Pubblicato il dodicesimo numero speciale “Scienza e fede” della rivista 21mo Secolo

Pubblicato il dodicesimo numero speciale “Scienza e fede” della rivista 21mo Secolo

La rivista 21mo Secolo, in collaborazione con il Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ha pubblicato il dodicesimo numero speciale “Scienza e Fede”, con contributi su diversi temi riguardanti il dialogo tra la scienza e la fede di alcuni dei professori che collaborano nelle diverse iniziative del Master.

Hanno collaborato a questo numero: Juan Arana, Claudio Bonito, Mario Castellana, Alessandro Giostra, Julio Moreno-Dávila, Rafael Pascual, Stefano Periotto, Aurelio Rizzacasa.

Indice:

Rafael Pascual, Presentazione, pag. 2

Juan Arana, Passato, presente e futuro della teologia naturale, pag. 4

Aurelio Rizzacasa, Le neuroscienze: situazione di frontiera per la filosofia, pag. 12

Alessandro Giostra, A proposito di anniversari: la Lettera di Galilei a Cristina di Lorena, pag. 19

Julio Moreno-Dávila, Metafisica e matematica, pag. 27

Mario Castellana, Epistemologia ed ermeneutica. Le benefiche conseguenze del ‘Caso Galileo’ per Giovanni Paolo II, pag. 35

Stefano Periotto, rassegna del libro di Roberto Giovanni Timossi, Prove logiche dell’esistenza di Dio da Anselmo d’Aosta a Kurt Gödel. Storia critica degli argomenti ontologici, pag. 44

Claudio Bonito, rassegna del libro di Antonio Ambrosetti, La matematica e l’esistenza di Dio, pag. 47

 

Presentazione

Cari lettori, siamo felici di offrivi il dodicesimo numero speciale “Scienza e Fede” a cura del nostro omonimo Istituto dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Il professor Juan Arana apre questa edizione con un bellissimo articolo sul passato, presente e futuro della teologia naturale. Il testo corrisponde ad una sua conferenza per il Master in Scienza e Fede, che abbiamo tradotto all’italiano. Una delle idee interessanti del lavoro è il ruolo positivo che ha giocato la critica della teologia naturale da pensatori moderni e contemporanei per pulire il terreno dalle pseudo-dimostrazioni dell’esistenza de e della natura di Dio, mettere in evidenza le argomentazioni più convincenti, come quelle che si possono far risalire alla quinta via di san Tommaso d’Aquino, e come sia necessario adottare la cosiddetta epistemologia del rischio, in parità di condizione, da parte della teologia naturale come è stata adottata dalla scienza con così notevoli risultati, senza chiedere di più alla prima quando si è abbastanza tolleranti per la seconda.

Il prof. Aurelio Rizzacasa ci mette in guardia del pericolo della naturalizzazione dei fenomeni mentali, partendo dalle conquiste della cosiddetta intelligenza artificiale, con l’appoggio di una psicologia cognitiva comportamentistica. Nell’articolo si presentano delle domande suscitate dalle neuroscienze. L’autore sottolinea in chiusura la necessità di non confondere la conoscenza scientifica, di carattere fenomenico, osservativo ed esperimentale, con quella filosofica, rivolta alle fondamenta della conoscenza stessa. Bisogna invece riconoscere la distinzione qualitativa tra ambedue. Infatti, come ricorda Rizzacasa, “il piano naturale del cervello e dei fenomeni mentali risulta qualitativamente diverso dal piano filosofico-antropologico dell’essenza della realtà spirituale dell’essere umano”. In conseguenza, “la fenomenologia non accoglie l’idea della naturalizzazione dei fenomeni mentali e sostiene filosoficamente l’ipotesi dualistica sul piano antropologico”. Per questo, il riduzionismo naturalistico dei fatti mentali non è che una espressione di una nuova forma di filosofia positivista.

L’articolo del prof. Alessandro Giostra presenta uno studio sulla lettera di Galileo Galilei a Madama Cristina di Lorena, una delle famose lettere copernicane, all’indomani del 500 anniversario della sua stesura. Galileo si propone infatti di sostenere la teoria eliocentrica proposta dal Copernico, prendendo il ruolo dell’avvocato, nell’offrire gli argomenti a favore della tesi copernicana e nel rispondere alle obiezioni che le erano rivolte, soprattutto a partire di alcuni testi delle Sacre Scritture. Così Galileo s’improvvisa esegeta delle Scritture, con i rischi che questa apparente ingerenza comportano, nel particolare contesto storico della controriforma dopo il Concilio di Trento. In realtà, come mostra Giostra nel suo studio, Galileo porta abbastanza bene questo compito. Per lui è chiaro che non ci può essere un vero contrasto tra la verità scientifica e quella teologica. La novità di Galileo è nel distinguere più chiaramente i ruoli di questi due “magisteri” e mettere a galla la loro differenza. Servendosi della metafora dei “due libri”, di lunga data, Galileo sottolinea che la Bibbia non ha come scopo insegnarci delle verità di carattere scientifico, per cui non è corretto appellarsi alla Bibbia per risolvere questioni e discussioni di natura. Quando sembri che ci sia un conflitto tra una verità scientifica ben comprovata e una verità desunta dai testi biblici, bisogna vedere se l’interpretazione fatta delle Scritture è quella giusta, giacché, sebbene è vero che la Bibbia non può sbagliare (e questo per Galileo è pacifico e fuori discussione), possono farlo invece i commentatori ed esegeti. Questo è senz’altro vero, ma forse la bilancia è un po’ sbilanciata dalla parte della scienza, perché così come i teologi possono sbagliare, possono fare altrettanto gli scienziati, uomini gli uni come gli altri, come ha messo bene in evidenza certa parte della cosiddetta nuova filosofia della scienza, soprattutto a partire di Karl Popper. Lo stesso Galileo non scappa a questa possibilità, come ben sappiamo, per esempio nel sostenere a torto che le maree sarebbero dovute ai movimenti della Terra, mentre la vera causa delle maree è l’influsso gravitazionale della Luna e del Sole sui mari. D’altra parte, come mette bene in evidenza Giostra, Galileo stesso non è stato del tutto fedele alla neutralità della Bibbia nelle questioni scientifiche e così è caduto in una certa forma di concordismo, cercando di fare un’interpretazione di alcuni passaggi biblici apparentemente contrari alla dottrina copernicana in modo di conciliarli con essa. Infatti, come fa presente Giostra nella conclusione del suo articolo, “Galileo […] si inserisce nel novero di quegli autori che hanno cercato di conciliare la nuova astronomia con l’interpretazione delle Scritture”, e questo per evitare la condanna delle tesi copernicane. Così, in ultima analisi, Galileo avrebbe commesso lo stesso errore del concordismo nei confronti della Bibbia in cui sono incorsi i teologi del suo tempo.

Presentiamo con piacere la traduzione italiana di un lavoro inedito, molto innovativo, del Prof. Julio Moreno-Dávila, professore invitato del Master in Scienza e Fede, in cui si mette a confronto la matematica e la metafisica per stabilire la natura delle entità che costituiscono l’oggetto della disciplina per eccellenza. In questo articolo l’autore si propone di dimostrare che, applicando ad una scienza la teoria matematica, stiamo implicitamente accettando un’ontologia la cui tabella delle categorie, a differenza di quella classica di Aristotele, contenga solo due elementi, la sostanza e la relazione, anziché i dieci proposti dal Filosofo Stagirita.

L’epistemologia è lo strumento indispensabile per lo studio critico della natura e dei limiti della conoscenza scientifica, e per cogliere il senso dei percorsi di verità nei vari ambiti senza ideologie preconcette. L’articolo del prof. Mario Castellana ci propone una riflessione epistemologica usando come spunto una lettera di Giovanni Paolo II che, in piena sintonia con le tematiche affrontate durante il Master in Scienza e Fede, sottolinea le benefiche conseguenze che il confronto scienza-fede ha prodotto, a partire dal Caso Galileo, nell’ambito della stessa ermeneutica in generale e in particolare in quella biblica.

Il prof. Stefano Periotto ci presenta la rassegna del libro Prove logiche dell’esistenza di Dio da Anselmo d’Aosta a Kurt Gödel. Storia critica degli argomenti ontologici di Roberto Giovanni Timossi, il quale, partendo dal presupposto che la fede autentica non rifiuta mai il confronto con la ragione, dimostra come difficilmente, anche per coloro che sono lontani da una prospettiva di fede, si possa formare un’idea discordante rispetto al giudizio di Kurt Gödel secondo cui la concezione teologica della realtà, seppur lontana dalla conferma scientifica, non sia di per sé incompatibile con gli argomenti logici e i dati scientifici a nostra disposizione.

Chiude questo numero speciale della rivista il contributo di Claudio Bonito, studente diplomato al Master in Scienza e Fede, con la rassegna del libro di Antonio Ambrosetti La matematica e l’esistenza di Dio.

 

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