Tagliafico Angela – Le dimensioni della lectio divina

LE DIMENSIONI DELLA LECTIO DIVINA

Angela Tagliafico

1. Introduzione

Gli esegeti si sono sempre impegnati per identificare le chiavi interpretative che guidano a comprendere la Parola di Dio. L’utilità di tali chiavi è stata illustrata da Origene nella parabola della casa con molte stanze chiuse a chiave. Accanto a ogni stanza è posta una chiave che però non corrisponde a quella che apre tale porta. Dunque è necessario trovare la chiave adatta ad aprire le varie e diverse stanze abitate dalla Parola

Le chiavi identificate dall’ermeneutica sono molte: richiamiamo solo quelle che vengono dall’antichità perché in esse sono implicite anche quelle scoperte nella modernità. Esse aprono ai sensi, cioè ai significati del testo biblico. Questi sono spiegati da Tommaso d’Aquino con lucida sintesi:

“consideriamo l’espressione sia la luce (Gn 1,3). Se si intende quella fisica si ha il senso letterale; se ci riferisce alla luce di Cristo si tratta del senso allegorico; se si dice luce intendendo che la nostra intelligenza viene illuminata e il nostro cuore accolto da Cristo, ci si esprime in senso tropologico; se si dice luce per significare che Cristo ci introdurrà nella gloria si tratta del senso anagogico”.

2. Il senso letterale

Il primo e fondamentale significato della Bibbia risiede nel senso letterale, cioè quello che risulta dalla determinazione del significato del testo. In quanto espresso direttamente dagli autori ispirati è il senso voluto anche da Dio, autore della Bibbia.

Si deve considerare la lettera, infatti la sua spiegazione costituisce il fondamento che bisogna stabilire prima di tutto, perché solo gli inesperti non danno importanza nel costruire, alle fondamenta.

Il primo impegno quindi, è procurarsi la comprensione della lettera e il tempo della lectio è quello dedicato all’ascolto del testo nella sua letteralità. Bisogna ricordare che con una stessa parola la Bibbia espone il testo ed enuncia il mistero.

Nella Parola divina sono presenti nel contempo, due livelli: ciò che è detto e ciò che è annunciato, quanto è stato e quanto sarà, il testo e il mistero che è nel testo e oltre il testo.

Il Verbo cresce o diminuisce secondo la capacità che ognuno ha di scoprirlo e di riconoscerlo e al fine di riconoscere e accogliere con pienezza il Verbo che è nelle Scritture i Padri hanno escogitato e utilizzato le chiavi interpretative che mirano a scoprire la profondità e la vastità di insegnamenti che dalla lettera prendono l’avvio.

3. Il senso allegorico

Il senso allegorico consiste nella trasposizione di alcuni testi biblici da un significato evidente a un altro, inevidente per se stesso ma evidente alla fede, che riesce a riconoscerlo perché la fede ha sicuramente gli occhi.

Il senso allegorico fa leva sul valore allusivo di un testo per farlo servire all’edificazione della fede, cioè a una più vasta e varia conoscenza di quanto essa già crede. Ripropone i contenuti della fede, presenti nella generalità delle Scritture con il fine dell’edificazione del lettore nella fede, cioè di conservarlo nelle certezze in cui crede e di guidarlo verso una crescente illuminazione.

Il senso allegorico si offre come un modo per accedere a una intelligenza più ampia delle Scritture e questo risponde al fine connaturale alla lectio, che cerca il nutrimento della fede. Il senso allegorico contribuisce a questi fini insegnando a leggere le Scritture con gli occhi dell’anima.

4. Il senso tropologico

Le Scritture sono lette in senso tropologico quando si cercano in esse gli insegnamenti riguardanti l’agire. Quando Gesù esorta a pregare nella propria camera, nel segreto, invita a evitare gli esteriorismi che sanno di esibizionismo religioso e a cercare invece, i luoghi appartati perché essi favoriscono l’incontro con il Padre e allora la camera a cui allude, va intesa in senso metaforico come espressiva del luogo appartato adatto alla preghiera.

Tropologicamente poi, dobbiamo intendere il termine camera non in quanto delimitata da pareti dove viene chiusa la tua persona, ma in quanto cella che è dentro di te, ove sono racchiusi i tuoi pensieri e si agitano i tuoi sentimenti.

La camera diviene quindi la cella e la cella è ancora la camera ma quella silenziosa e solitaria del monaco; a sua volta la cella si trasfigura nel personale luogo segreto che ogni orante possiede in se e nel quale può stabilire con Dio il dialogo e intrattenere con Lui una comunione nel segno dell’interiorità.

Il senso tropologico quindi, estrae dal testo sacro insegnamenti utili per crescere nella carità, compendio del vivere cristiano.

5. Il senso anagogico

Designa una interpretazione che mira lontano, alle realtà escatologiche e che si protende in alto, verso le realtà più elevate della vita cristiana, quelle della speranza che ci attende nei cieli. Rinvia alle realtà ultime, che verranno, parametrate su Gesù. Lui infatti, ne è l’aurora in chiaroscuro; la sua risurrezione ne è causa e modello, perché Cristo risorto dai morti è la primizia di coloro che sono morti (1 Cor 15,20).

L’interpretazione delle Scritture in senso anagogico insegna a cogliere nelle realtà penultime, di oggi, il segno e la verità delle realtà ultime, a far comprendere adesso e per adesso il Vangelo eterno, che verrà rivelato quando sarà passata l’ombra e venuta la verità, quando la morte sarà distrutta e l’immortalità venuta.

Mira ad aiutare il lettore a crescere nella speranza, per scoprire le realtà eterne, spirituali e quindi vere, infatti tutto è disposto dalla Provvidenza come una scala per farci salire verso l’eterno, così che possiamo passare dalla carnalità alla spiritualità, dalla temporalità all’eternità.

6. La lectio per la Parola divina

La lectio è una esperienza e in quanto tale difficilmente circoscrivibile entro le strettoie di una definizione. Consente di manifestare essenzialmente, benchè sempre solo parzialmente, la propria identità solo a espressioni meno concise e più attente alle sue dimensioni profonde.

La lectio come auditio e la contemplatio come gustus: ecco la sintesi. La lectio quale lettura attenta, meditata, pregata, vivificante e interiore.

La lectio come comprensione totale della Scrittura

La Parola di Dio ci giunge attraverso i filtri della comprensione e della messa per iscritto compiuta dagli agiografi che ce l’hanno trasmessa. A loro volta essi, si collocano in un tempo, appartengono a una cultura e si esprimono in un linguaggio che sono differenti da quelli di chiunque pratica la lectio divina.

Per comprende il messaggio che Dio ci rivolge attraverso la Bibbia è necessario compiere alcuni passaggi che liberino la Parola dal condizionamento che proviene da tali diversità. Ed è a tale scopo che servono i commentari biblici e che possono essere utilizzati nella prassi della lectio.

I Padri avendone fatta esperienza, constatavano che la Scrittura è ampia come una foresta, vasta come il mare, immensa come il cielo.

Il rischio però forse più pericoloso è di attribuire ai libri che compongono la Bibbia un diverso apprezzamento, e in base a ciò immaginare che il Nuovo Testamento e le parole di Gesù siano Parola di Dio più intensamente di quanto lo siano altri libri o passi della Scrittura.

Questa tentazione induce in due errori: immaginare che nella Bibbia ci siano testi più ricchi di altri di divina ispirazione e di conseguenza, che quelli siano più importanti di questi. Ma se Dio è l’autore di tutta la Bibbia ne consegue che fa un unico discorso dal principio alla fine di essa. Perciò la lectio pur concentrandosi su un frammento, si pone in ascolto di quell’unico millenario discorso che Dio fa nella Scrittura. E ne ausculta tutte le risonanze: di volta in volta, esse si presenteranno come anticipazioni o illuminazioni e conclusioni, ma proprio le loro differenziazioni e complementarità a costituire la pienezza della Parola.

A tale ampiezza di ascolto si dedicano i tempi della lectio e della meditatio e avviene così che un piccolo testo biblico apra a significati profondi e induca sul singolo tratto della Parola altra Parola di Dio.

Le parole divine crescono con chi le legge diceva Gregorio Magno, infatti la lectio si arricchisce di infinite risonanze e la loro esperienza permane paradigmatica e sempre valida.

La lectio come comprensione della Scrittura nel contesto ecclesiale

La lectio cerca di ascoltare la Parola non solo nella globalità con la quale risuona nel testo della Scrittura, ma anche nell’ampiezza con la quale è stata compresa nei tempi cristiani e nella tradizione ecclesiale. Questa è personificata dai Padri che hanno insegnato agli esegeti e ai cristiani di ogni tempo ad accedere alla globalità delle Scritture, come anche ad attraversarle senza smarrirsi nelle oscurità o nei dettagli, e sempre volgendosi a Cristo.

L’interpretazione della Bibbia fatta dai padri conserva un valore perenne e la sintesi teologico-spirituale da essi compiuta si pone al centro non solo di ogni esegesi cristiana, ma anche della stessa fede.

La dimensione teologica e spirituale dell’impegno interpretativo dei Padri è finalizzata all’incontro con il Diletto che viene nel giardino della sposa (Ct 5,1).

La lectio mette a frutto le opere dei Padri per essere guidata a trovare nelle Scritture il nutrimento che la Parola costituisce per la fede. Essa cerca anche negli scritti dei Padri le vie che conducono all’amore e che essi hanno coniugato unitamente a quelle della fede, secondo il detto: l’amore è conoscenza.

Esiste reciprocità tra fede e amore: la fede genera l’amore e l’amore rinvigorisce la fede. La fede è via all’amore e l’amore è via alla fede. Nulla è più creduto di quello che è amato e nulla è più amato di ciò che è creduto.

La lectio domanda illuminazione per entrare nella dimensione profonda e guida per riconoscere i segreti della Parola percorrendo le vie della fede e dell’amore.

La lectio come lettura nello Spirito

Per tale motivo la lectio cerca sempre il senso spirituale delle Scritture. Spirituale è il senso letterale del testo, che tuttavia, non sempre è esaustivo della totalità del significato del testo. La lectio esige che chi la pratica abbia grande apertura e totale disponibilità allo Spirito e la Bibbia ha di suo la grazia di possedere oltre al senso ovvio, una speciale risonanza spirituale che solo una mente illuminata dallo Spirito riesce a riconoscere e solo un orecchio aperto allo Spirito riesce a percepire.

Le parole della Bibbia parlano, oltre che mediante quello che significano, anche mediante quello che suggeriscono, sono infatti Parola di Dio, che non si esaurisce certo nello scritto di un libro, sia pure unico e santo come la Bibbia.

Quando la lectio è davvero una lettura nello Spirito, le parole della Bibbia manifestano un di più di significato: quello che è nella Parola, ma anche dentro la Parola.

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