Bocciata l’iniziativa “Uno di noi”: la Commissione Europea ignora i cittadini?

Gli scimpanzé, i bonobo, i gorilla e gli oranghi valgono di più degli esseri umani. L’Unione Europea vieta l’uso delle scimmie antropomorfe per la ricerca biomedica ma non si fa scrupoli circa la distruzione degli embrioni appartenenti alla specie vertice dell’evoluzione.

Il 28 maggio 2014, la Commissione Europea ha deciso di bocciare l’iniziativa “Uno di noi”, volta a sostenere la protezione dell'embrione umano, ignorando quasi due milioni di firme dei cittadini europei. Il Trattato di Lisbona – firmato nel 2007 dai capi di Stato e di governo dell'Ue – conferisce ad ogni cittadino «Il diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione» e precisa che «le  decisioni sono prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini». La democrazia partecipativa dovrebbe essere parte integrante del modello europeo di società ed, invece, sembra che il parere dei cittadini europei non valga nulla quando contrasta con certi interessi.

«La Commissione Europea considera tutte le cose solo da un punto di vista economico. Per essa, l’uso industriale di embrioni umani è un bene per l’industria biotech; l’aborto e il controllo della popolazione nei paesi poveri rappresentano un bene per i consumi elettrici e per l’economia. Non riflette ulteriormente. Non è animata da principi etici, né democratici, ma unicamente economici». Sono le parole di Gregor Puppinck - presidente europeo del Comitato promotore dell’iniziativa in difesa degli embrioni e direttore del Centro europeo per la legge e la giustizia a Strasburgo - intervistato dall’Agenzia S.I.R.(Servizio Informazione Religiosa).

Il Commissario alla Ricerca, Máire Geoghegan-Quinn, ha dichiarato che «I finanziamenti alla ricerca sulle cellule staminali embrionali continueranno perché questa ricerca è l’unica che scientificamente dia prova di curare con medicinali “salva vita”» (La Nuova Bussola Quotidiana, 29/05/2014)  ma, invero, non vi sono evidenze scientifiche circa l’efficacia terapeutica delle cellule staminali embrionali.

Al contrario, è la ricerca sulle cellule staminali adulte, cioè quelle che non derivano dagli embrioni, ad aver ottenuto vantaggi clinici documentati e dimostrati.

Per far fronte ai problemi etici dovuti all'utilizzo e alla produzione delle cellule staminali embrionali totipotenti, infatti, alcuni ricercatori giapponesi sono riusciti a riprogrammare una cellula staminale adulta per farla avvicinare molto alle caratteristiche di una cellula totipotente. Queste cellule possono essere utilizzate per la terapia di molte malattie degenerative, neurologiche, come l’Alzheimer o il Parkinson, molte malattie tumorali e linfomi, conciliando le esigenze e i progressi della ricerca scientifica con l’assoluta e incondizionata dignità di ogni essere umano.

Purtroppo sembra che l’Ue voglia imporre eccessivamente la sua legge e, addirittura, la sua morale. «Siamo governati indirettamente da Bruxelles e le nostre leggi sono fatte a Strasburgo e questo avviene secondo un’ideologia individualista, radicale e di apparato che disarma», ha asserito Stefano Fontana in un articolo comparso su “La Nuova Bussola Quotidiana” lo scorso 29 maggio.

Questo sarebbe il modello europeo di democrazia? Forse è il caso di chiedersi se questa Europa ha veramente a cuore il bene dei suoi cittadini. Già in passato sono state perpetrate molte barbarie, che oggi ricordiamo con orrore, ma al tempo perfettamente accettate, come la schiavitù e la tortura. Queste sono cessate perché qualcuno ha avuto il coraggio di opporsi alle potenze del tempo, che invece avevano interesse affinché tutto rimanesse esattamente così com’era. Oggi la distruzione degli embrioni umani abbrutisce il nostro tempo, ricoprendolo di sangue innocente. Verrà il giorno in cui anche queste azioni verranno ricordate con orrore, ma perché questo accada è necessario che chi si rende conto di ciò che sta avvenendo si opponga, ognuno secondo le proprie possibilità, ma senza indugi e senza vergogna.

«Dove i cittadini sono oppressi da un'autorità pubblica che va al di là delle sue competenze, essi non rifiutino ciò che è oggettivamente richiesto dal bene comune» (Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, Paolo VI)

di Valentina Tosi

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