Grazie… e arrivederci

Grazie… e arrivederci

A cura di P. Jesús Villagrasa, L.C.


Carissimi studenti, docenti, collaboratori, autorità e amici dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum,

 

nella prossimità del termine del mio mandato di Rettore di questo Ateneo provo il vivo desiderio e la necessità di esprimere profonda gratitudine a ciascuno di Voi per la stima e fiducia accordatami in questi sei anni, e ancora di più per la generosa collaborazione nella realizzazione della missione affidata al nostro, ancora giovane, Ateneo. Voglio fare con voi alcune riflessioni, innanzitutto come sacerdote, poi come docente e infine come rettore.

 

La conclusione di una tappa della vita è sempre occasione di seria e serena riflessione. Ho pensato alla vita terrena, così fugace e breve, così imprevedibile e fragile: Vita brevis, ars longa, occasio praeceps, experimentum periculosum, iudicium difficile – “la vita è breve, l’arte lunga, l’occasione fuggevole, l’esperimento pericoloso, il giudizio difficile”. Ho riflettuto al limitato tempo che Dio ci dona per compiere una missione, all’importanza di dare frutti di vita eterna. Ho meditato molto quel memorabile passaggio dell’omelia del Card. Joseph Ratzinger nella Missa pro eligendo Romano Pontefice del 18 aprile 2005:

“Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità. Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane – l’amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l’anima alla gioia del Signore”.

 

Alla luce di queste riflessioni sulla traccia che rimane e sui frutti di vita eterna, esprimo profonda gioia e viva gratitudine per aver potuto servire persone in una comunità così bella: mi porto nel cuore tanti gesti di docenti, studenti e collaboratori, tanti esempi di generosità e dedizione, di umanità e realismo, tanti consigli e saggezza. Certo, si diventa pure più consapevoli del limite nel proprio governo e delle carenze personali; si vorrebbe chiedere perdono a tutte le persone che non si è saputo servire meglio; è vero, si prova conforto nella comprensione dei fratelli e nella bontà di Dio che scruta i cuori e conosce la buona volontà messa in gioco. Non dovrei diventare troppo serio o pensieroso. Infatti, durante questi anni sono tornato molte volte a una frase che è diventata quasi un mio leitmotiv: “Dio esiste, ma non sei tu: rilassati”.

 

Sono contento della scelta del nuovo rettore nella persona di P. José Enrique Oyarzún, affiancato dal nuovo consiglio direttivo. Penso che un ‘rinnovamento nella continuità’ sia un bene per le istituzioni e quindi per il nostro Ateneo. Nuove idee, nuova visione, nuove forze, nuovo stile, nuovo piano strategico quinquennale…, dentro una probabile continuità nella guida perché il nuovo rettore ha partecipato intensamente alla vita dell’Ateneo negli ultimi sei anni come vicerettore accademico. P. José stima e conosce per nome i membri della nostra comunità; ha partecipato in prima persona nei processi che abbiamo cercato di avviare tra non poche difficoltà e con tanta generosità di tutti; è consapevole delle nostre forze e delle aree di opportunità; ama la missione universitaria e l’evangelizzazione della cultura.

 

Come penso sia anche per voi, ho fiducia di una comunità e di un’organizzazione che sa cambiare mantenendo saldi i valori e la missione; che sa rinnovare la passione verso l’educazione, la formazione, la missione, il servizio all’uomo del proprio tempo. Il mio rettorato si è tutto svolto dentro il Pontificato di Papa Francesco, e si è voluto confrontare con l’esigenza di una triplice missione universitaria: non solo ricerca e docenza, ma sempre e subito volontà di servizio declinata pastoralmente alla carità intellettuale; la priorità intenzionale è stata la Terza Missione.

 

Sono contento di continuare a offrire il mio servizio come professore del nostro Ateneo, con più disponibilità di tempo ed energie per l’insegnamento della metafisica e per i compiti che le autorità vorranno affidarmi. Non ho ne ho avuto piani personali. Come religioso ho il privilegio di essere sempre libero e disponibile per le missioni dei superiori. Sono dell’idea che ora la mia missione nell’Ateneo è principalmente quella di professore, cioè di insegnante e ricercatore. Con gratitudine verso Dio, alla conclusione di un impegno così forte nella gestione, mi auguro in futuro di sfruttare al meglio il mio tempo per “seminare nelle anime umane l’amore e la conoscenza”.

 

Come persona e rettore provo anzitutto gratitudine. Credo che la prima e l’ultima parola nella spiritualità cristiana sia ‘grazie’. Dopo le dovute valutazioni personali sul mio operato, rimane la certezza che tutto è grazia del Signore; che tutto è stato e sarà un grande dono del Signore, che ama la sua Chiesa e ci chiama a servirla nell’ambito delle università pontificie. Tutto è grazia… e Maria, Regina Apostolorum, non mancherà di intercedere per noi e di accompagnare i membri di questa bellissima comunità nella realizzazione della missione comune: formare apostoli ed evangelizzare la cultura.

 

Sia lode al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, al Dio trino e unico, oggi e sempre sia gloria. Amen.

 

 

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