Marcela Lombard – ATTEGGIAMENTI PER VIVERE CON MATURITÀ

Atteggiamenti per vivere con maturità

Fra stimolo e risposta l’uomo ha la libertà di scegliere, l’esempio di Viktor Frankl

Tra gli ostacoli per la maturità abbiamo parlato dei condizionamenti, del fatto che ci rispecchiamo in quello che gli altri dicono di noi o noi stessi costatiamo. Sono degli stimoli che provocano una certa risposta, tante volte quasi inconscia. La soluzione a questo è la libertà, cioè la capacità di scegliere come vogliamo reagire davanti a suddetti stimoli.

Viktor Frankl era uno psicologo ebreo che è stato portato nei campi di sterminio nazi, ed è riuscito a sopravvivere per l’uso che ha fatto della sua libertà in quel momento estremo. Lui si è reso conto che aveva una libertà che i suoi aguzzini non potevano togliergli, anche se potevano controllare tutta la circostanza esterna, e fare qualsiasi cosa con il suo corpo, lui era cosciente e capace di assistere come un osservatore esterno al suo personale coinvolgimento, cioè riflettere sulla sua situazione in modo oggettivo. Lui aveva chiara la sua identità e poteva decidere quanto quella circostanza esterna influiva sul suo essere. Lui aveva la libertà di scegliere la risposta allo stimolo, ciò che accadeva.

Tramite la disciplina della mente riusciva a proiettarsi in diverse circostanze alternativa, anche immaginando quello che farebbe quando fosse uscito dal campo… godeva di una libertà interna superiore a quella esterna di cui godevano gli aguzzini, poteva trovare un senso alla sua sofferenza e dignità nel suo stato di prigioniero, poiché l’aveva dentro, non era un qualcosa che li veniva data o tolta dal esterno. 

L’autoconsapevolezza di se stesso, avere internamente la distinzione tra il giusto e l’ingiusto, l’armonia tra i principi di vita scelti e i propri pensieri e azioni, la volontà indipendente di scegliere la risposta da dare agli stimoli… è la capacità che la persona umana ha di scrivere il copione della propria vita al di là dei propri istinti e dall’addestramento ricevuto lungo la nostra storia personale.

Forse per il fatto di non trovarci in situazioni limite, come quella di un campo di sterminio, ci porta ad essere un po’ ambivalenti, magari un po’ relativisti, ci richiede sforzo, e il nostro mondo è troppo edonista. E’ necessario aiutarci dalla nostra intelligenza, memoria, immaginazione e volontà per poter scegliere la risposta adeguata agli stimoli che riceviamo e le circostanze che viviamo.

Se una persona si trova in un ambiente comunitario poco accogliente – almeno così lo percepisce – può reagire in modo aggressivo, cosa che umanamente risulta evidente; ma può anche riflettere sui principi di vita che ha scelto nel consacrare la sua vita a Dio. La persona può scegliere di vivere secondo la carità evangelica, pensando bene degli altri, scusando i loro errori, scegliere di costruire una vita secondo il Vangelo e non secondo i propri istinti e reazioni naturali. Immaginare la gioia di Dio nel vedere che la sua sposa è capace d’imitarlo nel vivere fino in fondo la carità.

Anche può darsi che ci siano altri tipi di difficoltà, forse nell’apostolato o nel vivere i voti, possiamo sempre scegliere come reagire davanti alle circostanze avverse, cercare di comprendere cosa ci vuole insegnare il Signore con quelle difficoltà ed avere un atteggiamento positivo, coerente.

Abilità di risposta e proattività

I nostri atteggiamenti davanti alle circostanze devono pertanto essere responsabili. Possiamo definire la parola responsabilità come “abilità di risposta”, in questo modo il nostro comportamento, le nostre decisioni dipenderanno da noi, e non dalle condizioni o circostanze in cui viviamo. La persona matura è in grado di subordinare i sentimenti, le sensazioni ai propri principi e criteri di vita, diventando così responsabile di se stessa e le sue scelte.

Questo significa anche che la persona matura non è solo reattiva, che non cambia secondo il clima, o non si lascia controllare dalle cose che succedono; invece è capace di subordinare gli impulsi ai valori, ai principi che da prima ha interiorizzato, agendo con convinzione e coerenza. 

Se una religiosa riceve un’indicazione dalla superiora che le risulta difficile da portare avanti, non può soltanto reagire secondo il sentimento di inadeguatezza. S’è matura e ha interiorizzato, meditato, accettato il suo voto d’obbedienza come atto d’amore verso Dio, come scelta libera, cercherà di portare avanti il comando usando tutti i suoi talenti per portarlo avanti.

Ci sono due frasi che ci aiutano a capire questo: “Nessuno può farvi del male senza il vostro consenso” (E. Roosevelt). “Loro non possono privarci del rispetto di noi stessi se noi non vi rinunciamo” (Gandhi)

Pertanto dipende da noi lasciarci coinvolgere passivamente dalle circostanze reagendo secondo gli istinti e non permettendoci di responsabilizzarci dalle nostre decisioni.

 

Prendere l’iniziativa: agire o subire

Dobbiamo imparare a prendere responsabilmente l’iniziativa su quello che succede nella nostra vita, non subire le circostanze, ma agire davanti a loro. Questo implica conoscere le proprie risorse, i propri pregi e limiti per cercare costantemente soluzioni alle circostanze della nostra vita. Abbiamo l’esempio meraviglioso di Gesù, vedendo la sofferenza del Padre per la degradazione dell’uomo si offre per redimerci. La sua Incarnazione non è un atto passivo d’obbedienza, la sua morte e risurrezione non è una coincidenza o un “lasciarsi uccidere”. Lui stesso lo dice nel Vangelo “nessuno mi toglie la vita, la do io da me stesso”.

Non possiamo aspettare che qualcuno agisca per noi, che ci sia qualcuno a pensare a posto nostro. Questo non vuol dire che non dobbiamo obbedire perché la superiora pensa al posto nostro. Significa che dentro della nostra identità come consacrate che viviamo secondo le nostre opzioni fatte da persone mature, siamo in grado di scegliere di accettare, ma oltre a questo di cercare le soluzioni o i modi migliori per portare avanti la nostra vita religiosa, l’obbedienza, i nostri impegni apostolici… e non lasciar che i sentimenti, la comodità, i criteri del mondo “agiscano” al nostro posto.

Marcela Lombard

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