Unioni gay. Quelle strane coincidenze che non salvano neppure Dante Aligheri

Unioni gay. Quelle strane coincidenze che non salvano neppure Dante Aligheri

Ultime lettere dal fronte. Non potranno sposarsi, ma sono come le famiglie tradizionali. Lo scrive la Maria Gabriella Luccioli, lo stesso giudice della sentenza Englaro – come precisa su Avvenire (del 16) Eugenia Roccella. Da oggi le coppie omosessuali potranno esigere dai tribunali italiani un “trattamento omogeneo” a quello matrimoniale. Davvero una bella sentenza “creatrice” degna cornice della fine dei festeggiamenti dei 150 di unità d’Italia sotto la cui prospettiva, “l’unione omosessuale diventa un fattore di coesione” (così Sergio Romano in risposta a un lettore sul Corriere di giovedì 15). Poco importa se il sempre puntuale Sergio Romano dimentica che “appena due anni orsono – aprile 2010 – la Corte Costituzionale si era già espressa – come scrive Antonio Maria Mira – contro  l’equiparazione delle unioni omosessuali all’istituto matrimoniale (Nozze gay, Cassazione fuori strada, Avvenire del 16, pag. 9).

E dunque se in Italia non sussiste il matrimonio tra persone dello stesso sesso, cosa di più originale che aggirare l’ostacolo dichiarando che pari diritti devono “essere riconosciuti a quelle coppie omosessuali che conviventi in modo stabile realizzano una unione di fatto, e questo al di là della differenza di sesso ?” (così Anna Maria Greco sul Giornale, venerdì 16, pag. 13, titolo: “La Cassazione. Le coppie sono famiglia”.

La coppia omosessuale stabile è dunque come una qualsiasi coppia coniugata formata da marito e moglie (specifica Alessandra Arachi sul Corriere del 16, pag. 27). E così se è vero che non potranno sposarsi, né avere la trascrizione se celebrati all’estero ecco che con un colpo di giurisprudenza creativa, la “Suprema” dichiara che deve essere però “superata la concezione e l’interpretazione secondo la quale la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile della stessa esistenza del matrimonio” (sempre su La Stampa del 16 a pag. 15). Persistervi significa far permanere per le coppie gay la discriminante sessuale. Affermazione questa ripresa dalla mozione di Sophie in’t Veld, la Paola Concia olandese, la radicale di sinistra che a Strasburgo appena pochi giorni orsono ha tuonato contro il nostro Bel Paese “che continuerebbe a discriminare le coppie gay e i loro figli (figli?) attraverso la discriminante sessuale (leggi Libero, Se le coppie gay han più diritti di quelle etero, Carlo Nicolato, dalla prima). Ma che strana coincidenza!

E così ecco trovato il grimaldello. Si unifica tutto a livello di gender creando una figura inesistente nella Costituzione: la famiglia gay, espropriando ancora una volta la funzione del Parlamento italiano e cancellando d’amblé millenni di antropologia realista. La diversità di sesso dei nubendi non è presupposto indispensabile per l’esistenza del matrimonio. Mistificatorio gioco di parole. Come può esserci vita familiare senza famiglia ?

E adesso ? E adesso rassegniamoci. Anche i gay sono famiglia. “La famiglia è gay” (Il Corriere 16). “Siamo tutti gay” (Il Giornale del 14) anche noi coniugi eterosessuali.

In queste tristi ore per il diritto naturale, la crociata omoclastica non salva neppure il divin poeta Dante Alighieri. La sua Comedia – alla faccia degli anti-medioevali – secondo un sedicente comitato per i diritti umani, Gherush92, deve essere bandita dall’educazione mondiale. E’ razzista e omofoba. Ha equiparato i gay ai lussuriosi. Cantico XXVI del Purgatorio (Paolo Di Stefano sul Corriere del 13). E’ siamo solo all’inizio.

Antonello Cavallotto

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