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Il lavoro e lo shortage di competenze: da emergenza percepita a opportunità sistemica

Riflessioni a partire dal Value@Work Open Talks del 26 marzo

 

Negli ultimi anni, il dibattito sul futuro del lavoro è stato sempre più dominato dal tema dello shortage di competenze, spesso descritto come una condizione emergenziale che minaccia la competitività delle imprese e la crescita economica. Tuttavia, come emerso nel Value@Work Open Talks del 26 marzo, tale fenomeno non può più essere interpretato come un disallineamento temporaneo, bensì come una condizione strutturale generata dalla velocità delle trasformazioni tecnologiche, organizzative e sociali.

Il punto di partenza condiviso dagli interventi è il riconoscimento di un paradosso: mentre la domanda di competenze cresce, una parte rilevante del potenziale disponibile risulta sottoutilizzata, mal distribuita o esclusa. Ne deriva la necessità di superare una lettura puramente quantitativa del problema per adottare una prospettiva sistemica, capace di interrogare i modelli formativi, le pratiche di selezione e le dinamiche di accesso alle opportunità lavorative.

Il contributo di Cristina Giovanelli e Valerio Vinciarelli, dottorandi in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni all’Università Europea di Roma, ha esplorato in modo approfondito il mismatch tra sistema formativo e mercato del lavoro, mettendo in luce la distanza crescente tra le competenze sviluppate nei percorsi educativi e quelle effettivamente richieste dalle organizzazioni.

L’analisi individua nelle transizioni scuola–università–lavoro uno snodo critico, caratterizzato da responsabilità frammentate e da modelli di allineamento spesso inefficaci. In questo contesto, il mismatch non è il risultato di scelte individuali errate, ma l’esito di cause strutturali, tra cui l’obsolescenza rapida delle competenze, la trasformazione dei ruoli professionali e la difficoltà dei sistemi educativi ad adattarsi in tempo reale.

Da qui la proposta di un nuovo patto tra scuola, università e impresa, fondato su alleanze stabili, progettazione condivisa e valorizzazione integrata delle competenze tecnico-specialistiche e trasversali. Tale prospettiva consente di reinterpretare lo shortage non solo come problema da correggere, ma come leva per innovare i sistemi formativi e sostenere l’occupabilità lungo tutto l’arco della vita.

Un ulteriore asse centrale del confronto ha riguardato le competenze STEM, affrontate da Monica Cerutti, general secretary di UN Women Italy, come snodo strategico per rispondere allo shortage. L’intervento ha proposto una lettura innovativa del problema, mostrando come l’apparente carenza di profili qualificati coesista con una persistente sottorappresentazione delle donne in questi ambiti.

A partire dai dati del Report UN Women Italy 2025, emerge un paradosso strutturale: il sistema economico segnala scarsità di competenze, mentre una parte significativa del capitale umano femminile resta esclusa o non valorizzata. Le cause di tale esclusione sono riconducibili a tre livelli interconnessi: culturale, educativo e organizzativo. Stereotipi di genere, mancanza di incoraggiamento precoce e ambienti di lavoro poco inclusivi contribuiscono a produrre un vero e proprio spreco di talento.

In questa prospettiva, l’inclusione delle donne nelle STEM non rappresenta esclusivamente una questione di equità, ma una scelta economicamente e competitivamente rilevante, con impatti diretti su innovazione, qualità decisionale e sviluppo sostenibile.

Il tema dello shortage è stato ulteriormente riletto attraverso la lente del recruiting, grazie all’intervento di Marilù Anaclerio, head hunter di KeyPartners Italy, che ha evidenziato i limiti dei modelli tradizionali di selezione. La presentazione ha messo in discussione il paradigma del recruiting reattivo, basato su job description rigide e sulla ricerca del candidato “ideale”, dimostrando come tale approccio generi inefficienze e perdita di competitività.

Il nodo centrale non è la mancanza di persone, ma il mismatch tra competenze disponibili e competenze richieste, accentuato dalla rapidità dell’innovazione. Da qui la proposta di un recruiting strategico orientato alla costruzione di capacità organizzative nel tempo. I quattro pilastri individuati – valorizzazione del potenziale, integrazione tra recruiting e formazione, ampliamento dei bacini di ricerca e anticipazione dei fabbisogni – delineano un’evoluzione del recruiting da funzione operativa a leva strategica per lo sviluppo del capitale umano.

A chiudere il quadro di analisi, l’intervento di Rossana Moriello dell’ASviS, che ha richiamato il ruolo centrale dell’educazione degli adulti come pilastro del Goal 4 dell’Agenda 2030. In un contesto di transizioni continue, la formazione non può più essere circoscritta a una fase iniziale della vita, ma deve configurarsi come processo permanente, accessibile e inclusivo.

L’apprendimento continuo emerge così come condizione necessaria per garantire resilienza individuale, adattabilità organizzativa e sostenibilità dei sistemi economici. In questa chiave, lo shortage di competenze diventa un potente indicatore della necessità di ridisegnare le politiche formative e del lavoro in modo integrato.

Nel corso dell’incontro, Adele Ercolano e Anita Cadavid dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna (APRA), hanno sottolineato come lo shortage di competenze rappresenti una sfida sistemica che richiede visione, integrazione e responsabilità condivise. È stato evidenziato il ruolo di Value@Work come spazio di dialogo e contaminazione tra saperi, capace di mettere in relazione ricerca, pratiche organizzative e politiche pubbliche, promuovendo una cultura del lavoro orientata allo sviluppo delle persone e alla creazione di valore nel tempo. Il talento non manca: la vera sfida è riconoscerlo, valorizzarlo e farlo crescere attraverso nuove alleanze tra istituzioni, imprese e società civile.

La riflessione non si ferma qui: l’appuntamento è al Value@Work Talk del 29 aprile “IA e competitività globale: a che punto siamo?”  per continuare a generare idee, connessioni e visioni condivise sul lavoro che verrà.

 

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