Il valore del tempo nell’era dell’Intelligenza Artificiale
Riflessioni dal Value@Work Open Talks
Il Value@Work Open Talks del 25 febbraio è stato dedicato ad un tema sempre più centrale nel dibattito contemporaneo: il valore del tempo nell’era dell’intelligenza artificiale. Un confronto ricco e trasversale – etico, sociale, organizzativo e formativo – che ha visto accademici ed esperti interrogarsi su come l’IA stia trasformando il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarci.
L’apertura dell’incontro, a cura della moderatrice, dott.ssa Adele Ercolano, ha messo in luce una domanda chiave: se l’IA ci libera tempo, come scegliamo di usarlo? La riduzione del tempo dedicato ad attività ripetitive non è soltanto un vantaggio tecnologico: diventa l’occasione per una riflessione profonda sui valori personali e collettivi che guidano le nostre scelte. Il filo rosso dell’intero incontro è stato proprio questo: riportare al centro l’umano in un contesto accelerato dagli algoritmi.
La prof.ssa Anita Cadavid, direttrice dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna (APRA), ha sottolineato come l’intelligenza artificiale non solo riduca il tempo necessario per molte attività, ma ci ponga anche di fronte a una domanda fondamentale: come scegliere di utilizzare il tempo che la tecnologia ci restituisce? Un’opportunità preziosa ha suggerito, per tornare a riflettere sui nostri valori, sulle priorità e sui principi che guidano le nostre decisioni.
Il prof. Alberto Carrara L.C., decano della Facoltà di Filosofia dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ha offerto una prospettiva filosofica sull’essenza del tempo, sottolineando che per l’essere umano esso non è solo una misura cronologica, ma una struttura della coscienza. L’IA, pur capace di ottimizzare processi, non possiede una percezione vissuta del tempo e non può quindi essere considerata un agente morale. Questo ribadisce la necessità di mantenere l’etica e la centralità dell’umano nella gestione dei ritmi imposti dalle tecnologie.
ll prof. Francesco Belletti, direttore del Centro Internazionale Studi Famiglia, ha spostato l’attenzione sulla dimensione sociale e familiare del tempo. L’intelligenza artificiale può generare “tempo liberato”, ma allo stesso tempo: rischia di accelerare i ritmi relazionali, comprimendo il tempo necessario alla costruzione di rapporti autentici; amplifica due disuguaglianze critiche: tra chi possiede e chi non possiede competenze digitali; tra chi ha accesso a strumenti avanzati di IA e chi ne resta escluso per ragioni economiche. Una trasformazione che richiede consapevolezza e responsabilità per evitare che il progresso generi nuove forme di vulnerabilità sociale.
Il dott. David Trotti, vicepresidente nazionale AIDP – Associazione Italiana Direttori del Personale, ha approfondito il tema dell’impatto dell’IA sul mondo del lavoro e sulle organizzazioni. Il lavoro sta cambiando rapidamente, soprattutto in un contesto – quello italiano – caratterizzato da una forte presenza di PMI, spesso meno preparate all’adozione di tecnologie avanzate. Sono emersi alcuni punti chiave: la necessità di un approccio culturale e filosofico all’IA, non solo tecnico; l’urgenza di preservare spazi di relazione, creatività e collaborazione all’interno delle organizzazioni altamente digitalizzate; il rischio di un divario interno tra chi utilizza strumenti di IA e chi non li adopera.
Il dott. Trotti ha anche sollevato una domanda cruciale: l’IA sta migliorando la qualità del tempo lavorativo? La risposta dipenderà dalla capacità di passare da modelli di valutazione basati sulle ore lavorate a sistemi centrati sulla produttività e sul valore generato.
La riflessione finale, guidata da Simona Manna, componente del Board e del Gruppo di Ricerca Value@Work, ha posto al centro la formazione, in particolare il pensiero critico come competenza imprescindibile. Nell’era dell’IA, la qualità delle domande determina la qualità delle risposte: la tecnologia amplifica, ma non sostituisce la capacità umana di interrogare la realtà. Il confronto si è poi esteso alle nuove generazioni, chiamate a gestire un tempo profondamente intrecciato con gli strumenti digitali. Serve un’educazione che aiuti a: usare consapevolmente l’IA; mantenere vive capacità di analisi e relazione; riconoscere il valore del tempo libero come spazio per riflettere, contemplare, crescere.
Il Value@Work Open Talks ha evidenziato una consapevolezza condivisa: Il progresso tecnologico ha senso solo se rafforza la qualità della vita umana. Il tempo liberato dall’IA non è solo efficienza: è un’opportunità per riscoprire ciò che conta davvero – relazioni, pensiero critico, creatività, benessere. Una sfida culturale e organizzativa, prima ancora che tecnologica. E soprattutto, una responsabilità collettiva.
Il percorso di approfondimento proseguirà nel prossimo appuntamento di Value@Work, dedicato al tema “Il lavoro e lo shortage di competenze”.