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Il “Regina Apostolorum” festeggia vent’anni

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Il Gran Cancelliere invita la comunità accademica a tenere sempre viva la missione di portare al mondo la Buona Novella.

 P. Sylvester Heereman, L.C. nelle vesti di Gran Cancelliere dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum ha presieduto la concelebrazione eucaristica, per festeggiare il ventesimo compleanno dell’Ateneo, a Roma, il 16 settembre 2013.

 

Hanno preso parte alla cerimonia: la comunità accademica dell’Ateneo, le autorità accademiche dell’Università Europea di Roma, i dipendenti dell’Ateneo. Il nuovo rettore, P. Jesús Villagrasa, L.C. ha ripercorso i momenti salienti della vita dell’Ateneo, dall’erezione canonica, avvenuta nel 1993, fino all’istituzione degli Istituti più giovani.

 «L’Ateneo», ha detto, «è una comunità accademica e missionaria, al tempo stesso, è uno strumento della Nuova Evangelizzazione, è un luogo in cui è possibile porre domande e dare risposte alla società odierna».

 P. Villagrasa ha ricordato il primo rettore dell’Ateneo, e attuale Direttore Generale della Legione di Cristo, P. Álvaro Corcuera, L.C. assente per motivi di malattia e P. Antonio Izquierdo, L.C. uno dei primi docenti, scomparso all’inizio di quest’anno.

 Nell’omelia, P. Sylvester si è rivolto ai presenti invitandoli a sostenere la profonda, semplice e unica missione dell’Ateneo, a valorizzarla, ricordarla, recuperarla, se le difficoltà del momento dovessero impedire di vederla: portare al mondo al Buona Novella.

 «Gli anniversari sono doni di Dio, ci obbligano a fare un passo indietro per vedere più chiaramente l’orizzonte. Celebrare l’azione di Dio nella nostra storia è una tradizione antichissima nella Chiesa, ci porta a riscoprire la semplicità e la profondità di quel che abbiamo potuto fare».

 Da ex studente dell’Ateneo, P. Sylvester ha detto di provare un certo imbarazzo nel “fare la predica” a coloro che sono stati suoi professori e formatori. «Mi sono chiesto, allora: cosa direbbe, in questa occasione, la Regina degli Apostoli, cui l’Ateneo è intitolato? Cosa ci dice la liturgia di oggi?

 Maria ci aiuta a vedere la semplicità e la profondità di quel che è stato fatto in questi vent’anni.

 A ben guardare, anche le azioni semplici non sono state così semplici: ci sono stati, e ci sono ancora, momenti di difficoltà nella vita dell’Ateneo, e le difficoltà ci impediscono di vedere l’essenziale, ci distraggono. Così è, del resto, la nostra vita, così è la vita della Chiesa.

 E, qual è il messaggio contenuto nelle letture di oggi? Ancora una volta, l’invito a scoprire questa semplicità e questa profondità, perché ne abbiamo bisogno. Il messaggio per noi, ma anche il messaggio che dobbiamo portare al mondo, è la Buona Novella: Dio vuole che tutti siamo salvati (cfr. 1Tim, 2, 1-8, prima lettura9 e giungiamo alla conoscenza della verità. È questo il messaggio che noi dobbiamo trasmettere nella vita dell’Ateneo e attraverso le attività che svolgiamo.

 Dio vuole che siamo salvati in Cristo, l’unico mediatore. Solo per questo motivo esiste l’Ateneo e solo per questo motivo lavoriamo in questa istituzione. Anche noi, con S. Paolo, riceviamo la missione di essere messaggeri e apostoli, maestri dei pagani… Dio vivo vuole raggiungere gli uomini e noi tutti siamo stati inviati a testimoniarlo e annunciarlo.

 Dobbiamo fare nostro anche l’atteggiamento del centurione (Cfr. Lc 7, 1-10), essere umili, come lui è stato umile; questo atteggiamento è necessario affinché il messaggio arrivi a tutti e anche per essere messaggeri credibili. Se è vero che è importante essere ben istruiti, conoscere la propria fede, è essenziale agire con umiltà, con la consapevolezza di essere indegni messaggeri, indegni testimoni».

 Umiltà è un termine abusato e spesso male interpretato che forse vale la pena di riscoprire: «L’umiltà del centurione è piena di fiducia, non è un sentimento che fa piccolo l’uomo, che lo distrugge. È un’umiltà positiva, è vera umiltà. Per essere fedeli alla nostra missione abbiamo bisogno di questa umiltà. Dobbiamo sapere che non siamo degni di portare un messaggio così grande, la Buona Novella, ma che contiamo sulla vicinanza del Signore.

 Se dimentichiamo il grande messaggio della salvezza, tutto il resto non ha senso.

 Chiediamo la grazia di accettare la missione e di essere testimoni del Cristo Risorto».

 P. Sylvester ringraziato i presenti e tutti coloro che hanno contribuito, in questi anni, a formare apostoli e messaggeri. «La nostra azione è sempre limitata» ha detto, «ma sempre accompagnata dalla grazia del Signore».

 

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