Dignitatis humanae e libertà religiosa

Dignitatis humanae e libertà religiosa
a cinquant'anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II
Autore
Alberto García Gómez - Emilio Martínez Albesa - Oscar Sanguinetti
Casa Editrice
Edizioni Scientifiche Italiane
Città di pubblicazione
Napoli
Anno di pubblicazione
2017
Volume
n.d.
Collana
n.d.
Numero di collana
n.d.
Formato
17×24
Numero di pagine
208 pp
Prezzo
26 €
ISBN
9788849532555
Tipo di pubblicazione
Libro
Link
http://www.edizioniesi.it/pubblicazioni/libri/filosofia_storia_della_filosofia_religione_teologia_-_1/filosofia_e_storia_della_filosofia_-_1_-_02/dignitatis-humanae-e-libert%C3%A0-religiosa.html#.WSQejo_MLEY.facebook

Descrizione

Il problema della libertà religiosa è balzato al centro dell’attenzione negli ultimi anni non solo a causa della travolgente avanzata dell’islam radicale e del revival dell’induismo più intollerante, che hanno iniziato a perseguitare – anche in forma cruenta – antiche comunità cristiane e non, all’interno di Paesi mediorientali e asiatici, ma altresì come conseguenza della ripresa di secolarismo incalzante che connota la legislazione delle “democrazie avanzate” dell’Occidente.
Già i papi dell’età dei totalitarismi, Pio XI (1922-1939) e il venerabile Pio XII (1939-1958), nel loro magistero e nella loro azione pastorale, avevano tenuto ben presente il problema. Ma è stato il Concilio Vaticano II (1962-1965) a dare al tema della libertà di religione un risalto centrale. Le novità del Concilio che, pur elaborate in piena coerenza con la dottrina di sempre e in sintonia con il magistero dei pontefici dell’Età Moderna, negli anni successivi al Concilio hanno conosciuto tuttavia letture “discontinuistiche”, ovvero che rompevano la continuità magisteriale dell’unico soggetto-Chiesa, che erano affiorate in certa misura, configurandosi come ali estreme, tanto nella maggioranza dei padri conciliari, quanto nella minoranza.
Quanto sia stata importante la “svolta” pastorale conciliare lo dimostra l’impegno profuso nei decenni successivi al Concilio dalla diplomazia e dai dicasteri della Santa Sede, come pure dalle più diverse realtà cattoliche, a tutti i livelli, per introdurre il diritto umano alla libertà di religione nei documenti via via sviluppati nelle assise internazionali, specialmente in campo culturale, bioetico, sanitario e migratorio.
La dignità umana, la libertà di coscienza e di religione, riconosciute nella Dichiarazione universale dei diritti umani dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) del 10 dicembre 1948 e ribadite nella Dignitatis humanae, illuminano la dottrina sociale della Chiesa e particolarmente il modo di agire cristiano nelle scottanti questioni di bioetica e in un mondo plurale e multiculturale, dove la diversità religiosa non può essere invocata quando un certo modo di agire infrange la dignità umana e i diritti umani.

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