I valori non negoziabili – Convegno a Roma

I valori non negoziabili – Convegno a Roma

Il 1 gennaio 1970


BIOPOLITICA

 

CIRCA UN CONVEGNO SUI VALORI NON NEGOZIABILI

Stati generali. E’ la proposta – o provocazione – di Eugenia Roccella lanciata dall’incontro: Bipolarismo e cattolici, tenuta il giorno 23 c.m. presso l’università Gregoriana. Un appello, non fuori luogo, che rievocando gli stati generali francesi di bioetica, richiamano e rimarcano la necessità – se non l’urgenza – di una chiarificazione a tutto tondo, un vero e proprio redde rationem o chiamata politica sulla futura ma certa agenda bioetica.

Che l’annuncio poi sia stato appena bisbigliato, poco conta. Gli incessanti appelli a un ritorno dei valori non negoziabili e l’evento di Todi, sul quale l’anima “sociale” dei cattolici progressisti voleva metterne il marchio, ha messo in secondo piano la futuribilità del sistema bipolare di un dopo Monti peraltro in count down e riportato l’incontro a quello che forse era nell’animo della fondazione Magna Carta e certamente in quello della ex sottosegretaria del Governo Berlusconi con delega bioetica ossia la “quaestio” non solo magna” ma “vexata” dei valori non negoziabili e loro effettiva difesa in sede di rappresentanza istituzionale.

Che poi a volerla dire tutta, come le Dat e il divorzio breve oggi e domani qualora dovesse vincere una coalizione di centro sinistra, spinte per il riconoscimento del matrimonio omosessuale e “riscrittura” della legge 40, rimarcherebbero l’utopia di questo incontro bipolare perché,siamo certi, rimarrà non una linea di confine, ma una Stalingrado sulla quale cattolici progressisti e cattolici identitari, come li chiama la Roccella, si combatterebbero senza esclusioni di colpi. Pena la caduta del fronte etico.

A fronte di questo scenario apocalittico, bisognerà ceto vedere chi è l’assediante e l’assediato. A me pare che dopo la lettera dei quattro marxisti ratzingeriani (intellettuali di sinistra favorevoli a sconfessare il relativismo etico e ad abbracciare la questione antropologica) e il sedicente primato della coscienza e connessa posizione prevalente sui temi biopolitici dei cattolici “adulti” o progressisti o catto-comunisti,  il Totem del primato della coscienza sui dilemmi etici appare vacillante soprattutto dopo l’abbandono (melius, cacciata) della senatrice Teodem, Paola Binetti. E oggi ben poco rimane di questa rappresentatività di un cattolicesimo “adulto” in parlamento, Giorgio Todini e Claudia Mancina esclusi perché presenti all’assise.

Ma anche il politicamente scorretto tentativo di far apparire l’‘incontro di Todi (15-16 ottobre) come il rilancio del sogno secolarista della Bolognina, ossia la centralità della questione sociale su quella antropologica, ha subito per così uno smacco dalle parole del cardinale Bagnasco per il quale il primato rimane sempre quello dell’emergenza antropologica rispetto a quello sociale e i valori non negoziali…difficilmente sopportano mediazioni per quanto volenterose, giacché, questi valori non sono né quantificabili né parcellizzabili, pena trovarli di fatto negati. Più chiaro di così !

Non essere pienamente consapevoli di questo significa permanere nell’area acritica del progressismo anticlericale alla Vito Mancuso o alla Ignazio Marino che sui temi di inizio e fine vita hanno sì seguito ma solo nei lettori del giornale Repubblica. Oltretevere ci auguriamo vengano assimilati a quel cattolico adulto il quale “disubbidendo ”all’allora cardinale Ruini proprio in materia di valori negoziali andando a votare in favore della procreazione artificiale, ha dimostrato ancora una volta la carta d’identità dei cattolici di base. Bene ha fatto quindi la Roccella. Che gli “stati generali” si celebrino, allora.

 

Antonello Cavallotto

 

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