater omnipotens, ex te fluit fons in igneo amore, perduc filios tuos in rectum ventum velorum aquarum, ita ut et nos hoc modo perducamus in caelestem Jerusalem» [O Padre onnipotente, da te fluì una fonte di amore ardente: guida i tuoi figli nel giusto vento solcando le acque, in modo che noi possiamo condurli su questo cammino fino alla Gerusalemme celeste]. Le qualità tipiche della scrittura musicale di Ildegarda – l’impianto recitativo, l’uso di ampi melismi e la variazione costante di una serie di formulæ melodiche – caratterizzano il brano organistico: tutto è derivato dalle linee melodiche originali e dalle articolazioni lessicali del testo, con amplificazioni ottenute semplicemente con le antiche tecniche contrappuntistiche (aggravamento, diminuzione, imitazione canonica, inversione, retrogrado, sovrapposizione), quasi a volere costituire e fare risuonare una sottesa ‘polifonia’ alle linee monodiche originali. Le registrazioni scelte, rigorosamente ristrette all’impiego dei cosiddetti «registri di fondo» (in generale, canne labiali nell’altezza di 32, 16, 8 e 4 piedi) con esclusione radicale dei «registri di mutazione», tendono a trasmettere la sensazione fisiologia del respiro proprio del canto.


L’udito come «inizio dell’anima razionale» in Ildegarda di Bingen

di: Prof.ssa Marina Alfano

Abstract

Poiché le due vie del Logos, come ‘ragione’ e come ‘Verbo incarnato’ – l’una comportante un percorso ‘aumentativo’ e l’altro ‘diminutivo’ dell’essere –, che l’uomo contemporaneo e occidentale continua a percepire a causa del suo sottrarsi all’ascolto misericordioso (forse il più grave ostacolo allo sviluppo di una scienza radicalmente cristiana), non divergono affatto in Ildegarda di Bingen, ma si intessono nel concreto vivente, viriditas, della Creazione per l’azione intermediatrice della razionalitas, allora le nostre anime di cristiani opacizzati, perché ‘scordati’, corrono il rischio della gioia di assecondare la vocazione alla sinfonicità di cui sono ontologicamente intessute nella circolarità trinitaria – symphonia dura corda emollit et ipsis umorem compunctionis inducit, ac Spiritum Sancto advocat – per attingere anche con la nostra vox dal coro dell’Universo in responsorio al suo Creatore. Questa ‘voce’, quale manifestazione auto-veritativa di corpo e anima intermediati dalla razionalità, è da sempre l’altare del sacrificio in cui ogni uomo si fa spazio di recettività del Divino nel «bacio della libertà» come «creatività partecipata» quel bacio che anche per la Santa fu l’osculum spirituale dell’«amicizia come caritas» che Aelredo di Rievaulx ci rivela, con tanta poetica tenerezza, essere il «bacio di Cristo» offerto tramite l’amico.
La tradizione cristiana occidentale, finché la musica e il canto erano ancora elementi fondamentali e non accessori della sua liturgia, conosceva questa preghiera vivente come un itinerario sapienziale, artistico e spirituale insieme, di derivazione pitagorico-platonica, ambrosiano-agostiniana e dionisiana, che ascendeva alla rivelazione di Dio-Bene-Bellezza avvalendosi della privilegiata via uditiva, quasi quedam pennula racionalitatis, «come una minuscola penna delle ali della razionalità». Infatti «l’udito costituisce l’inizio dell’anima razionale» (Auditus vero inicium racionalis animæ est), e può connettere analogicamente l’uomo ai princîpi di ordine, numero e misura che sono alla base del Creato, ritrovando così l’originaria vocazione di «risuonare con la stessa tonalità del monocordo». Alla fioritura della ‘razionalità’ nell’uomo il corpo è partecipe in quanto «il corpo in verità è il vestito dell’anima che vive nella voce, e perciò è giusto che il corpo attraverso la voce canti con l’anima lodi a Dio».
Una «razionalità che produce un suono», ecco ciò di cui possiamo ora riprendere ‘effettiva’ consapevolezza proprio grazie alla preziosissima chiave ermeneutica profeticamente offerta dalla mistica renana – con il vantaggio di un millennio sulle risultanze della ricerca scientifica che la conferma pienamente (come si vorrà argomentare) – a soluzione della vexata quaestio della priorità tra vista e udito, distinguendo tra ciò che è primo e ciò che è antecedente.
Con le risorse dell’ascolto, ad esempio, si potrebbe rispondere all’appello “all’allargamento degli orizzonti della razionalità” – da parte di Sua Santità Benedetto XVI – con un’operazione di svuotamento interiore che “consenta” a una “razionalità nuova”, non più in opposizione all’azione di Cristo Logos, ma capace di cogliere – con una “partecipazione senza sforzo”, e fin nella più intima fibra corporale – tutte le infinite sfumature dell’esistente, convertendo la preghiera intenzionale nello jubilo alleluiatico che può prorompere solo dall’anima incendiata dall’amore e dal fervore estatico, «quando la voce non sa quello che fa», o trabocca «di canto gioioso e irresistibile».


Ildegarda scienziata

di: Prof. Mario Gargantini

Nel trattare dell’opera scientifica di Ildegarda vanno considerati il contesto culturale dell’epoca e nello stesso tempo la singolarità e originalità della sua esperienza, evitando da un lato di sottovalutare il contributo fondamentale dato dalla cristianità medievale allo sviluppo del sapere scientifico, dall’altro di ridurre Ildegarda a semplice anticipatrice delle medicine alternative. Le opere scientifiche di Ildegarda, risultano interessanti almeno da tre punti di vista: a livello della concezione della natura, per la particolarità dell’esperienza della conoscenza, per la visione della medicina, delle pratiche e cure mediche. Il suo contributo risulta interessante per chi si occupa di scienza oggi, per superare le tendenze riduzionistiche e recuperare una prospettiva di significato per un sapere che rischia di essere sempre più frammentato e chiuso in uno specialismo senz’anima.


La cosmologia di Ildegarda nel Libro delle Opere Divine

di: Prof.ssa Flavia Grossi
Attraversando le visioni narrate nel Libro delle Opere Divine si viene a conoscenza di un ordine del mondo interamente derivante dalla creazione divina che risplende nella natura.
Le prime cinque visioni, quelle su cui ci soffermeremo, sono quelle di stampo più cosmologico. In questo divenire dell’opera di Dio, non a caso il libro doveva inizialmente intitolarsi De Operatione Dei, Ildegarda racconta, nel susseguirsi delle visioni, di come il cosmo sia stato creato, quale sia la disposizione degli elementi e perché ogni componente della creazione occupi il suo determinato posto e con quale ruolo. La visione del mistero trinitario da cui l’universo intero trae origine, offre un punto di partenza per un itinerario che comprende la storia della salvezza, dai progenitori fino alla fine dei tempi, secondo un tragitto che deve portare alla méta celeste, ovvero il ritorno a Dio da cui tutto proviene.
Quasi due secoli prima della Divina Commedia, Ildegarda, attraverso la mediazione dello Spirito, narra e descrive una cosmologia integrale che fonde elementi scientifici, teologici e filosofici. Aspetti lontani dalla sensibilità secolare del mondo contemporaneo, quale l’esistenza di un universo che proviene dal seno del Padre e che ha come fulcro l’uomo in stretta relazione col suo Creatore, sono invece caratteristici della cosmologia medievale, di stampo tolemaico, filosoficamente influenzata dalla visione del Timeo platonico e ancora scevra del primato antropologico sul divino e della successiva scomparsa dell’elemento teologico che i secoli successivi imporranno.
Attraverso uno schema ben preciso, costituito dalla descrizione della visione in prima persona e seguito dalla narrazione di quanto udito dalla voce divina, Ildegarda stabilisce la struttura all’opera suddividendola in tre parti. La prima e la seconda cosmologiche, escatologica la terza. Un vasto uso della simbologia pervade l’intera opera e rende al lettore un senso che supera quello letterale per rinviare a quello mistagogico fino a toccare le alte vette della mistica in cui la ragione prende il passo della fede e fissa lo sguardo nel sole.

 

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