Vita e coscienza. Le nuove regole

Vita e coscienza. Le nuove regole

Infuria l’ultima battaglia per rovesciare il paradigma rettorico ( con due t, come scrive Ferrara su il Foglio, ma ce chi lo scrive con una ) della coscienza (1) Prendiamo scrive Giulianone la questione dell’obiezione di coscienza. Anche per Kant, l’etica richiamava la coscienza, ossia il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo. Coscienza che è preceduta da un giudizio della mia ragione, con il quale io intuisco e o ri-conosco un principio primo naturale e universale a tutti che è quello di fare il bene (amare), comportarsi bene ed evitare il male, meglio, non fare proprio il male (non uccidere ad esempio).

Questo principio – aggiungo io – è naturale nel senso non darwiniano ma che si palesa a tutti, tutti lo intuiscono e percepiscono sempre che si ha l’onestà di intendere la propria coscienza morale. Quando ben formata e retta. Or dunque evitare il male o meglio non causare il male, era anche un vecchio principio dell’arte medica ippocratica. Simboleggiato nel caduceo e nei due serpenti, uno dei quali poteva iniettare un farmaco velenoso. La coscienza medica a legger la stampa settimanale, è oggi minacciata da una geniale inversione della prova e del primo principio morale di per sé oggettivo perché evidente. Non provocare il male ma fare il bene. Ne consegue che coscientizzare l’opportunità di un diritto terapeutico, quello della donna che non volendo concepire rivendica il diritto di far ricadere quel “male” alla classe medica e di questa, verso quei medici ultimi figli di Ippocrate, è un uso di strumentalizzazione cinico a difesa di un paradigma rovesciato della libertà di coscienza. Non permettere agli altri di esercitare la propira libertà di coscienza versus i diritti riproduttivi. La richiesta è che nessun medico obiettore potrà farsi scudo della cosiddetta complicità morale indiretta. Scardinata la quale la stessa formazione retta della coscienza non sussiste più. Uomo in coma. Neolingua nella stampa francese. Anche per Vincent Lambert, la neo-lingua impazza. In coma da sette anni in seguito a un incidente d’auto colpito da lesioni cerebrali irreversibili e in stato vegetativo – cioè un “vegetale” e non un essere umano – i corifei giornalisti dell’eutanasia chiedono di staccare la spina. Ma i genitori dell’uomo hanno ottenuto a Strasburgo una sospensione del verdetto: “far morire” o “lasciar morire” Lambert alla Corte l’ardua sentenza. E’ di ieri ancora in Francia il clamoroso verdetto della corte d’assise. Un medico, Nicolas Bonnemaison, accusato di aver messo fine alla vita di sette anziani malati in fase terminale è stato assolto. Alla lettura della sentenza, l’aula è esplosa in un fragoroso applauso (2) Mettere fine alla vita di sette pazienti, tutti anziani e in fase terminale. E che sarà mai ? Lasciar morire chi soffre senza speranza è un atto pietoso, di buona accoglienza, non a caso si chiama Bonnemaison, questo medico pietoso…Allons énfant de la patrie…

1. Il Foglio. La coscienza, di Giuliano Ferrara, 26.6.,editoriale

2. www.lemonde.it e la Repubblica, Eutanasia, stop della Corte europea, di Giampiero Martinotti, p.21

di Antonello Cavallotto

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