ISSR- intervista a P- Bravo, direttore dell’Istituto

Con un titolo alquanto suggestivo ma al tempo stesso denso di significato - Salvare la fede in un mondo ferito - l’Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSR) dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum ha organizzato per il prossimo 20 aprile 2013 un convegno dedicato alla vita consacrata, alle sue complessità e molteplici implicazioni.

Per conoscerne ragioni e finalità, ZENIT ha intervistato padre Marcelo Bravo Pereira, Direttore dell’ISSR.

In una realtà che mostra contraddizioni e criticità e che sembra non trovare la strada della pace e dell’armonia, i consacrati appaiono sempre più come testimoni di un mondo diverso, coerente con il disegno di Dio, un mondo dove Dio è al centro e dal quale scaturisce l’amore verso il prossimo. Sono dunque i religiosi ad avere la risposta alle problematiche degli uomini del nostro tempo?

Padre Marcelo Bravo Pereira: Appare sempre più evidente che, nella sua storia complessiva - quindi non solo nella sua ultima fase della cosiddetta post-modernità - la ricerca dell’uomo conduce verso un’unica meta: Dio. Questa risposta non ha però carattere concettuale ma ha una fisionomia: il volto crocifisso e risorto di Gesù Cristo. I consacrati – uomini e donne che appartengono sempre e comunque a questo mondo – sono solo un dito puntato verso l’alto, verso le realtà soprannaturali, verso Cristo. In questo senso il ruolo che spetta ai consacrati – suore, religiosi, laiche e laici consacrati – è della massima importanza. La società occidentale ha raggiunto notevoli livelli di prosperità, di sviluppo tecnico, che hanno reso la vita più facile, se così si può dire; al tempo stesso però si avverte un crescente disagio spirituale e un vuoto esistenziale abbastanza diffuso. Questo disagio pone l’uomo in ricerca di risposte, che siano in grado, se non di saziare, almeno di zittire la coscienza, ricorrendo talvolta a dei succedanei di Dio. Qui sta il ruolo dei religiosi: interpellare – con la loro presenza e testimonianza – la coscienza dell’uomo, mettendolo a confronto con Dio.

Come lei ha accennato, i consacrati appartengono a questo mondo…

Padre Marcelo Bravo Pereira: Effettivamente, proprio nel loro costituirsi come ponti tra Dio e l’umanità sta la funzione dei religiosi; essi hanno ricevuto una chiamata per servire i fratelli e accompagnarli verso i sacramenti, verso Gesù, ma tale mandato non li protegge dalle contraddizioni proprie di questa realtà odierna. Il monito contenuto nella lettera agli Ebrei rivolto al sacerdote - “preso tra gli uomini, è costituito per il bene degli uomini” - è vero e assolutamente attuale per ogni consacrato e consacrata. Quante volte un religioso o una religiosa, per esempio, deve fare i conti con disagi di tipo psicologico: stress, stati di ansia, per non parlare di dipendenze varie o di esperienze vitali travolgenti e negative sono realtà che appartengono anche alla vita del mondo dei consacrati. Ogni consacrato porta con sé quel fardello di umanità che ha bisogno di guarigione, una guarigione che non è solo di natura spirituale ma anche psichica e umana. Perciò è importante approfondire, costruire quell’armonia tra dimensione spirituale e dimensione psichica e umana,assolutamente determinante nella formazione delle persone consacrate. La spiritualità è possibile solo là dove si è sedimentata una corretta antropologia, una antropologia dai tratti cristiani che sappia fare proprie le ferite che il proprio vissuto può arrecare all’anima chiamata da Dio.

Avete intitolato il convegno Salvare la fede in un mondo ferito, ma è la fede a salvare oppure la fede a dover essere salvata?

Padre Marcelo Bravo Pereira: È una buona domanda che mi è già stata rivolta. “Questa è la vostra vittoria che vince il mondo: la vostra fede”. La fede ci salva. Ci salva dai nostri peccati, dalle nostre ferite, dalle insidie del nemico e dal mondo. non è un caso che Benedetto XVI ci abbia donato questo Anno della Fede. La fede è roccia su cui possiamo costruire le nostre vite, oppure ricostruire là dove il mondo e il demonio hanno provocato solo distruzione. Per una persona consacrata la fede è tutto: senza la fede niente ha senso in quello che fa. Il consacrato deve perciò essere un uomo e una donna di fede, un fedele. D’altra parte, però, molti disagi nella vita consacrata hanno origine proprio da una progressiva perdita della fede: spesso si vira verso il profilo temporale del proprio ruolo, se non addirittura nell’eresia dell’attivismo, tralasciando la preghiera e il contatto intimo con Dio. Un altro rischio risiede nella rilevanza che la mentalità del mondo assume nel cuore dei religiosi, mettendo a rischio la purezza della propria fede. In questo delicato momento, segnato da uno smarrimento dottrinale, morale, ascetico, molti appaiono come falsi profeti di un Cristo diverso da quello predicato dagli apostoli e dai suoi successori; ancora più urgente dunque diviene l’impegno alla salvaguardia della fede. Riscoprire la bellezza della fede autentica, una fede che è vita. Tra le tante voci che spesso provocano rumore e smarrimento, il consacrato è chiamato ad ascoltarne una sola: la voce del Buon Pastore. Per questo motivo la fede deve essere anche salvata. In ultima analisi salvare la fede altro non è che intraprendere ogni giorno il cammino della conversione.

Voi siete un Istituto Superiore di Scienze Religiose giovane e dinamico, che recepisce quell’esigenza di ricerca che Lei stesso prima ricordava. In sintesi, quale è l’offerta formativa del Regina Apostolorum?

Padre Marcelo Bravo Pereira: Come per gli altri istituti di pari grado, l’ISSR Regina Apostolorum offre innanzitutto la formazione universitaria necessaria per poter accedere all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche italiane: quindi il baccalaureato della durata di tre anni e la successiva licenza di indirizzo pedagogico didattico di altri due anni. Con questo percorso formativo di alto livello intellettuale ma anche pratico-didattico intendiamo contribuire alla formazione delle nuove generazioni di docenti in Italia. Oltre a questo l’ISSR propone altre due lauree specialistiche: una in Teologia Spirituale per la formazione di accompagnatori e direttori spirituali e una in Psicopedagogia e formazione per la vita consacrata, per la formazione di psicopedagogisti (sacerdoti, formatrici di case religiose femminili, psicologi) che possano contribuire alla formazione dei futuri sacerdoti e religiose. Psicopedagogia e formazione per la vita consacrata sono proposte anche come master e diploma, mentre per quanto riguarda la Teologia spirituale è possibile anche la formula del diploma. Questo percorso alternativo consente a chi non è in possesso del baccalaureato in Scienze religiose o in Teologia di accostarsi a queste conoscenze (psicologi e formatori senza i titoli) e trarre profitto delle lezioni.

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Sito dell’ISSR: http://www.uprait.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1043&Itemid=41&lang=it

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