Evento-scaled

La conferenza Value@Work- Prioritalia per riflettere sulle sfide umane nell’epoca della trasformazione digitale

Il 19 febbraio u.s. si è svolto presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum il dibattito su “Competenze e intelligenze per un nuovo umanesimo digitale” iniziativa inserita tra gli appuntamenti Towards the Economy of Francesco e promossa dall’Istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’APRA nell’ambito del progetto Value@Work. La Persona al Centro organizzata in collaborazione con la Fondazione Prioritalia.

L’incontro è partito dai contenuti del libro “Il mondo del lavoro ha un futuro, anzi tre” di Mario Mantovani presidente Cida e vicepresidente Manageritalia, con il coinvolgimento, oltre all’autore, anche dell’on. Alessandro Fusacchia, fondatore dell’Intergruppo parlamentare sull’intelligenza artificiale, di Stefania Celsi, esperta di innovazione organizzativa e membra del direttivo di Value@Work e di Luigi Carrozzi, dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Ha moderato il dibattito Marcella Mallen presidente di Prioritalia e membro del direttivo Value@Work.

Nel suo saluto di apertura dei lavori, Anita Cadavid, direttrice ISSD, ha sottolineato l’importanza di incentivare momenti di riflessione sulle sfide umane nell’epoca della trasformazione digitale perché solo attraverso il confronto e la riflessione su queste tematiche, sarà possibile trovare risposte comuni e adeguate di umanizzazione. Ha ricordato come tra le sfide dell’IA ci sia anche quella di garantire la prospettiva di genere per evitare il perpetuarsi di forme di discriminazioni e di disuguaglianze.

Stefania Celsi, esperta di innovazione organizzativa e membro del consiglio direttivo Value@Work, introduce la definizione di phygital enterprise (https://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2017/02/10/dal-digital-workplace-alla-phygital-enterprise/), l’impresa che integra la componente fisica con quella digitale, e sottolinea come la trasformazione digitale vada affrontata come un grande cambiamento culturale: “Il passaggio da organizzazioni tradizionali di tipo gerarchico a strutture per reti cambia diversi parametri cui siamo abituati. Nella valutazione delle persone, per esempio, si ragiona nell’ottica del feedback continuo. Dalle leadership individuali andiamo verso le leadership adattative e quelle di gruppo. Dalla fabbrica dell’intelligenza cognitiva passiamo al laboratorio d'intelligenza emotiva. La sfida del cambiamento culturale è anche una sfida generazionale: le organizzazioni devono far convivere e valorizzare i babyboomers con i nativi digitali, persone che hanno valori, motivazioni, stimoli e stili molto diversi”.

L’on. Fusacchia nel suo intervento ha affermato: “so cos’è la globalizzazione, ne conosco i benefici ma anche i limiti: è innegabile che abbiamo costruito un sistema economico che non funziona più. La pressione globale sulle risorse non è sostenibile. Se da un lato aumentano la capacità della medicina e l’allungamento della vita in tutti i Paesi e dall’altro aumentano le disuguaglianze, non possiamo pensare di portare tutti i 7 miliardi di abitanti della Terra ai nostri livelli di consumo, perché il pianeta non regge. Dobbiamo domandarci come aggiustare e ripensare il sistema. E’ questo il ragionamento a cui ci spingono i ragazzi dei Fridays For Future, Greta Thunberg, i climatologi. Non possiamo dire che siccome il capitalismo è arrivato al suo limite allora ritorniamo ad altri modelli del 900, no: dobbiamo inventarci un altro modello. E la tecnologia ci può aiutare. Ad allocare meglio le risorse, a evitare lo spreco, per esempio. Per noi legislatori la sfida è creare leggi che siano sempre più capaci di rispondere ai bisogni delle persone”.

Mario Mantovani, si è soffermato sui concetti di controllo, sull’adeguatezza delle leggi in materia di lavoro rispetto all’evoluzione tecnologica e sull’esigenza di trovare soluzioni comunitarie alle sfide che il cambiamento ci impone affermando che “spesso parliamo del timore che l’evoluzione tecnologica ci faccia perdere il controllo. Ma l’idea del controllo è recente, è arrivata con l’illuminismo e si è rafforzata con il concetto del progresso lineare. Quello che sta accadendo agli equilibri climatici e di sostenibilità del pianeta ci impone di domandarci se davvero abbiamo il controllo della natura. Forse no, forse dobbiamo tornare all’idea filosofica che non possiamo controllare tutto. Le intelligenze artificiali, per esempio, a un certo punto potrebbero diventare capaci di autoprodurre comportamenti, azioni, e quindi di influenzare le nostre decisioni. Cosa faremmo allora? Quello che abbiamo sempre fatto: lo contrasteremo, lo affronteremo usando la nostra straordinaria capacità di adattamento. Rispetto al futuro del lavoro dobbiamo colmare un ritardo molto forte sui temi normativi. La regolamentazione del lavoro oggi è indietro rispetto all’evoluzione delle organizzazioni, delle tecnologie e dell’apprendimento. Un esempio specifico di questa obsolescenza riguarda la distinzione tra lavoro autonomo e lavoro dipendente. Ma questo non è strano - prosegue Mantovani - le norme non devono precedere la realtà ma arrivano dopo i cambiamenti, cercando di adattarvisi”.

Un’altra questione sollevata da Mantovani riguarda gli effetti dell’ibridazione tra le tecnologie e le capacità fisiche e mentali umane: “Per effetto di impianti o manutenzioni di tipo cibernetico del nostro corpo potremmo disporre di corpi che sono in parte umani in parte aumentati. Come determinare l’età di chi subisce trapianti, protesi, come quantificare la sua speranza di vita, rispetto alla gestione dei sistemi assistenziali e pensionistici?”.

Sulla necessità di costruire nuovi modelli economici, sociali e lavorativi adeguati alle sfide poste dalle trasformazioni tecnologiche si è soffermata Marcella Mallen, evidenziando anche i rischi sul fronte della tutela dei diritti umani derivanti dall’intelligenza artificiale: “Le decisioni automatizzate possono generare pregiudizi e stereotipi. Pensiamo ai rischi derivanti dalla continua localizzazione della posizione geografica o la raccolta di dati sulle opinioni e le preferenze individuali, che possono minare la libertà di espressione e i diritti alla privacy”. Di questi temi ha parlato in particolare Luigi Carrozzi (Autorità Garante per la protezione dei dati personali) partendo dalla denominazione estesa del regolamento UE 679 del 2016 noto come GDPR Regolamento generale sulla protezione delle persone fisiche riguardo al trattamento dei dati personali e alla libera circolazione di dati. “Dalle parole contenute nel titolo completo del GDPR si evince l’importanza della libera circolazione dei dati e allo stesso tempo come l’utilizzo di tali dati comporti dei rischi elevatissimi, che richiedono un alto livello di protezione. I dati personali sono il nuovo petrolio dell'economia digitale e un loro utilizzo distorto può minacciare la libertà e i diritti fondamentali”. Carrozzi ha spiegato come l’internet of things, la diffusione dei sensori ovunque, renda qualsiasi oggetto attivo nel mandare e ricevere segnali: non solo smartphone ma auto, contatori della luce, frigoriferi, pompe insuliniche wireless. Questa enorme quantità di dati, processati dagli algoritmi di analisi statistica inglobati dai sistemi di intelligenza artificiale, crea la dimensione chiamata dai filosofi onlife. “Con l’avvento del 5G gli individui avranno a disposizione e genereranno quantità di dati ancora più grandi. Si sta creando un sistema cyberfisico che offre la possibilità di uno sviluppo economico impensabile ma apre uno spazio di rischio per la libertà e l’autodeterminazione, visto che sempre più ci appoggiamo sulla rete per prendere le nostre decisioni e che, come sappiamo, determinati stimoli riescono a condizionare i comportamenti delle persone, tra cui il voto”. Per affrontare queste sfide, ha concluso Mantovani occorre prendere decisioni con un approccio comunitario, coerentemente con l’essenza della specie umana: “siamo esseri che vivono con una libertà, una coscienza e un’intelligenza individuali ma siamo creati/progettati per vivere insieme, per avere legami che rafforzano l’appartenenza a un gruppo, a un luogo, a un tempo. L’idea di rafforzarsi all’interno della comunità è centrale per la mia idea del lavoro, che ritengo debba essere concepito non come scambio di tempo contro denaro ma come legame di appartenenza. Il lavoro è ciò che l’individuo mette a disposizione della comunità di cui fa parte per garantirsi l’accesso alle risorse di cui questa comunità insieme dispone”.

Anita Cadavid in chiusura dell’incontro ha ricordato l’impegno di Prioritalia e dell’ISSD nel creare una comunità per dare risposte comuni alle sfide della trasformazione digitale attraverso la Summer School – Scuola estiva di Alta formazione culturale rivolta a giovani laureati, dottorandi e dottorati di ricerca, che si terrà a Roma presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum dal 17 al 19 settembre 2020.

Hai bisogno di informazioni?

Contattaci