Abstract Conferenza Master Scienza e Fede: L’origine della Vita. Il caso o Dio?

Abstract Conferenza Master Scienza e Fede: L’origine della Vita. Il caso o Dio?

a cura del Prof. Carlo Cirotto

La conferenza ha un inizio obbligato: ci chiederemo che cos’è la vita. Da una definizione infatti è raccomandabile partire per sviluppare un discorso che sia logicamente consequenziale e insieme coerente con il dato empirico. Purtroppo, però, contrariamente ad ogni ragionevole attesa, ad oggi non c’è una definizione. O meglio, ce ne sono troppe. Dagli inizi dell’Ottocento al 2013 (anno della conta) ne sono state proposte ben 135. Il motivo sta nel fatto che la vita è una realtà dai molteplici aspetti e privilegiare l’uno o l’altro porta inevitabilmente a definizioni diverse. Sempre più frequentemente, allora, si tende a considerare la vita come una «indefinibile astrazione» e i biologi preferiscono dedicarsi allo studio (meno impegnativo) dei dettagli degli organismi viventi.

In qualche modo, comunque, a partire dal Big Bang la vita deve essere emersa dalla non-vita. Abbiamo però grandi difficoltà a comprendere come. Di certo, tre miliardi e mezzo di anni fa le acque del pianeta brulicavano già di batteri. Erano stati ‘seminati’ da qualche corpo celeste caduto sulla Terra o erano emersi dalla materia inanimata in ambienti chimico-fisici privilegiati?

Il momento in cui si ragiona sull’inizio della vita è anche quello in cui si fa l’esperienza più graffiante di quanto siano limitate le nostre capacità nello spiegare la complessità chimica della più semplice delle cellule. Se le leggi deterministiche non sono in grado di fornire aiuto, si ricorre allora a ragionamenti probabilistici e quando anche questi si dimostrano inadeguati, si ricorre al ‘caso’. Ci si dimentica però che mentre i criteri deterministici e quelli probabilistici forniscono spiegazioni valide, il caso non spiega nulla. Neanche quando lo si scrive con l’iniziale maiuscola.

Attenti però a non ripetere l’errore, fatto da più d’uno, di ricorrere direttamente a Dio. Non sarebbe che un povero ‘dio tappabuchi’ quello che vorremmo costringere nelle anguste strettoie di una spiegazione pseudo-scientifica. Non sarebbe di certo il Dio trascendente, Creatore dell’universo di cui ci parla la fede.

Non si deve dimenticare che i piani su cui trovano posto il significato scientifico e quello religioso sono ben lontani l’uno dall’altro. Per questo non sono ammessi cortocircuiti di sorta. Solo una ricerca onesta e paziente permette di identificare i ponti che li collegano.

 

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